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13 novembre 2015

Cura dello studente nella ricerca di Unimc

Unimc, ricerca di eccellenza per innovare la didattica e la cura dello studente: le dichiarazioni del rettore dell’Università di Macerata Luigi Lacchè

I progetti di ricerca sul settore del Dipartimento di Scienze della formazione, dei beni culturali e del turismo hanno attratto finanziamenti europei per quasi 2,5 di euro.

Più di cento enti partner da tutto il continente, finanziamenti per quasi due milioni e mezzo di euro: i numeri in questo caso sono giusto utili testimoni della qualità della ricerca che il Dipartimento di Scienze della formazione, dei beni culturali e del turismo dell’Università degli Studi di Macerata porta avanti nel campo della formazione e della cura dello studente.

I numeri sono, infatti, quelli dei dieci progetti europei portati avanti negli ultimi cinque anni dall’Ateneo in qualità di capofila o di partner.

Tutti coniugano l’approccio educativo con quello tecnologico e sono stati presentati oggi a margine della conferenza sul tema dell’abbandono degli studi “Drop out e cura dello studente” in programma in Aula Magna.

Tra i relatori, anche Marina Timoteo, direttore di Almalaurea, il consorzio universitario che studia l’occupazione dei laureati.

Il rettore dell’Unimc sulla cura dello studente all’Università di Macerata

“I progetti europesono talvolta visti come una sovrastruttura, vengono fatti perché è bene farli, perché sono gli indicatori che il Ministero valuterà. Questo è un lato importante, ma il primo aspetto è che questi progetti hanno sostanza e portano risultati concreti anche a livello di Ateneo”, ha spiegato il rettore Luigi Lacchè.

Con lui, anche il direttore generale Mauro Giustozzi. Partendo dagli strumenti individuati e messi a punto all’interno di questi progetti per la formazione e della cura dello studente Unimc ha lanciato quest’anno il servizio di tutorato rafforzato “I care”, un’espressione ripresa da Don Milani per indicare “mi sta a cuore, mi curo” riferito agli studenti e che utilizza una piattaforma on line realizzata dal progetto “Stay in” volta a facilitare la comunicazione tra studenti e docenti tutor. Un secondo progetto europeo, “PrevDrop”, è partito da un’indagine sui fattori sociali, economici, psicologici e pedagogico-didattici all’origine dell’abbandono degli studi per poi individuare strumenti di autovalutazione e percorsi formativi per gli orientatori.

“E’ importante – ha proseguito il rettore – capire quali sono i fattori di rischio che possano portare all’abbandono degli studi. Gli studenti di oggi sono molto diversi tra loro. Non c’è più, come invece un tempo, un’omogeneità nel retroterra scolastico, finanziario e familiare. Gli studenti sono atomi, ognuno porta dietro la sua storia”. E uno studente che non trova la sua storia, “disperde energie sociali”, ha ribadito Pier Giuseppe Rossi, coordinatore dei dieci progetti europei. “Perché uno studente va in crisi? Perché non capisce subito la struttura e il meccanismo universitario e la motivazione iniziale è scarsa”. Su questi aspetti è quindi importante agire e qui entra in gioco il Dipartimento di Scienze della formazione, mettendo in campo le proprie specializzazioni. “Il nostro è il primo in Ateneo per numero progetti europei finanziati”, ha ribadito Rossi, ricordando la dura selezione che è stato necessario superare. “Solo il 10 per cento dei progetti presentati riesce a passare”.

I campi di azione per la cura dello studente sono molteplici e riguardano il supporto alla qualità del sistema universitario, le attività di formazione on line, l’attenzione per i disabili, il rapporto tra nuove tecnologie e ed etica, strumenti di formazione professionale per categorie professionali specifiche come quelle dei tassisti o di chi si prende cura di anziani e disabili. “L’Università – ha sottolineato il direttore del Dipartimento Michele Corsi – non è un possesso individualistico dei docenti, altrimenti non sarebbe un bene pubblico. L’Università è nata come comunità di docenti e studenti in un territorio che non può non aprirsi a uno scenario internazionale. Attraverso innovazione e cura potremmo anche uscire da questa spaventosa crisi economica che ci riguarda”.


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