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8 novembre 2015

Bronzi di Riace: novità dall’Università di Modena e Reggio Emilia

Bronzi di Riace

Novità “sconosciute” sui Bronzi di Riace

Bronzi di Riace

Bronzi di Riace

Un congresso internazionale ospitato a Modena e a Padova getta luce su un insieme di novità scientifiche riguardo la matrice tecnica dei Bronzi di Riace.

L’identità tecnica dei Bronzi di Riace” previsto lunedì 9 e martedì 10 novembre 2015, organizzato e ospitato da Unimore – Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia e dall’Università di Padova, partner di studi scientifici dedicati ai Bronzi di Riace, offrirà per la prima volta un dettaglio delle novità emerse nelle ricerche e una discussione approfondita delle loro implicazioni che possono incidere sulla lettura di quello che fu il rapporto Italia- Grecia in epoca classico-ellenistica.

Ricercatori Unimore rivelano “segreti” sconosciuti riguardanti i famosi Bronzi di Riace, simboli italiani di maestria e sapienza artistica ammirate nel mondo. Ad una analisi molto attenta le due statue risultano meno simili di quanto sia dato finora conoscere.

Da qui la domanda: “Dove quando e in che modo hanno preso forma i Bronzi di Riace?”.

E’ sulla loro matrice non tanto artistica, quanto tecnica e sui misteri che – in parte ancora – li avvolgono che prende le mosse il convegno InternazionaleL’identità tecnica dei Bronzi di Riace” in programma lunedì 9 e martedì 10 novembre 2015, organizzato e ospitato da Unimore – Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia e dall’Università di Padova, partner di studi scientifici dedicati alle famose sculture.

L’identità tecnica dei Bronzi di Riace: incontri con Unimore alla scoperta delle novità

All’appuntamento, che inizia a Modena a partire dalle ore 10.00 di lunedì 9 novembre, presso l’Auditorium della Fondazione Marco Biagi (Largo Marco Biagi 10), parteciperanno docenti, studiosi italiani e stranieri e studenti di varie discipline: archeologia, beni culturali, storia dell’arte, restauro, geologia, chimica, fisica, ingegneria per quanto concerne l’analisi scientifica applicata ai beni culturali.

Il secondo giorno i lavori saranno ospitati a Padova nella Sala delle Edicole (Piazza Capitanato 3).

La scelta di ospitare l’evento presso le due sedi accademiche è legata alla collaborazione fra ricercatori padovani, direttamente impegnati nel restauro dei bronzi nell’ambito dell’Istituto Superiore per la Conservazione, e modenesi che contribuiscono agli studi sui bronzi grazie alle competenze analitiche innovative acquisite sulle materie prime ceramiche dell’antichità italiane e greche, in una collaborazione che si estende anche all’Università di Glasgow (Regno Unito).

Focus del convegno, che si terrà in lingua inglese, è la cosiddetta identità tecnica delle due opere, ovvero il resoconto della ricerche che, attraverso indagini tecnologiche con metodi analitici scientifici, hanno puntato a svelarne un tipo di identità complementare a quella delle indagini estetiche, stilistiche e storico-artistiche.

Le recenti indagini – ha infatti spiegato la prof.ssa Sara Levi di Unimore, fra le organizzatrici dell’evento – hanno gettato nuova luce su diversi aspetti, ma è soprattutto il quadro complessivo che cambia. Ad esempio, le statue risultano tecnicamente meno simili del previsto, sono sicuramente antiche (V sec. a.C.) ma una viene rimaneggiata qualche secolo dopo.  

Il congresso è la prima presentazione pubblica dell’insieme di queste novità e prevede una discussione approfondita delle loro implicazioni per la comprensione dello sviluppo delle produzioni artistiche e dei rapporti tra Italia e Grecia in epoca classico-ellenistica.

Gli studi condotti in particolare dai ricercatori Unimore hanno riguardato alcuni aspetti.

A Modena – ha continuato la prof.ssa Sara Levi ci siamo concentrati sull’aspetto archeometrico delle terre di fusione, utilizzando analisi chimiche, petrografiche di estremo dettaglio, con il microscopio a scansione elettronica. In particolare, abbiamo condotto microanalisi su alcuni minerali presenti all’interno delle terre di fusione (come le croniti) per confrontarne la composizione con le rocce di varie aree geografiche di possibile provenienza. Il lavoro è curato anche da Daniele Brunelli con la collaborazione di Valentina Cannavò”.


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