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9 novembre 2015

Robotica educativa: corso alta formazione per gli insegnanti a Sssup

Robotica educativa

Didattica ad alta tecnologia: 400 docenti si preparanno all’arrivo della “robotica educativa” in 150 scuole toscane

Robotica educativa

Robotica educativa

Da oggi via al corso di alta formazione per gli insegnanti, grazie all’accordo tra Scuola Superiore Sant’Anna, Università di Firenze e Regione Toscana, che ha finanziato il progetto

La didattica si innova e si rinnova grazie alla robotica e, per prepararsi all’arrivo in classe delle nuove tecnologie, 400 docenti delle scuole toscane di ogni ordine e grado iniziano oggi un corso di alta formazione alla Scuola Superiore di Studi Universitari e Perfezionamento S.Anna di Pisa.

Questa iniziativa di formazione e di aggiornamento rientra nelle opportunità nell’accordo sottoscritto tra l’Istituto di BioRobotica della Sant’Anna, l’Università di Firenze e la Regione Toscana, che ha finanziato il progetto alla base della “Rete regionale sulla robotica educativa delle scuole toscane”, con il coinvolgimento del Ministero dell’Istruzione, Università, Ricerca.

Alla giornata di apertura del corso riservato agli insegnanti, che prevede 32 ore di lezione, hanno partecipato Paolo Dario, direttore dell’Istituto di BioRobotica, a cui sono stati affidati i saluti e gli onori di casa;  Monica Barni, vice presidente e assessore regionale alla ricerca e università; Antonio Calvani del Dipartimento di Scienze della formazione e psicologia dell’Università di Firenze; Claudio Bacaloni, vice-direttore dell’Ufficio scolastico regionale della toscana.

Corso alta formazione in robotica educativa per gli insegnanti a Sssup

Grazie alla “robotica educativa” i docenti e soprattutto gli studenti di 150 scuole toscane (il 30 per cento di tutte quelle presenti sul territorio toscano) dalle elementari alle superiori, potranno sperimentare in prima persona, già al termine del corso di alta formazione, entro la fine di novembre, come la ricerca e le tecnologie robotiche possano rivelarsi utili per sperimentare nuove forme di didattica, adatte ad allievi di ogni età, utili per tutte le discipline, non soltanto per quelle scientifiche.

Aspettando l’arrivo in classe, la formazione dei docenti avviene da oggi grazie alla collaborazione tra l’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna e l’Università di Firenze, coinvolta nell’accordo siglato a marzo 2015, grazie al quale sarà possibile estendere il numero di scuole toscane già coinvolte nella sperimentazione del progetto di “robotica educativa”. In particolare, i ricercatori del gruppo di Antonio Calvani saranno tra i docenti del corso di alta formazione, per concentrarsi sugli “ambiti pedagogici” utili a garantire ai ricercatori dell’Istituto di BioRobotica la possibilità di “misurare” i criteri di qualità da introdurre nelle metodologie didattiche coinvolte dalla “robotica educativa” e validare così un metodo innovativo d’insegnamento delle materie tradizionali, grazie all’introduzione delle “discipline robotiche”.

I vantaggi della “robotica educativa” saranno evidenti soprattutto per gli studenti, mentre gli insegnanti potranno essere coinvolti in un processo che ne valorizzerà il ruolo e le competenze. La “robotica educativa”, infatti, potrà diventare il mezzo che agevolerà l’apprendimento o, addirittura, può trasformare lo stesso robot in un tutor per agevolare l’apprendimento delle materie curricolari e affini a quelle scientifiche e tecnologiche. La robotica può diventare utile anche per coinvolgere in materie come la letteratura italiana, le lingue straniere, la filosofia la geografia, adattandosi agli obiettivi didattici e pedagogici di ciascuna fascia d’età, oltre a favorire la capacità di orientamento degli studenti verso il mondo della ricerca nei settori scientifici e tecnologici e per educare le nuove generazioni agli sviluppi del progresso scientifico e tecnologico. In questo contesto, la “robotica educativa”potrà trasmettere conoscenze utili per un uso responsabile della scienza e tecnologia da parte dei più giovani.

“La nostra sfida – commenta Paolo Dario dell’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna – è contribuire alla trasformazione del sistema scolastico per ‘adattarlo’ alle esigenze che richiede l’educazione del  XXIsecolo. In tutto il mondo si fronteggia la sfida dell’innovazione educativa per portare la scuola a fornire conoscenze e competenze per preparare i giovani a soddisfare le domande del lavoro e della vita nella ‘società della conoscenza’. La ricerca e l’innovazione, soprattutto nel campo della robotica, settore ormai presente in tutti gli aspetti che caratterizzano lo sviluppo e il progresso, possono essere strumenti efficaci per agevolare l’apprendimento e stilarne modelli di analisi e di valutazione, nell’interesse esclusivo dei docenti e degli allievi”.

“L’introduzione della robotica nella scuola – sottolinea Antonio Calvani del Dipartimento di Scienze della formazione e psicologia dell’Università di Firenze – può rappresentare una buona opportunità per sviluppare nuove abilità cognitive e competenze trasversali, rilevanti nella società contemporanea. E’ opportuno tuttavia accompagnare tale introduzione con una consapevole finalizzazione pedagogica, una adeguata  declinazione curricolare  e una definizione precisa degli obiettivi da raggiungere, prendendo le distanze dall’attrazione di superficie che un argomento del genere può esercitare”.

 “Siamo qui per creare un ponte – aggiunge il vice presidente e assessore regionale alla ricerca e università, Monica Barni – tra le scuole toscane, i centri di ricerca, le università e le aziende. Da questo punto di vista la robotica educativa rappresenta un’occasione preziosa per gli insegnanti che partecipano al corso organizzato dalla scuola superiore Sant’Anna di Pisa, per aggiornare le loro metodologie didattiche con una delle opportunità più avanzate che la tecnologia mette a nostra disposizione in un settore, quello della robotica, in forte crescita. L’auspicio è che con questo corso si riescano a piantare nuovi semi capaci di dare buoni frutti in numerosi campi, penso ad esempio a quello dell’integrazione degli alunni diversamente abili, ma anche a quello dell’educazione al lavoro di gruppo, allo sviluppo della creatività, all’imparare facendo e alle migliori tecniche di coinvolgimento attivo: tutte buone pratiche che sta al mondo della scuola di utilizzare, diffondere, condividere”.


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