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6 luglio 2015

Riforma del lavoro e jobs act 2015, il punto di Fausto Bertinotti

Riforma del lavoro per Fausto Bertinotti

Ultime news su riforma del lavoro e decreti attuativi, dibattito sul jobs act 2015: il piano di riforme elaborato dal Governo Renzi per risanare l’Italia, il punto di Fausto Bertinotti

Riforma del lavoro per Fausto Bertinotti

Riforma del lavoro per Fausto Bertinotti

Ecco le novità sul fronte mercato del lavoro, articolo 4 statuto dei lavoratori, disoccupazione (a maggio, ferma al 12,4%), diritti dei lavoratori e abolizione art. 18.

Qual è la reale chiave di lettura della Riforma del lavoro renziana? Intervista esclusiva all’On. Fausto Bertinotti: “Purtroppo – ha dichiarato l’ex Presidente della Camera – queste disastrose politiche del lavoro sono in corso in tutta Europa”.

Il Consiglio dei Ministri ha approvato gli ultimi decreti attuativi della Riforma del lavoro nella seduta di giovedì 11 giugno. Il Governo Renzi è intervenuto, sul riordino dei contratti, sulla cassa integrazione e sulla conciliazione delle esigenze di vita e lavoro, inviando al Parlamento un ulteriore pacchetto di decreti (quattro) destinato a perfezionare l’iter di attuazione del jobs act, e riguardante: nuova cassa integrazione, semplificazioni, attività ispettive e politiche attive.

Le commissioni parlamentari hanno, da poco, iniziato l’esame degli ultimi quattro provvedimenti attuativi della Riforma del lavoro. Il consiglio di Ministri conta di chiudere a breve la “partita”, in vista della scadenza per il parere non vincolante, fissata per il sedici luglio. Del resto, terminato l’iter parlamentare, i quattro schemi torneranno nelle mani del Governo, che potrà così concludere l’attuazione delle 8 deleghe contenute nel jobs act.

La Riforma del lavoro: cosa cambia, ultime notizie sul Job Act 2015 del Governo Renzi

Ma l’analisi delle nuove misure normative non sarà affatto semplice. L’acredine verso il jobs act e le titubanze sull’operato complessivo del governo sono tali da indurre le controparti a profonde riflessioni. Si pensi, ad esempio, al recente polverone sollevato dal decreto sulle semplificazioni, attualmente al vaglio delle commissioni parlamentari. Secondo diverse correnti di pensiero il provvedimento conterrebbe una norma destinata a trasfigurare, con recrudescenza, l’articolo 4 della legge 300, inasprendo, in maniera a dir poco deleteria, i controlli a distanza dei lavoratori italiani.

Il Garante della Privacy, Antonello Soro, è di recente intervenuto sulla questione, nel corso della relazione annuale al Parlamento, affermando: “è auspicabile che il decreto legislativo all’esame delle camere sappia ordinare i cambiamenti resi possibili dalle innovazioni in una cornice di garanzie che impediscano forme ingiustificate di controllo, nel rispetto della delega e dei vincoli della legislazione europea”. Ma Il Ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ha subito replicato, ribadendo che le norme contenute nel decreto legislativo in materia di semplificazione (correlato alla Riforma del lavoro), attualmente all’esame delle competenti commissioni parlamentari, “adeguano la disciplina oggi vigente alle innovazioni da allora intervenute, rispettando le indicazioni che il Garante della Privacy ha fornito negli ultimi anni”. Sembra, inoltre, che la disposizione in questione, non sia destinata ad autorizzare alcun tipo di controllo a distanza. Con essa, ha spiegato Poletti, “si chiariscono semplicemente le modalità e i limiti per l’utilizzo di questi strumenti e dei dati raccolti attraverso di essi”. A giudicare dalle parole del Ministro del Welfare, la situazione non sembra esser poi tanto intricata. Pare si tratti di un pasticcio semantico, di un putiferio inopportuno che non ha nulla a che fare col Big Brother d’Orwelliana memoria ipotizzato da molti.

La Cgil sbotta contro i decreti attuativi della Riforma del lavoro e indice due flash mob a Roma e Bari

Intanto anche la Cgil ha rimarcato il proprio rammarico verso il jobs act e la Riforma del lavoro. Susanna Camusso ha biasimato duramente le norme con le quali il Consiglio dei Ministri vorrebbe modificare l’art. 4 dello Statuto dei lavoratori, dichiarando: “il governo ha scelto da che parte stare. Non serve più l’accordo sindacale per controllare i lavoratori e si cancellano i limiti previsti dalla legge 300. Il grande fratello è niente in confronto a quanto previsto da questo provvedimento”. Il sindacato di corso d’Italia ritiene sia ingiusto conferire alle aziende maggiori possibilità di ricatto nei riguardi dei lavoratori italiani, e ha organizzato, pertanto, due flash mob contro le modifiche alla norma sugli impianti audiovisivi.

Intervista esclusiva sulla riforma del lavoro all’On. Fausto Bertinotti

Fausto Bertinotti

Fausto Bertinotti

Qual è il fil rouge che lega il Governo Renzi all’Europa? Qual è la chiave di lettura della Riforma del lavoro firmata dal Ministro Giuliano Poletti? Lo abbiamo chiesto all’On. Fausto Bertinotti, già Segretario Generale del Partito di Rifondazione Comunista ed ex Presidente della Camera dei Deputati.

Politico di lungo corso, scrittore, direttore della rivista bimestrale “Alternative per il Socialismo” e sindacalista della Cgil, è stato per tanti anni uno dei principali fautori della lotta per l’uguaglianza degli uomini; un ideologo del comunismo, autore di attente e perspicaci analisi sociali.

On. Bertinotti, che cosa ne pensa della Riforma del lavoro varata dal Governo Renzi e dei recenti decreti attuativi? Crede che il Jobs Act sia una riforma del lavoro utile al Paese?

“Per leggere tutta la pericolosità sociale di questi provvedimenti bisogna evitare di pensare che si tratti soltanto di un caso italiano, ossia di una specificità del renzismo. In realtà queste disastrose politiche del lavoro sono in corso in tutta Europa. Poche settimane fa, il Primo Ministro francese, Manuel Valls, ha tenuto una conferenza stampa solenne nella quale ha parlato del jobs act d’oltralpe. Ciò dimostra che l’esistenza di questo processo di omogeneizzazione, riguarda anche gli altri Paesi. Si tratta, in sostanza, di una linea d’intervento legislativo tesa a determinare la totale messa a disposizione nei confronti delle imprese e del mercato delle prestazioni lavorative e della forza lavoro. Un processo di centralizzazione del comando delle imprese a cui corrispondono una frantumazione del mercato del lavoro, e delle condizioni dei lavoratori, e una destrutturazione delle concentrazioni del lavoro dipendente. La legislazione in corso, la cui ultima espressione è il jobs act, ossia la Riforma del lavoro renziana, scaturisce da un percorso iniziato circa vent’anni fa. Questa riforma del lavoro simboleggia, insieme alla demolizione dei contratti nazionali di lavoro, la riduzione del lavoratore a merce”.

Riforma del lavoro e giovani

Riforma del lavoro e giovani

La sua opinione sulla modifica art. 4 della legge 300?

“E’ l’ennesima tessera dello stesso mosaico. Dopo la demolizione dell’articolo 18, s’interviene sull’esercizio della democrazia dei lavoratori, impedendo, per esempio, ad un sindacato che non firma un accordo, di poter essere presente durante le rappresentanze sindacali. Così, alla stessa stregua, i diritti della persona, che costituivano un argine nei confronti del potere padronale, vengono abbattuti, in virtù di queste logiche secondo cui nulla deve restare di ciò che aveva scalfito la fase di ascesa del lavoro dipendente. Viene drasticamente negato, dunque, il nuovo modello di sviluppo. E questo fenomeno è stato, in parte, evidenziato, di recente, da Papa Francesco nella sua ultima Enciclica Verde, Laudato Sì”.

Antonio Migliorino


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