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9 giugno 2015

Rapporto AlmaLaurea 2015: cosa cambia, cosa no

Rapporto Almalaurea 2016
Rapporto AlmaLaurea 2015

Rapporto AlmaLaurea 2015

Anche quest’anno è stato reso pubblico, da fine aprile, il bilancio annuale e Rapporto AlmaLaurea 2015: ecco cosa cambia e cosa resta invariato

AlmaLaurea (secondo fonte ufficiale) è l’organismo interuniversitario che riunisce, rappresenta e dà voce ad ormai 64 università della penisola.

Questo consorzio fondato nell’ormai lontano 1994, rendendo disponibile on-line una banca dati che riunisce i curriculum dei laureati italiani, mira inoltre a favorire un miglior dialogo tra mondo delle università e mondo del lavoro.

Dialogo che, come è ben noto, non spesso è privo di incomprensioni e fasi discontinue, tanto che il passaggio dalla fine degli studi all’ottenimento di un primo incarico retribuito viene spesso ad essere un passaggio delicato e difficile nella vita di un neo-laureato.

Il 28 maggio scorso il Rapporto AlmaLaurea 2015 è stato discusso e presentato in una conferenza organizzata presso l’Università Bicocca di Milano al quale hanno partecipato rappresentanti da tutta Italia.

Il Rapporto AlmaLaurea 2015 secondo Cammelli e Ferrante

“Il Rapporto AlmaLaurea di quest’anno”, sono concordi nell’affermare il Professor Cammelli, fondatore di AlmaLaurea, e Francesco Ferrante, componente del suo Comitato scientifico,”registra timidi segnali di inversione di tendenza nel mercato del lavoro che fanno sperare in un 2015 più roseo”.

Innegabilmente, gli ultimi dati Istat ci informano che l’economia italiana registra una leggera ripresa rispetto alla stagnazione dei sei anni precedenti, ma, come anche i due studiosi tengono a sottolineare, “lo scenario presente e futuro, nonostante i miglioramenti registrati, resta tuttavia estremamente incerto”.

I miglioramenti ai quali lo studio fa riferimento sono i dati Eurostat, che ci presentano una quota crescente, sul totale dei lavoratori, di specialisti in ambiti legati all’innovazione ed all’internalizzazione delle imprese (un aumento dello 0,5% tra 2012 e 2013, che però rimane di circa 7 punti percentuali inferiore alla media europea).

L’elemento di continuità col passato che rimane una certezza anche nel Rapporto AlmaLaurea 2015 è la certezza che il possesso di una laurea garantisca maggiori possibilità di trovare lavoro rispetto ai diplomati, come ci mostra anche il grafico elaborato nel corso dell’inchiesta (Fonte: elaborazioni AlmaLaurea su documentazione Istat).

Ciononostante, è sicuramente ancora presto per abbandonarsi all’ottimismo: a pagina 7 del Rapporto AlmaLaurea viene ad esempio puntualizzato che i cinque anni di stagnazione che sembriamo esserci lasciati alle spalle rappresentano una “gravosa eredità, che condizionerà le opportunità occupazionali, retributive, di carriera, di questi laureati anche nella fase di ripresa dell’economia e in un orizzonte di medio-lungo termine”. Questo è dimostrato anche dal profilo di occupazione dei neo-lavoratori a cinque anni dalla Laurea, uno dei più sconsolanti tra quelli emersi dalla ricerca.

Rapporto AlmaLaurea 2015: cosa cambia e cosa resta invariato

Un altro elemento di continuità positiva col passato, destinato probabilmente anche in futuro a rappresentare una “carta vincente” nel mercato del lavoro, sono le esperienze di studio all’estero, afferma chiaramente lo studio, e quelle di stage in Italia o all’estero.

I dati che Almalaurea ci presenta a proposito sembrano parlare chiaro: a parità di tutte le altre condizioni (età alla laurea, voto di laurea, ambito di studi e così via)

Rapporto AlmaLaurea 2015

Rapporto AlmaLaurea 2015

Pare infatti che le chances di trovare lavoro aumentino del 10% per chi ha svolto un tirocinio ed addirittura del 20% per chi ha svolto una esperienza all’estero. Il tirocinio non retribuito, spesso previsto come obbligatorio nel quadro del corso di studi scelto, rimane ancora adesso d’altra parte la forma più comune e diffusa di primo “conoscenza reciproca” da parte dei laureandi o neo-laureati e del mercato del lavoro.  L’esperienza delle università estere in genere, che privilegiano un approccio più pratico e meno teorico (in Germania, ad esempio, si può arrivare a fare un tirocinio a semestre) ci insegna che questo tipo di esperienza è lo strumento migliore di avvio dello studente all’acquisizione di abilità professionalizzanti.


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