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3 luglio 2015

Concorsi Pubblici: non vale il titolo ma l’Università di Provenienza

Mafia nelle università
Concorsi Pubblici Universitari

Concorsi Pubblici Universitari

Nuova proposta del governo Renzi che questa volta vuole attaccare i concorsi pubblici non più per titolo ma conta l’Università di Provenienza: dichiarazioni del Rettore di Roma Tre e Link Lecce.

La commissione Affari Costituzionali della Camera ha approvato ieri un emendamento al Ddl sulla Pubblica Amministrazione presentato dall’On. Marco Meloni e modificato dal Governo che vuole “superare” il voto di laurea come requisito minimo per l’accesso ai concorsi pubblici, dando maggior peso al voto medio per classi omogenee e all’ateneo di provenienza che ha rilasciato il titolo di studio.

Concorsi Pubblici: non vale il titolo ma l’Università di Provenienza, le dichiarazioni del rettore di Roma TreMario Panizza: “Vogliono la brutta copia del modello Americano”

Il rettore dell’ateneo emergente di Roma sottolinea: “Garantire contemporaneamente libera competizione e valore del titolo di studio uguale per tutti è un esercizio puramente ideologico”

«Se il valore della laurea sarà diverso a seconda delle università, dove passeranno le differenze e queste come si misureranno? Propongono la brutta copia del modello americano. Considero una boutade la media del voto dei singoli atenei come indice di serietà», questo il primo commento del rettore di Università degli Studi Roma Tre, Mario Panizza, alla notizia dell’emendamento che attribuisce nei concorsi pubblici un peso all’ateneo di provenienza.

Le dichiarazioni rettore di Roma Tre, Mario Panizza sul Ddl sui concorsi pubblici

«Le università, nel modello americano, sono tra loro in una competizione esplicita e lo studente, o meglio la famiglia che decide d’investire sulla formazione del figlio, valuta il rapporto ottimale tra costi e benefici. Le tasse, comunque molto alte, sono rapportate alla lungimiranza di chi reinveste in contratti differenziati dei professori e nella dotazione delle attrezzature dei laboratori per la sperimentazione. La ricerca del prestigio è dichiarata e ogni Università può decidere la sua classifica in base alle risorse di cui dispone», spiega il professor Panizza, a capo di un “ateneo emergente”, tra i primi 100 al mondo nella classifica “Timer Higher Education 100 under 50” riguardante le università in crescita con meno di 50 anni. «Da noi la situazione è del tutto diversa. Ogni fattore che partecipa alla caratterizzazione degli atenei tende a comprimere le differenze: le tasse sono simili; la dotazione finanziaria più cospicua viene dallo Stato e quindi segue criteri di equità; i professori percepiscono stipendi unificati e soprattutto sono selezionati attraverso valutazioni “garantite” a livello nazionale, proprio per assicurare a tutti gli studenti di avere docenti con competenze standardizzate da mediane prestabilite.

Il giudizio sul valore dell’ateneo è pertanto un “passaparola” più o meno controllato e guidato che, per risultare “oggettivo”, assume alcuni parametri la cui attendibilità è affidata, anche qui in via soggettiva, al credito della fonte dell’informazione.

Insomma, garantire contemporaneamente libera competizione e valore del titolo di studio uguale per tutti è un esercizio puramente ideologico che può servire solo a ingigantire il disordine, già alto, all’interno degli atenei italiani.

La riforma Gelmini ha definito l’Università come un giocattolo troppo costoso, ora con l’emendamento ai concorsi pubblici passerebbe la logica che alcuni giocattoli sarebbero anche pericolosi per la salute, non avrebbero il marchio della Commissione di vigilanza e sarebbe declassato il titolo di studio conseguito al loro interno.

Mi preoccupa molto la congiuntura, abbastanza evidenziata, del calo delle immatricolazioni, soprattutto negli atenei del Sud Italia, che risentono più degli altri della crisi dell’offerta di lavoro. Non vorrei che anche questo diventasse un parametro semplicistico per distinguere i buoni dai cattivi, dai quali è bene tenersi alla larga».

Link Lecce: Accesso concorsi pubblici: non vale voto di laurea ma Ateneo di provenienza. Aumentano disparità, ennesimo atto Antidemocratico e classista!

Link Lecce sui Concorsi Pubblici

Link Lecce sui Concorsi Pubblici

“Questo emendamento, inserito in una delega del suddetto DDL, dovrà essere tramutato in Decreto Legislativo dal Governo.”

“Come Link Lecce, crediamo che questo emendamento approvato sia una scelta folle del governo infatti si andrà a creare una disparità nella partecipazione ai concorsi pubblici tra gli studenti in base al loro ateneo di provenienza, incentivando il meccanismo di competizione tra gli stessi, secondo alcuni commentatori, utilizzando le contestate classifiche dell’ANVUR.”

“La norma approvata sui Concorsi Pubblici, dichiara Pantaleo Sergio​, coordinatore dell’associazione Link Lecce, è una variante dell’abolizione del valore legale del titolo di studio poichè la funzione di garanzia costituita dallo Stato, che permette a tutti indipendentemente dalle disponibilità economiche di conseguire un titolo di studio, si vedrà, magari, sostituita dalle classifiche degli atenei costruite dall’Anvur, che deciderà sul valore delle nostre lauree. E’ un assurdo processo di ulteriore burocratizzazione e gerarchizzazione del nostro sistema universitario.”

“Questa norma sui Concorsi Pubblici classista rappresenta un ulteriore attacco agli studenti e a quegli atenei, soprattutto il nostro, già oggi fortemente penalizzato per via delle scarsissime risorse che ricevono dal Fondo di Finanziamento Ordinario. “

“Anche l’idea di pesare il voto di laurea sulla media del proprio corso significa non considerare le conoscenze e le competenze reali della persona inserendo un meccanismo di competizione sfrenata tra studenti e disincentivando ogni collaborazione nel percorso universitario già pesantemente individualizzato.”

“Inserire una norma di questo tipo, come emendamento al DDL sulla PA, senza alcun confronto con il sistema universitario e con le rappresentanze coinvolte è l’ennesimo atto antidemocratico di questo Governo e della maggioranza che lo sostiene.”

“Questa norma è un pasticcio legislativo, l’emblema di un’incompetenza guidata da ideologia,che però fa emergere quali sono le intenzioni profondamente liberiste di questo governo in materia di Università.”

“Se questo vuol essere un antipasto alla Buona Università lo diciamo da subito: non siamo disposti a discutere e saremo pronti a mobilitarci per fermare questo ulteriore attacco all’università, afferma Pantaleo Sergio​. Ci auspichiamo inoltre che si possa costruire un fronte di opposizione ampio, non solo studentesco, che includa anche gli organi istituzionali del nostro Ateneo. Pertanto chiediamo che il Rettore esprima la sua contrarietà a questo decreto che ancora una volta scredita e danneggia il nostro ateneo.”


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