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22 luglio 2015

Unioni Civili, sentenza Strasburgo: diritti e matrimoni gay in Italia

Unioni Civili e Matrimoni Gay

Unioni Civili: in Italia si procede a rilento rispetto al resto dell’Europa. Si attendono novità da parte di Renzi su unioni civili e riconoscimento dei diritti di coppie stabili non unite in matrimonio

Unioni Civili e Matrimoni Gay

Unioni Civili e Matrimoni Gay

A Strasburgo la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU),  ha recentemente sollevato la questione delle unioni civili e dei matrimoni gay.

La CEDU è stata istituita nel 1950 dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, a cui hanno aderito ben 47 stati, fra cui l’Italia.

Nonostante sia un tribunale internazionale, istituito da un trattato i cui firmatari sono paesi europei facenti parte del Consiglio d’Europa – un’organizzazione internazionale fondata nel 1949 con il Trattato di Londra – la CEDU non è un organo della Comunità Europea, e svolge una funzione sussidiaria rispetto agli organi giudiziari di ogni stato, visto che i ricorsi sono ammissibili esclusivamente qualora siano stati esauriti i gradi di giudizio interni.

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La Corte può conoscere dei ricorsi presentati dagli stati contraenti, ma anche di quelli delle persone fisiche che lamentino il mancato rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali dell’uomo.

Quest’ultimo è stato il caso che ha condotto alla sentenza di martedì 21 luglio, emessa dalla CEDU nell’ambito del giudizio attivato nel 2009 dall’associazione italiana Gaylib contro l’impossibilità di vedersi riconoscere le unioni civili anche in patria.

I giudici di Strasburgo sono stati molto netti nell’osservare che “la tutela legale attualmente disponibile in Italia per le coppie omosessuali non solo fallisce nel provvedere ai bisogni chiave di una coppia impegnata in una relazione stabile, ma non è nemmeno sufficientemente affidabile”.

Ancora, si legge nel provvedimento che, in base ai dati nella disponibilità della Corte, l’Italia è l’unica democrazia occidentale a mancare all’impegno di riconoscere e tutelare le relazioni delle coppie omosessuali al pari di quelle eterosessuali, garantendo forme di riconoscimento allineate con il matrimonio, come le unioni civili.

Nonostante l’inesattezza di quest’ultima affermazione – sono solo 24 i membri del Consiglio d’Europa ad aver legiferato in materia – è evidente che il nostro paese può considerarsi quantomeno in ritardo rispetto alle nazioni più sviluppate dal punto di vista della tutela dei diritti umani e il riconoscimento delle unioni civili. Il richiamo della Corte di Strasburgo, perciò, non fa che rimarcare una situazione di fatto piuttosto nota.

Le conseguenze per l’Italia non saranno di poco conto: il nostro paese dovrà risarcire i danni morali inflitti a tre coppie omosessuali, per un totale di 5 mila euro per ognuno. La sentenza diverrà definitiva fra tre mesi se i ricorrenti o il Governo non chiederanno (e otterranno) un rinvio alla Grande Camera, per un nuovo esame della questione.

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Nozze Gay in Francia

Nozze Gay in Francia

Le reazioni del mondo della politica non si sono fatte attendere.

Tutte più o meno coerenti con la provenienze ideologica dei dichiaranti, con l’aggiunta di qualche strafalcione tecnico-giuridico, come quello del deputato Matteo Salvini, che in un primo momento se l’era presa con i “burocrati europei”, rei di aver sollecitato l’Italia a risolvere un problema “non urgente” come, a suo dire, quello delle unioni civili, rispetto ad altre emergenze come l’aumento delle tasse e la disoccupazione.

In realtà, come chiarito in premessa, il richiamo all’Italia non proviene da un’istituzione dell’Unione Europea, ma da una corte istituita da un trattato internazionale, di cui anche l’Italia è firmataria.

Tornando alla lettera della sentenza, è tuttavia opportuno rilevare che, pur stigmatizzando il mancato impegno del nostro paese nella salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, non esiste un esplicito riferimento al matrimonio gay, bensì ad una “forma di riconoscimento allineata con il matrimonio”, come le unioni stabili.

La sostanza, in ogni caso, non cambia: l’Italia, a meno di prossimi ricorsi alla Grande Chambre, dovrà darsi da fare per riconoscere legalmente le coppie dello stesso sesso.

Adesso non è più una questione ideologica, né tantomeno un dibattito politico. E’ il progresso civile che raggiunge anche i ritardatari, e che reclama la sua giusta applicazione, in barba a qualunque forma di conservatorismo sociale.


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