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15 giugno 2015

Decreto Scuola 2015: riforma rimandata, Renzi apre alle modifiche

Decreto Scuola 2015
Decreto Scuola 2015

Decreto Scuola 2015, Renzi apre alle modifiche

News decreto scuola 2015: dopo lo stop degli scrutini, Renzi da il via libera alle modifiche della Riforma Buona Scuola, mercoledì in VII Commissione si votano gli emendamenti.

La vittoria sindacale fa slittare di 15 giorni la discussione in Senato della riforma scuola 2015.

Tutti gli aggiornamenti su piano assunzionale, super-presidi, chiamata diretta, alternanza scuola-lavoro, finanziamento, precari ecc.

Prospettive ed ombre del decreto scuola 2015 nella nostra esclusiva intervista a Francesco Scrima, Segretario generale Cisl Scuola.

Stop forzato per il decreto scuola 2015, dopo lo sciopero degli scrutini, scacco matto alla riforma scuola del Governo Renzi: se ne riparlerà tra 15 giorni.

Soddisfatti i sindacati: l’adesione pressoché totale (bloccato l’80% degli scrutini) conferma l’ineluttabilità di un’intesa “allargata” che modifichi il provvedimento legislativo in senso più dialettico ed organico.

“Non siamo riusciti a coinvolgere il mondo della scuola e io mi assumo la responsabilità anche se so quanto molti di voi si sono impegnati al confronto. Prendiamoci altri 15 giorni, discutiamo anche in ogni circolo del Pd. Per me nessun problema”, il commento a caldo del Premier, che si dice disposto ad un supplemento di discussione purché si chiuda in tempi stretti.

Via libera alle modifiche al decreto scuola2015, seppure in consistente ritardo rispetto alla tabella tracciata dalla maggioranza.

Il voto agli emendamenti del decreto scuola è atteso, infatti, tra 15 giorni. Quando di carne a cuocere ce ne sarà parecchia: oltre 2.200 quelli ritenuti ammissibili.

Decreto Scuola 2015: riprende il valzer degli emendamenti, tempi e correttivi previsti

Il Decreto Scuola sarà profondamente rivisto nel merito. Ma come si esprimerà la tanto sospirata apertura?

Al centro della contesa sul Decreto Scuola, ovviamente, il ruolo dei presidi, per i quali i relatori valuteranno la possibilità di rotazione dopo due mandati (6 anni). Aggiustamenti anche alla valutazione dei dirigenti. Tra i parametri: il successo formativo degli studenti e il lavoro colleggiale del corpo docenti. Ma le modifiche non risparmieranno neppure lo stesso comitato di valutazione dei docenti, per il quale si va verso l’esclusione dei rappresentanti dei genitori e degli alunni mentre. No secco, invece, alle proposte di modifica della minoranza Dem su sgravi fiscali per le scuole paritarie. Notizie di modifiche, infine, anche al piano assunzionale che potrebbe vedere una apertura per i docenti di II fascia delle graduatorie d’istituto.

Francesco Scrima segretario Cisl Scuola sul decreto scuola 2015

La rotta verso l’annunciato New Deal della scuola italiana, appare ancora lunga e tortuosa. Basterà spingere sul pedale degli emendamenti al decreto scuola 2015 per ridare gambe ad una riforma ancora alla ricerca di un’identità condivisa?

Lo abbiamo chiesto a Francesco Scrima, Segretario generale Cisl Scuola.

Segretario Scrima, il blocco degli scrutini riaccende il confronto sul decreto scuola 2015. Tra i temi sensibili, ovviamente, l’assunzione di 150mila precari. Si tratta di una promessa credibile?

“Cominciamo col dire che le 150.000 assunzioni si sono ridotte a poco più di 100.000, il che già basta a dirci quanto fosse credibile la promessa. Non che si trattasse di un numero fuori dalla realtà: chi conosce la scuola sa che ogni anno sono più o meno quelle le persone assunte con contratto precario per garantire il normale funzionamento delle attività. Quindi non ci sarebbe stato un abnorme incremento di posti, piuttosto una stabilizzazione del lavoro, utile ai precari ma anche alla programmazione e gestione delle attività, a partire dalla tanto conclamata continuità didattica per la quale poter disporre di risorse umane stabili, e non destinate a cambiare ogni anno, è una condizione essenziale. A destare perplessità sulla proposta del governo, sin dall’inizio, è stato piuttosto il continuo susseguirsi di criteri diversi con cui individuare i destinatari delle assunzioni. Con qualche vero e proprio paradosso, come avvenuto quando il fabbisogno di arricchimento dell’offerta formativa è stato fatto derivare tout court dalla tipologia di personale presente nelle graduatorie a esaurimento, invertendo la logica che si sarebbe dovuta seguire (prima stabilire ciò che serve, dopo chi e quanti assumere). Da subito abbiamo chiesto che si desse la priorità a una rinnovata politica degli organici, sintetizzabile nello slogan “dare alle scuole i posti che servono per funzionare bene”; quindi, coprire tutti i posti con personale assunto a tempo indeterminato. Il governo ha scelto una strada tutta sua, e tra mille contraddizioni ha finito per ridurre di un terzo la sua “promessa”. Rischiando di lasciare senza risposta la domanda di stabilizzazione di tanti precari, che saranno costretti a rivolgersi ai tribunali per ottenere quanto con un minimo di saggezza avrebbe potuto dar loro la legge.”

Decreto scuola e piano straordinario insegnanti abilitati tramite Tfa e Pas

Azzerare le graduatorie e fare concorsi è la strada più volte indicata dal Ministro Giannini per traghettare assunzioni fuori dall’attuale pantano. Eppure il decreto scuola 2015 ha già messo fuori gioco dal piano straordinario insegnanti abilitati tramite Tfa e Pas. Pare si vada verso un normale piano di ricambio del personale che va in pensione e, in parte, verso un allargamento della pianta organica della scuola non calibrato sul fabbisogno reale. Cosa ne pensa?

“Credo sia profondamente sbagliato credere o far credere che all’origine della precarietà del lavoro ci siano i meccanismi di reclutamento. Casomai è sulla loro gestione che andrebbe puntato il dito, a partire dal fatto che non è mai stata rispettata la periodicità delle procedure concorsuali previste dalle norme di legge. Ciò ha prodotto una situazione in cui a farla da padrone sono state, piuttosto, le azioni di lobbing di cui si sono resi protagonisti, a più riprese, parlamentari di ogni schieramento, o le vertenze che spesso hanno portato a mettere l’un contro l’altro gli stessi precari. Noi abbiamo sempre sostenuto la necessità di regole chiare e trasparenti; il sistema del doppio canale di reclutamento in sé era una soluzione giusta ed equilibrata, le cui degenerazioni, come dicevo prima, nascono da cattiva gestione.”

Ruolo dei Super Presidi nel decreto scuola 2015 per Francesco Scrima
Francesco Scrima sul decreto scuola

Francesco Scrima

I super-presidi sono l’altro grande j’accuse di questo discusso decreto scuola 2015, allarme del dirigente scolastico. 

Pensiamo all’art. 9 del decreto scuola 2015, che attribuisce ai presidi il potere della “chiamata diretta” degli insegnanti. Qual è la Sua posizione in merito?

“L’idea sbagliata che permea l’ultima versione del decreto Scuola 2015 è che l’autonomia scolastica non abbia funzionato per mancanza di poteri del dirigente, e che di conseguenza basti incrementare quei poteri per liberarne le potenzialità.

Un grave errore, perché alle scuole non sono mancati i poteri ma le risorse, umane e finanziarie. Le norme sull’autonomia danno ai dirigenti i poteri necessari, in un quadro di giusto equilibrio con le prerogative di altri soggetti che agiscono nella scuola e ne fanno, a tutti gli effetti, una comunità che educa e istruisce attraverso una forte condivisione di responsabilità. Basti pensare che il potere di chi dirige deve rapportarsi a prerogative di rango costituzionale, come la libertà di insegnamento dei docenti, per rendersi conto che la direzione di una scuola è cosa diversa da quella di un qualunque servizio di natura pubblica o privata. La chiamata diretta dei docenti resta una soluzione di cui non si comprendono né il senso, né l’utilità; la sua praticabilità, limitandoci a considerarla dal punto di vista della gestione, è difficilmente immaginabile specie nelle realtà più estese e complesse, e alcuni rischi sul versante della trasparenza e imparzialità li sottolinea la stessa legge, quando vieta ai dirigenti di assumere parenti e affini nella propria scuola.”

“Diverso potrebbe essere il discorso se la possibilità di individuare docenti con specifici requisiti fosse circoscritta a determinati profili di competenza richiesti da particolari “piegature” del piano dell’offerta formativa.”

Una via che già l’attuale CCNL espressamente indica come percorribile, nell’ambito della definizione per via negoziale delle procedure di mobilità del personale. A dimostrazione del fatto che se si avesse l’intelligenza di valorizzare le sedi contrattuali, anziché emarginarle o privarle delle loro competenze, si farebbe più innovazione di quanta non se ne farà attraverso norme costruite dal governo con grave presunzione di autosufficienza, senza la scuola e contro la scuola.” – Conclude il Segretario Francesco Scrima –


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