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16 giugno 2015

Riforma del lavoro e jobs act 2015: cosa cambia per Scilipoti Isgrò

Cosa cambia nella riforma del lavoro per Scilipoti Isgrò

Ultime news su riforma del lavoro e jobs act: il Governo Renzi dà il via libera agli ultimi decreti attuativi: ecco cosa cambia per Scilipoti Isgrò

Cosa cambia nella riforma del lavoro per Scilipoti Isgrò

Cosa cambia nella riforma del lavoro per Scilipoti Isgrò

Ecco le novità sul fronte riforma lavoro 2015, voucher, congedo parentale, demansionamento, contratti a tutele crescenti, cassa integrazione e contratto a progetto.

Riuscirà, il Segretario del Pd, a riattivare il mercato del lavoro? Lo abbiamo chiesto al Senatore Domenico Scilipoti Isgrò di Forza Italia.

Il Consiglio dei Ministri ha approvato gli ultimi decreti attuativi della Riforma del lavoro nella seduta di giovedì 11 giugno.

Il Governo Renzi è intervenuto, sul riordino dei contratti, sulla cassa integrazione e sulla conciliazione delle esigenze di vita e lavoro, inviando al Parlamento un ulteriore pacchetto di decreti (quattro) destinato a perfezionare l’iter di attuazione del jobs act. Nuova Cassa integrazione, semplificazione delle ispezioni e politiche attive: saranno questi i temi sui quali le commissioni parlamentari dovranno concentrarsi nei prossimi mesi.

Sembra, dunque, che la riforma del lavoro stia iniziando finalmente a smuovere le acque. Ad aprile, del resto, il numero complessivo dei nuovi rapporti di lavoro è salito a 912.764, con un saldo di oltre 212.000. Per il Segretario Generale della Cgil, Susanna Camusso, però la Riforma del lavoro varata dal Governo Renzi sarebbe del tutto sbagliata: “Non vedo un pensiero – ha spiegato – vedo tante deleghe. Le assunzioni sono figlie dei forti incentivi”.

Le novità dei decreti attuativi della Riforma del Lavoro in sintesi: cosa cambia

Le misure, attuate su proposta del Ministro Poletti, introducono, come detto, importanti innovazioni normative, destinate a lubrificare gli ingranaggi del mondo occupazionale italiano. Con l’entrata in vigore del decreto attuativo della riforma del lavoro cambia, anzitutto, il meccanismo del riordino dei contratti. Ogni prestazione personale, continuativa e organizzata dal committente sarà trasformata, dal primo gennaio 2016, in un contratto subordinato a tempo indeterminato. Sembra che la logica della riconduzione dei rapporti nel grembo del lavoro subordinato abbia, in definitiva, trionfato, e che i co.co.pro. (le collaborazioni a progetto) siano destinati ad essere assimilati al lavoro dipendente (eccezion fatta per i rapporti afferenti alla pubblica amministrazione).

Sono state rinsaldate, inoltre, alcune tipologie contrattuali, quali: contratto a chiamata, contratto di somministrazione a tempo indeterminato (staff leasing: le imprese non potranno fruire di un numero di lavoratori superiore al 20% dell’organico), contratto a tempo determinato (secondo il decreto attuativo della riforma del lavoro, le aziende non potranno assumere un numero di lavoratori superiore al venti per cento dell’organico totale, salvo che i contratti collettivi non prevedano diversamente), contratto di apprendistato, part time e voucher (lavoro accessorio: il tetto massimo di reddito sale da 5mila a 7mila euro).

Riforma del Lavoro 2015: dal demansionamento al congedo parentale

Concedo parentale

Concedo parentale

Per quanto concerne le mansioni, i decreti attuativi della riforma del lavoro hanno stabilito che il lavoratore possa essere assegnato a qualsiasi tipo d’incarico, e non più soltanto a funzioni equivalenti.

E’ stata prevista, nel contempo, la possibilità di stipulare accordi individuali tra datore e lavoratore (si tratta della disciplina del demansionamento inserita nella riforma del lavoro) che determinino un ritocco della retribuzione e del livello d’inquadramento al fin di migliorare le condizioni generali del rapporto.

E’ stato creato, inoltre, un nuovo tetto per la durata massima della cassa integrazione guadagni (Cig), che tra ordinaria e straordinaria scalfirà i ventiquattro mesi, ma in un quinquennio mobile (mentre con i ricorsi di solidarietà il tetto previsto dalla riforma del lavoro sale a 36 mesi; altra novità è il fondo da 50 milioni più altri sei mesi di cig se l’impresa cessi attività e possa essere rapidamente acquisita). Degne di nota, sono, poi, le normative relative all’assegno di ricollocazione ed alle ferie solidali.

Ma le novità più interessanti provengono dal fronte conciliazione delle esigenze di cura, vita e lavoro. Le misure attuative della Riforma del lavoro hanno, infatti, ritoccato e, nel contempo, reso più flessibile la disciplina del congedo obbligatorio di maternità, ampliandone l’arco temporale di fruibilità dagli attuali otto anni di vita della prole a dodici (mentre il retributivo sale da tre a sei anni d’età al 30 % dello stipendio, e il congedo di paternità viene esteso a tutte le categorie rientranti nella disciplina della riforma del lavoro). E’ stata prevista, infine, l’istituzione di un’Agenzia nazionale per l’occupazione (Anpal), partecipata da Stato, Regioni e Province autonome, e vigilata dal Ministero del lavoro e dell’Ispettorato Nazionale del lavoro, che effettuerà i controlli sulla sicurezza e regolarità delle attività, oggi espletati da Inail e Inps.

Scilipoti Isgrò

Scilipoti Isgrò

Desiderosi di ampliare i nostri orizzonti conoscitivi in merito alla riforma del lavoro, al jobs act ed al Governo Renzi, abbiamo contattato il Senatore del Pdl e di Forza Italia Domenico Scilipoti Isgrò (pagina personale), già fondatore del Movimento di Responsabilità Italiano, medico ed autore di numerosi saggi.

Senatore Scilipoti Isgrò, come giudica i lievi segnali positivi generati dalla Riforma del lavoro, varata dal Governo Renzi?

“A dire il vero non vedo grandi segnali di positività. Lo zero virgola qualcosa non significa niente. Credo comunque che le riforme vadano fatte”.

“Però le modifiche relative all’articolo 18 non rappresentano una garanzia per gli italiani, anche se molte correnti di pensiero ritengono siano valide. Secondo me andava fatta qualche riflessione in più. Penso che la riforma del lavoro di Renzi non sia stata messa in atto in maniera del tutto positiva”.

Lei è autore di numerosi testi d’impronta scientifica. Ma di recente ha pubblicato un saggio politico, “Le crisi finanziarie e la battaglia di un senatore della Repubblica”. Secondo lei l’Italia è fuori dalla crisi?

“Non potremo mai essere fuori dalla crisi finché non riusciremo a restituire agli italiani ciò che era degli italiani. La Banca d’Italia è stata privatizzata dal Governo Amato, e questo è stato il primo grande errore. Un altro tema su cui dovremmo lavorare è l’eliminazione dell’unificazione tra banche commerciali e d’investimento. Penso che su questo punto dovremmo riflettere tutti all’interno del Parlamento, in primis il Premier Renzi, applicando, attraverso un decreto legge, la suddivisione delle banche in commerciali e d’investimento. Ad oggi, infatti, con l’unificazione complessiva degli istituti di credito si fanno delle operazioni spesso sciagurate che gravano sulle spalle degli italiani, ovviamente all’oscuro di tutto. Negli ultimi tempi stiamo assistendo ad una politica delle distrazioni; quella di cui parla Chomsky. Non parliamo dei problemi reali del paese, ma di piccole questioni che servono a distrarre la gente. Per uscire dalla crisi e ridare smalto al Bel Paese, dunque, dovremmo restituire la banca d’Italia e la sovranità monetaria agli italiani e ritornare alla suddivisione tra banche commerciali e d’investimento. Nel caso in cui non ci fossero le condizioni per restituire la Banca d’Italia agli italiani, dovremmo cederla e creare un nuovo istituto di credito per gli italiani. Per migliorare i numeri, dovremmo restituire i 130 miliardi che vengono messi in circolazione nell’interesse degli italiani, per dar vita ad investimenti, e che invece vanno a finire nelle tasche dei banchieri”.

Antonio Migliorino


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