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21 settembre 2015

Sculture di Gino Cosentino in Università Cattolica

Sculture di Gino Cosentino

Martedì 22 settembre l’inaugurazione delle opere di Gino Cosentino ispirate al tema del nutrimento in occasione di Expo 2015. In mostra fino al 22 ottobre in via Nirone 15 a Milano

Sculture di Gino Cosentino

Sculture di Gino Cosentino

Saranno in mostra in Università Cattolica del Sacro Cuore dal 22 settembre al 22 ottobre alcune opere scelte dell’artista Gino Cosentino, scomparso nel 2005, ispirate al nutrimento, come contributo interpretativo del tema della Esposizione universale: Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita.

L’iniziativa, con inaugurazione martedì 22 in via Nirone 15, a Milano alle ore 17 alla presenza della curatrice e docente della Cattolica Cecilia De Carli, è promossa dal Centro di Ricerca per l’Educazione attraverso l’arte e la mediazione del patrimonio culturale sul territorio e nei musei (CREA) dell’Università Cattolica e il Laboratorio UCSC ExpoLAB.

Nello spazio architettonico che le ospita, progettato dall’architetto Paolo Mezzanotte nel 1927, le sculture di Cosentino sembra che si configurino in un’istallazione. Generate dalla pietra che le racchiude, escono alla luce uccelli che imbeccano i loro piccoli, pecore che nutrono i loro agnelli, madri i loro figli, ma, con essi, anche animali che lottano per il possesso del cibo, dove vita e morte si fronteggiano.

Gino Cosentino, già artista maturo, dopo la pausa più astrattiva degli anni Settanta, dedica ampio spazio ai fatti essenziali dell’esistenza: nascita, nutrimento, generatività, vita e morte, quali parti di un tragitto universale, unitario e relazionale, profondamente umano. E lo fa attraverso la scultura con i suoi materiali scabri e rilucenti raccontando la traccia in blocchi della generatività in cui un unico blocco incorpora in sé chi nutre e chi è nutrito. La natura osservata dall’artista è quella assolata e intensa della Sicilia vissuta nella giovinezza, quella del ritorno alle origini appresa dagli insegnamenti di Arturo Martini, di cui diventa allievo all’Accademia di Belle Arti di Venezia. Lo sguardo sul senso profondo della vita coglie l’aspetto innocente e selvaggio, tenero e crudele del naturale.

Una posizione che bene s’innesta nel recente insegnamento di Papa Francesco della Lettera enciclica sulla cura della casa comune Laudato si’, dove è forte il richiamo a non fare della realtà creata un puro oggetto di uso e di dominio, ma a riconoscere che “divino ed umano si incontrano nel più piccolo dettaglio della veste senza cuciture della creazione di Dio”.

Curriculum accademico di Gino Cosentino (Catania 1916 – Milano 2005)

Allievo dell’Accademia di Belle Arti di Venezia si forma con Arturo Martini che indirizza i suoi studi. Consegue il diploma nel 1946, anno anche della sua prima mostra a Milano presentata da Beniamino Joppolo. Aligi Sassu lo aiuta a realizzare un forno per la cottura della ceramica che gli permette di realizzare oggetti artistici e sculture che figurano nelle edizioni delle Triennali di Milano, come in quella del 1954.

La frequentazione degli architetti della scuola milanese con i quali collabora informa il suo lavoro verso una concezione unitaria delle arti. Importante nel 1958 la realizzazione della Via Crucis incastonata nel muro di cinta della famosa chiesa di Baranzate, progettata dagli architetti Mangiarotti e Morassutti. Di qui le sue sculture, sia in pietra che in calcestruzzo, entrano a far parte di realizzazioni architettoniche.

Il Comune di Milano gli dedica una grande mostra alla Rotonda di Via Besana, allestita dall’architetto Gianni Fragapane nel 1975. Gli anni Settanta vedono per Gino Cosentino un rivolgimento all’arte astratta che giunge fino alla realizzazione del Monumento ai caduti di Lodivecchio 1981. Seguono altre sculture di notevole impegno sia religiose che civili, come per la chiesa di san Pier Giuliani a Baggio (1987) o per la nuova facoltà di Ingegneria Aeronautica di Milano (1998).

Nel 2000 nasce la Fondazione “Gino e Isabella Cosentino” diretta, dopo la morte dell’artista, dalla figlia Isabella che qui si ringrazia per la concessione delle opere.


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