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11 settembre 2015

More than Meets the Eye da un progetto di ricerca Unipi

More than Meets the Eye

Università degli Studi di Pisa – More than Meets the Eye: a Londra svelati i segreti delle opere d’arte

More than Meets the Eye

More than Meets the Eye

Da un progetto di ricerca coordinato dall’Università di Pisa nasce una mostra alla prestigiosa Estorick Collection of Modern Italian Art

Nasce da un progetto di ricerca coordinato dall’Università di Pisa la mostra  More than Meets the Eye, che si terrà nelle sale della prestigiosa Estorick Collection of Modern Italian Art di Londra dal 23 settembre al 20 dicembre.

La mostra More than Meets the Ey, curata da Mattia Patti, ricercatore di Storia dell’Arte contemporanea dell’Ateneo pisano, e da Roberta Cremoncini, direttrice della Estorick Collection, presenta le scoperte di un gruppo di storici dell’arte, restauratori e scienziati, che hanno esaminato le più importanti opere del museo londinese, una delle principali raccolte di arte italiana dell’inizio del XX secolo.

Usando le più aggiornate tecniche di indagine scientifica, i ricercatori hanno analizzato dipinti di cruciale importanza di artisti quali Giorgio de Chirico, Umberto Boccioni, Giacomo Balla, Gino Severini, Carlo Carrà e Ardengo Soffici. Le scoperte fatte hanno portato alla luce strati nascosti sotto la superficie pittorica e hanno svelato le caratteristiche tecnico-esecutive adottate dagli artisti, rivelando aspetti fino a oggi inaccessibili allo sguardo e aprendo nuove prospettive di ricerca. Così, sul retro della celebre Scomposizione dei piani di un lume di Ardengo Soffici è stato rinvenuto un dipinto autografo raffigurante due bagnanti, rimasto finora nascosto.

L’integrazione tra i risultati scientifici e le nuove indagini archivistico-documentarie ha inoltre reso possibile interpretare in maniera nuova informazioni presenti nel corpo delle opere e fino a oggi trascurate, ricostruendo la storia progettuale, collezionistica ed espositiva di questi capolavori, dalla loro prima elaborazione nello studio dell’artista fino ai più recenti interventi di restauro. In questo modo è, per esempio, emerso che La mano del violinista di Giacomo Balla, tra le più importanti e studiate opere futuriste, nasconde un dipinto soggiacente la superficie pittorica: una veduta di Düsseldorf appartenente a un ciclo di paesaggi che Balla stava realizzando nell’autunno del 1912 e di cui prima d’ora era rimasta soltanto documentazione fotografica.

La mostra More than Meets the Eye del progetto triennale FUTURAHMA

Come detto, l’esposizione londinese si basa sulle indagini realizzate nell’ambito del progetto triennale (2013-2016) dal titolo FUTURAHMA. Tra Futurismo e ritorno al classico (1910-1922). Tecniche pittoriche, critica delle varianti e problemi conservativi, finanziato dal MIUR con i fondi dedicati a ricerche innovative promosse da giovani studiosi. Coordinato dal dottor Patti, ricercatore del dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere dell’Ateneo pisano, si avvale della collaborazione di ricercatori della Scuola Normale per quanto riguarda la storia dell’arte, dell’Istituto di Scienze e Tecnologie Molecolari del CNR di Perugia per quanto riguarda la chimica, dell’Istituto di Fotonica e Nanotecnologie del CNR di Milano e dell’Istituto Nazionale di Ottica del CNR di Firenze per la fisica e dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze per quanto concerne la conservazione.

Il progetto è partito da un approfondito studio delle tecniche pittoriche utilizzate dalle avanguardie artistiche italiane di inizio Novecento, dal Futurismo alla Metafisica. Nell’ambito di FUTURAHMA le analisi delle fonti testuali sono integrate da indagini scientifiche non invasive compiute direttamente sulle opere, che permettono di far luce su materiali, tecniche esecutive e problemi conservativi dei dipinti oggetto di studio. Le ricerche del progetto FUTURAHMA sono state e saranno condotte all’interno di importanti musei italiani e stranieri, tra i quali la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, la Pinacoteca di Brera e il Museo del Novecento di Milano, il MART di Rovereto, il Museo Civico di Palazzo della Penna di Perugia, la Narodni Galerie di Praga, l’Hermitage di San Pietroburgo. Dai risultati ottenuti durante la ricca campagna di studio sulle opere della Estorick Collection di Londra è nata la mostra More than Meets the Ey.


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