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23 novembre 2015

CIMEA e Unipi per l’internazionalizzazione della formazione

Martini Antonella Presidente CIMEA

Un accordo col CIMEA per l’internazionalizzazione della formazione 

Martini Antonella Presidente CIMEA

Martini Antonella Presidente CIMEA

Tra le prime attività promosse c’è l’indagine EuroStudent, il progetto finanziato dal MIUR per monitorare la condizione studentesca nelle università italiane

Mobilità e cooperazione internazionale, monitoraggio della condizione studentesca, studi e progetti in tema di accoglienza degli studenti stranieri e attività di formazione sui temi legati all’internazionalizzazione.

Sono questi i punti centrali dell’accordo quadro che l’Università degli Studi di Pisa ha recentemente firmato con CIMEA, il Centro Informazioni sulla Mobilità e le Equivalenze Accademiche che, dal 1984, opera sulla base di una convenzione con il Ministero dell’Università e della Ricerca.

Le tematiche di cui si occupa principalmente riguardano il riconoscimento dei titoli, programmi di titoli congiunti e doppi titoli, sistemi universitari esteri, accanto ad altre che stanno emergendo negli ultimi tempi, come assicurare l’accesso all’università da parte di rifugiati politici, il monitoraggio degli esiti della mobilità degli studenti incoming e outgoing, le pratiche dell’accoglienza e la gestione degli studenti internazionali.

CIMEA: Centro Informazioni sulla Mobilità e le Equivalenze Accademiche

“CIMEA è il centro italiano di una rete d’informazione sul riconoscimento dei titoli di studio conseguiti all’estero, che coinvolge gli attuali 27 Paesi dell’UE (rete NARIC) e i 55 Paesi del Consiglio d’Europa e della regione europea dell’Unesco (rete ENIC) – spiega la professoressa Antonella Martini, docente di management alla Scuola di Ingegneria e nuovo Presidente di CIMEA – Questo significa fornire informazioni sulle procedure di riconoscimento delle qualifiche estere (diplomi e titoli accademici) in Italia ed italiane all’estero”.

Per dare qualche numero: nel 2015 le richieste di informazioni e consulenze sono state quasi 3500 solo in tema di riconoscimento di titoli accademici; gli utenti sono singoli cittadini, Atenei, vari Ministeri, ambasciate e consolati, regioni ed alcuni organismi, quali CRUI, ANVUR, OCSE, FAO. C’è poi l’attività di formazione a funzionari di Università e amministrazioni pubbliche sui temi dell’internazionalizzazione e procedure di riconoscimento titoli e l’assistenza ai Ministeri dell’Istruzione di vari Paesi europei ed extra europei nella creazione di Centri Nazionali per il riconoscimento titoli e la mobilità internazionale.

“La prima attività congiunta che abbiamo messo in campo è l’indagine EuroStudent, il progetto avviato dal MIUR negli anni novanta, per monitorare, con cadenza triennale, la condizione studentesca nelle università italiane. EuroStudent è gestito da un gruppo di lavoro coordinato da CIMEA e per il triennio 2015-2018 l’Università di Pisa sarà partner dell’iniziativa. Inoltre, l’indagine italiana è integrata in un progetto internazionale di analisi della condizione studentesca in vari paesi europei. Il progetto, presentato in Settembre al MIUR, ha già ricevuto il finanziamento per l’anno in corso”. La professoressa Alessandra Guidi, prorettore per l’internazionalizzazione aggiunge: “Per l’Università di Pisa la partecipazione attiva all’indagine EuroStudent rappresenta un’importante opportunità per il potenziamento della propria strategia di internazionalizzazione e per la verifica anche dei propri servizi offerti agli studenti.”

L’Indagine, presentata a Roma il 4 novembre 2015, nella Sala della Comunicazione del MIUR, ha fotografato la condizione degli studenti universitari italiani, che hanno vissuto la propria esperienza di studio ai tempi della crisi economica. Crisi che, fra gli altri impatti, ha allargato il divario Nord-Sud su tanti fronti, a partire dalla crescita delle differenze territoriali nell’intervento dei sistemi locali del DSU, con il conseguente aumento delle dimensioni del fenomeno di studiare vicino casa; ha diminuito la possibilità di lavorare, studiando, per molti studenti (-30% in tre anni), così riducendo la capacità di autofinanziamento  per gli studi; ha evidenziato la più alta percentuale di studenti in difficoltà economica al Mezzogiorno e le impari possibilità di accesso alla mobilità internazionale degli studenti in condizione economica svantaggiata.


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