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7 giugno 2015

Riforma del lavoro, Jobs Act e staffetta generazionale per Marco Rizzo

Riforma del lavoro: Marco Rizzo su Matteo Renzi

Ultime notizie sulla riforma del lavoro, sul jobs act e sulla staffetta generazionale: ecco il piano di riforme varato dal Governo Renzi per risanare l’Italia secondo Marco Rizzo del Pc

Riforma del lavoro: Marco Rizzo su Matteo Renzi

Riforma del lavoro: Marco Rizzo su Matteo Renzi

News su jobs act, ammortizzatori sociali, contratti a tutele crescenti, sgravi fiscali, mercato del lavoro e disoccupazione.

L’Istat registra timidi segnali di ripresa, ma il crinale tra crescita e stagnazione economica è ancora sottile. Intervista esclusiva all’On. Marco Rizzo, Segretario Generale del Partito Comunista: “Con il jobs act e la Riforma del lavoro stanno fornendo ai lavoratori una bottiglia inizialmente vuota.”

La disoccupazione nei primi tre mesi del 2015 è calata al 13%: nel mese di aprile il numero di occupati è salito vertiginosamente, stagliandosi a quota 160.000 unità in più rispetto al mese di marzo e 262.000 in più rispetto ad aprile 2014. A dichiararlo è l’Istat, nella sua consueta analisi trimestrale. Ritorna a crescere, dunque, dopo il calo d’inizio anno, il tasso di occupazione (+ 0,1%), con buona pace dei più ostili oppositori del Governo Renzi. Secondo i dati divulgati dall’Istituto Nazionale di Statistica, infatti, ad aprile, il tasso di disoccupazione è sceso al 12,4%, diminuendo di ben 0,2 punti. Aprile, del resto, è stato il primo mese completo con le nuove regole della riforma del lavoro e del Decreto Poletti sul contratto a tutele crescenti. Mentre a gennaio sono partiti gli sgravi contributivi stabiliti dalla Legge di Stabilità 2015 in relazione alle nuove assunzioni a tempo interminato.

Riforma del Lavoro e Jobs Act, segnali di ripresa nel paese secondo Ocse

Sembra, dunque, che il Governo Renzi abbia imboccato la strada giusta e che le riforme possano davvero sollecitare la crescita del Paese. E’ ciò che afferma l’Ocse, elogiando il jobs act e la Riforma del lavoro, nelle sue recenti previsioni economiche semestrali (Economic Outlook 2015):”Dopo una lunga recessione, l’Italia ha cominciato la sua graduale ripresa”.

Sale il tasso di occupazione e continua la crescita del numero dei giovani presi in carico e quello dei giovani ai quali è stata offerta un’opportunità lavorativa tra quelle previste dal Programma Garanzia Giovani previsto dalla Riforma del Lavoro. A confermarlo sono gli ultimi dati di monitoraggio divulgati nel 54° report settimanale. Per il Sottosegretario al Lavoro Massimo Cassano: “queste assunzioni non sono il frutto né del caso né della fortuna, ma di una politica industriale attenta e coraggiosa e di una politica nel Paese cha ha voluto e trovato le riforme giuste”.

Dalla riforma del lavoro Jobs Act e staffetta generazionale per Marco Rizzo

Il Ministro del Lavoro Poletti, è tornato a parlare di flessibilità in uscita: “stiamo studiando – ha detto – un tema di staffetta generazionale per connettere l’entrata di giovani nel processo produttivo all’uscita di chi è vicino alla pensione”. Una notizia, questa, che lascia ben sperare, soprattutto in vista della prossima Legge di Stabilità 2016. Ma un’altra novità, degna di nota, proviene dal fronte Cigs: “riposizioneremo 1 miliardo di euro dal fondo jobs act per l’occupazione – ha dichiarato il firmatario del Decreto Poletti – per finanziare gli ammortizzatori sociali in deroga per il 2015”. Su questo punto, però, c’è chi storce il naso. Questa manovra, ha spiegato il vicedirettore del Sole 24 ore Forquet, celerebbe una clausola di solidarietà a carico dei datori di lavoro; anche se il Ministro ha chiarito, recentemente, che la stessa sarà superata in fase d’approvazione del decreto.

Marco Rizzo

Marco Rizzo

Il valore simbolico e l’impronta strategica del Jobs Act e della Riforma del lavoro, all’inizio, erano tutt’altro che palpabili. In molti ritenevano si trattasse dell’ennesimo buco nell’acqua, ossia di misure normative illusorie, evanescenti e prive d’utilità. Oggi, dati sembra che l’Italia abbia imboccato la strada giusta. Ma è davvero questa la chiave di lettura della Riforma del lavoro varata dal Governo Renzi? Lo abbiamo chiesto all’On. Marco Rizzo, del PC

Quali sono, secondo Lei, i pregi e i difetti del Jobs Act e della Riforma del lavoro?  

“Oggi, stiamo tutti peggio per via della concentrazione del profitto nella mani di pochissimi. Si tratta di una scelta politica, sociale, economica, culturale precisa. Con il jobs act e la Riforma del lavoro, la precarietà è stata assunta come un dato di fatto, come una scelta politica: quella di non avere la piena occupazione, di non avere i lavoratori a tempo indeterminato. Nella Riforma del lavoro ad esempio si parla di contratto a tutele crescenti. Facciamo un esempio molto semplice. Negli anni 70, il mercato del lavoro italiano forniva una bottiglia completamente piena: il diritto alla salute, alla mutua, alla scuola pubblica, allo sciopero, alla pensione eccetera. Poi, quella bottiglia è stata svuotata un po’ alla volta. Con il jobs act e la Riforma del lavoro stanno fornendo ai lavoratori una bottiglia inizialmente vuota. Una borraccia che potrà essere riempita di 2/3 solo dopo molti anni di lavoro. Questo è il jobs act. Noi vogliamo la bottiglia piena dall’inizio. Perché è possibile averla. Bisogna solo rompere i rapporti di forza che sono totalmente a favore dei grandi potentati economico-finanziari. Però non è più possibile, a mio avviso, una battaglia riformista. Oggi questo modello di sistema necessità di un’alternativa netta. I sindacati, ad esempio, sono in crisi perché non riescono ad ottenere alcun risultato. Tra qualche anno non ci saranno più i piccoli commercianti, le piccole e medie imprese. Avremo una società di schiavi, dove chiunque lavorerà senza diritti e pensioni, o con tutto ciò molto ridotto. La domenica andremo nei grandi outlet dove mangeremo del cibo scadente, leggeremo i libri e guarderemo i film imposti dal sistema”.

Apprendista al lavoro

Apprendista al lavoro

Dalla Riforma del lavoro al precariato giovanile. Se il Partito Comunista fosse al potere, come affronterebbe la piaga socio-economica della disoccupazione?

“Inizieremmo un processo di nazionalizzazione delle grandi imprese, delle banche e dei grandi agglomerati delle ricchezze affidandone la gestione ai lavoratori. Daremmo vita ad una politica di piena e totale occupazione e cancellazione delle tasse. In fondo se tutti i grandi mezzi di produzione fossero nelle mani dello Stato e dei lavoratori, le tasse non avrebbero alcun senso. Secondo me, ad esempio, la Fiat potrebbe produrre e vendere le auto anche senza Elkann e Marchionne, basterebbero i suoi operai, i suoi tecnici, il suo management”.

Antonio Migliorino


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