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17 giugno 2015

Terremoto in Nepal: Uniud e vigili del fuoco organizzano task force

Università degli Studi di Udine – All’opera il laboratorio Sprint di sicurezza e protezione intersettoriale

Ateneo e task force governativa dei vigili del fuoco in aiuto per il Terremoto in Nepal

L’Ateneo ha curato il coordinamento scientifico delle verifiche di sicurezza di strutture strategiche e proposto soluzioni per la salvaguardia dei monumenti di Katmandu.

C’è anche l’Università di Udine a fianco della task force governativa dei Vigili del fuoco attivata in aiuto al terremoto in Nepal.

Il laboratorio di sicurezza e protezione intersettoriale (Sprint) dell’ateneo friulano ha curato il coordinamento scientifico delle verifiche di sicurezza di strutture strategiche del paese himalayano e ha proposto soluzioni per la salvaguardia di importanti monumenti della capitale Katmandu.

Stefano Grimaz, responsabile del laboratorio Sprint, è stato coordinatore scientifico (grazie a una specifica convenzione tra Ministero dell’Interno e Università di Udine) del team di tecnici del corpo nazionale dei Vigili del fuoco, denominato Stcs (Short term countermeasures system) che ha operato in Nepal per circa un mese.

A Udine, invece, l’unità di coordinamento scientifico dell’Ateneo si è attivata per fornire il supporto alle operazioni. Durante l’intera missione, presso il laboratorio Sprint è stata istituita una unità scientifica permanente per processare da remoto, in tempo reale, i dati rilevati sul campo dai tecnici dei Vigili del fuoco e realizzare giorno per giorno una mappatura dei punti di attenzione che erano stati oggetto di valutazione. Al lavoro dei ricercatori dell’ateneo si sono affiancati funzionari e tecnici del comando provinciale dei vigili del fuoco di Udine.

Il coordinatore Stefano Grimaz sul soccorso di Uniud al terremoto in Nepal

«Il nostro ruolo, oltre al coordinamento scientifico – spiega Stefano Grimaz –, è stato quello della messa a punto delle attività di rilievo rapido, attraverso una procedure di classificazione delle criticità provocate dal terremoto, e la successiva mappatura in modo da porre a disposizione delle autorità competenti gli esiti dei rilievi nel tempo più rapido possibile. Il team ha lavorato a stretto contatto con le autorità locali dell’Onu e dell’Unesco che ne hanno apprezzato efficacia e organizzazione».

Lo stato di avanzamento delle verifiche è stato poi analizzato, quasi in tempo reale, nel centro di coordinamento Onu nella capitale Katmandu, e presso il Centro operativo delle emergenze nazionali a Roma. «Quello che si è potuto attuare in Nepal è anche frutto degli esiti dell’esercitazione Sermex attuata lo scorso maggio a Portis di Venzone, organizzata dal laboratorio Sprint insieme ai Vigili del fuoco. In tale occasione infatti vennero sperimentate le schede e le tecniche di rilevamento rapido dei danni e la relativa mappatura a servizio dell’emergenza, poi applicata in Nepal».

Il gruppo Sprint ha inoltre formulato proposte per l’attuazione di contromisure tecniche urgenti per la messa in sicurezza di importanti monumenti nepalesi che sono state proposte dal team Stcs alle autorità locali. Proposte che hanno ricevuto parere favorevole tanto che l’Unesco ha chiesto al governo italiano di continuare il supporto con il team Stcs dei Vigili del fuoco per attuare le opere di messa in sicurezza.

«Questa è stata un’esperienza – continua Grimaz – che oltre a mettere in luce le capacità del sistema italiano nel fornire un importante supporto al soccorso per il Terremoto in Nepal ha costituito un prezioso banco di prova per affinare e rendere ancora più efficace e incisiva l’azione integrata di prima risposta tecnica in caso di eventi sismici sul nostro territorio nazionale. L’esperienza ha consentito di coinvolgere giovani ricercatori e dottorandi che hanno così potuto applicare e sperimentare direttamente sul campo tecniche e metodologie messe a punto nell’ambito delle loro attività di ricerca. Come docente universitario e ricercatore nel settore della gestione delle emergenze e protezione civile, vorrei quindi sottolineare come questo nostro essere in prima linea costituisca qualcosa di unico e insostituibile per la formazione di nuovi tecnici specialisti della gestione delle emergenze».


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