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7 ottobre 2015

Gioco per bambini, effetti e conseguenze nella mente: ricerca Unicatt

Gioco per bambini

“Gioco: cibo per la mente” ricerche sul valore del gioco per bambini come parte indispensabile nella vita di un bambino e della sua famiglia

Gioco per bambini

Gioco per bambini

Il gioco non solo come puro divertimento, ma anche come “cibo per la mente”, capace quindi di “alimentare” il bambino in tutto il suo percorso di sviluppo – fisico, cognitivo, emotivo sociale – è un’evidenza ormai nota a tutti quelli che si occupano di analizzare il complesso e affascinante mondo dell’infanzia.

In linea con precedenti studi di rilevanza scientifica e internazionale, due ricerche sul significato e valore del gioco sono state presentate oggi a Milano al convegno “Gioco: cibo per la mente”, organizzato da Assogiocattoli, alla presenza di un pubblico d’insegnanti ed educatori, genitori e addetti ai lavori.

Ormai, a conoscere gli effetti positivi del gioco non sono più solo gli esperti, ma gli stessi genitori hanno consapevolezza dell’estrema importanza del gioco per i loro figli.

La ricerca sul gioco condotta da BDRC Continental e da Università Cattolica

E’ quanto emerge dalla ricerca europea sul gioco condotta da BDRC Continental, la più grande società di ricerche di mercato inglese, che ha intervistato 604 adulti e loro bambini in cinque diversi paesi – Inghilterra, Francia, Germania, Italia e Spagna – con l’obiettivo di verificare che cosa significa il gioco per adulti e bambini.

La quasi totalità dei genitori, con percentuali che si attestano tra l’80 e il 90%, afferma che il gioco è una parte vitale nello sviluppo del bambino con effetti positivi sul loro benessere, il comportamento e le abitudini.

Oltre a creare amicizie e rendere felici, i genitori considerano che il gioco influenzi la crescita dei loro figli sviluppandone la creatività, le capacità d’integrazione sociale, di comunicazione, la confidenza in se stessi, l’indipendenza oltre che la conoscenza del mondo e la capacità di espandere i propri orizzonti. I genitori hanno anche verificato come il gioco favorisca la salute fisica e anche le performance scolastiche.

Sia per gli adulti sia per i bambini, i giocattoli qualificano strettamente e positivamente il gioco. Essi, infatti, insieme al divertimento, gli amici e il poter giocare all’aria aperta, sono valutati tra gli aspetti che più piacciono del gioco.

La ricerca Il gioco come alimento per la relazione, condotta dal Cremit dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e Pepita Onlus e promossa e sostenuta da Assogiocattoli, è il secondo lavoro presentato questa mattina.

Alle domande cosa fanno genitori e figli? a cosa gioco? per quanto tempo? dove e in quale tessuto mi muovo quando gioco? ha cercato di rispondere la ricerca, che ha intervistato 1.128 soggetti, tra adulti, adolescenti e bambini.

Nove hashtag caratterizzano i risultati emersi:

  • #cos’è il gioco. Se per i bambini e i ragazzi è sinonimo di relazione, per i genitori è finzione e spazio per la creatività;
  • #aperto/chiuso: dove si gioca. I luoghi all’aperto sono i prediletti perché indice di libertà, svago e relazione;
  • #tempo del gioco. I bambini giocano mediamente da una a due ore al giorno, tempo che aumenta nel fine settimana, e lo stesso vale per gli adolescenti anche se in % lievemente più bassa;
  • #la presenza dei genitori. E’ piuttosto scarsa per i genitori che lavorano fuori casa e che vorrebbero essere più presenti, più facile che i bambini giochino con fratelli e amici; #videogiochi. Sono amati da bambini e adolescenti, ma sempre come seconda scelta perché non c’è la possibilità di stare all’aperto o di fare altro; #con chi videogioco. Nella maggior parte dei casi i minori videogiocano da soli;
  • #il controllo parentale. I genitori sostengono di controllare non solo il tempo utilizzato dai bambini per video giocare, ma anche i contenuti, ipotesi smentita dai figli;
  • #giochi e videogiochi. Si evidenza la compresenza di video giochi e giochi tradizionali, sia all’aperto sia giochi in scatola;
  • #dispositivi per videogiocare. Vince su tutti il tablet per i bambini, e lo smartphone per i ragazzi.

«Il problema del gioco – ha dichiarato il prof. Pier Cesare Rivoltella, coordinatore della ricerca – sono i genitori, nel senso che pur controllando, o pensando di controllare, le pratiche ludiche dei figli, di fatto sono poco presenti e anche quando sono in casa, è difficile capire quanto siano attivamente coinvolti». Questo, e non l’invadenza dei videogiochi – prosegue Rivoltella – è un problema dal punto di vista educativo: se si ritrovano soli, inevitabilmente i bambini gettano l’occhio sul tablet o sulla console; infine, anche quando i bambini giocano all’aria aperta e con i compagni occorrerebbe accompagnarli e dedicare loro del tempo».

Quindi, seppur consapevoli dell’importanza del gioco, gli adulti non sempre sembrano impegnarsi nel modo più efficace. «Diffondere la cultura del gioco in famiglia e sollecitare negli adulti azioni educative per rendere il tessuto relazionale sempre più ricco sono obiettivi di Assogiocattoli – afferma Paolo Taverna, direttore dell’associazione – che da anni organizza una molteplicità di iniziative in tal senso, da G!come Giocare al Play Day alla notte bianca del gioco, in cui informazione e sperimentazione si incontrano per incentivare la promozione del benessere delle future generazioni».


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