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21 settembre 2015

Slot machine con sembianze umane fanno perdere più soldi

Slot Machine

Le slot machine con sembianze umane fanno perdere più soldi

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Umanizzare le macchine da gioco porta a incrementare le giocate fino al 50% e a perdere maggiori somme di denaro. La ricerca, condotta da un team del Dipartimento di Psicologia dell’Università degli Studi di Milano – Bicocca, è stata pubblicata sul Journal of Experimental Psychology: Applied.

Percepire una slot machine come un essere umano pensante porta le persone a giocare più a lungo e conseguentemente a maggiori perdite economiche: è il risultato di uno studio condotto da un team di ricerca formato da Paolo Riva, Simona Sacchi e Marco icorambilla del Dipartimento di Psicologia dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca e pubblicato sull’ultimo numero del Journal of Experimental Psychology: Applied.

La ricerca dell’Università Bicocca sulle Slot Machine

Lo studio ha preso le mosse dalla naturale e diffusa tendenza degli esseri umani all’antropomorfismo, ovvero attribuire caratteristiche umane (ad es. stati mentali, intenzioni, libero arbitrio, coscienza, emozioni) ad agenti non umani come animali, macchine, fenomeni naturali. A questo riguardo, i ricercatori di Milano-Bicocca si sono chiesti se c’è un collegamento tra l’antropomorfizzazione delle slot machine e il comportamento nel gioco d’azzardo.

Su questa ipotesi sono stati condotti 5 studi con il coinvolgimento di oltre 400 persone.  Nel primo studio è stato chiesto a un gruppo di non giocatori abituali (la cui spesa media settimanale alle slot era pari a zero) e a un gruppo di giocatori abituali (la cui spesa media settimanale alle slot era di oltre 100 euro) di valutare una serie di caratteristiche che possono essere attribuite alle slot machine. Nello specifico i partecipanti sono stati chiamati a esprimere il proprio grado di accordo o disaccordo (su una scala da 1 a 5) rispetto a una serie di affermazioni, quali: “Le slot machine agiscono secondo le proprie intenzioni” e “La slot machine può decidere di premiarmi ogni volta che vuole”. I risultati di questo primo studio hanno mostrato che il gruppo dei giocatori abituali tendeva spontaneamente, in una misura maggiore di oltre il 50% rispetto all’altro gruppo, a percepire la macchina da gioco come un essere pensante.

Nei successivi quattro esperimenti, in cui sono stati coinvolti studenti dell’Ateneo perlopiù non giocatori, i ricercatori hanno voluto andare oltre la semplice relazione tra antropomorfizzazione e frequenza di gioco e indagare se l’umanizzazione delle slot machine possa incentivare il gioco d’azzardo. A metà dei partecipanti è stata presentata una slot machine accompagnata da una descrizione con un alto grado di antropomorfizzazione (“Quando si gioca alle slot machine online non si deve ricorrere ad alcuna strategia in particolare. Ricorda che la slot machine può decidere se farti vincere o perdere quando vuole lei”); all’altra metà è stata presentata la stessa slot machine, ma accompagnata da una descrizione con basso grado di umanizzazione (“Quando si gioca alle slot machine online non si deve ricorrere ad alcuna strategia in particolare. Ricorda che la slot machine è regolata da un algoritmo matematico pre-programmato per erogare un certo numero di vincite e di perdite”). Dopo la lettura di queste brevi righe i partecipanti sono stati invitati a giocare a una slot machine online, mentre un programma nascosto contava il numero di giocate effettuate. I partecipanti erano lasciati liberi di interagire con la slot machine per tutto il tempo che volevano, liberi quindi di lasciare immediatamente l’interfaccia della slot e proseguire con le fasi successive dello studio.

I risultati hanno mostrato che i partecipanti esposti alla descrizione antropomorfa della slot machine hanno giocato di più, per un incremento medio del 45% del numero di giocate rispetto al gruppo esposto alla descrizione non antropomorfa. Inoltre, quando i ricercatori hanno fornito ai partecipanti una certa quantità di denaro (5 euro), hanno riscontrato che l’antropomorfizzazione portava a maggiori perdite economiche: chi giocava con la slot machine umanizzata chiudeva con circa 3 euro in tasca, mentre chi giocava con la slot non umanizzata portava a casa quasi 4,50 euro. Non sorprende che in entrambi i casi i partecipanti in media finivano con meno soldi di quelli che avevano ricevuto inizialmente (5 euro). Tuttavia, il risultato chiave della ricerca è che coloro che hanno umanizzato la slot sono andati incontro a maggiori perdite economiche, proprio perché hanno giocato più a lungo.

Gli esperimenti hanno dunque confermato che durante il gioco, se si pensa di interagire con un’altra “mente” o un essere pensante, vi è un maggiore coinvolgimento emotivo e si è più inclini a ragionare in termini di sfida, in un tentativo di influenzare il risultato del gioco in modo simile a come quotidianamente cerchiamo di influenzare le persone che ci circondano. Quando invece, se si percepiscono le slot machine per quello che sono, ossia un algoritmo programmato per erogare un certo numero di vincite e perdite prestabilito (che nel lungo periodo vanno sempre a vantaggio di chi gestisce le slot machine e a svantaggio di chi gioca), allora non si fa altro che aspettare che l’algoritmo produca gli esiti per cui è stato programmato (ossia far perdere soldi ai giocatori).

«Questa ricerca» – precisa Paolo Riva – «mostra uno dei possibili fattori che porta le persone a dedicarsi a questa forma di gioco d’azzardo: l’umanizzazione della macchina. Al tempo stesso, suggerisce che per ridurre il comportamento di gioco – e le relative perdite economiche dei giocatori – bisogna eliminare tutte quelle caratteristiche che inducono alla sua antropomorfizzazione. Le slot machine andrebbero presentate per quello che sono: non una persona, non una mente, ma semplicemente una macchina costruita per far guadagnare chi la gestisce».


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