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2 dicembre 2015

Teraboard: autostrade sempre connesse alla rete grazie alla Sssup

Progetto Teraboard

Teraboard è un progetto di Photonics public private partnership” coordinata dalla Sssup: un progetto grazie al quale le autostrade saranno sempre connesse alla rete.

Progetto Teraboard

Progetto Teraboard

Dalla fotonica le nuove infrastrutture per sostenere il “traffico” che, entro il 2020, crescerà in maniera esponenziale; dal programma “Horizon2020” oltre 4 milioni di euro per le ricerche che si sviluppano da oggi per 36 mesi, coordinate dal Cnit con il centro InPhoTec della Scuola Superiore di Studi Universitari e Perfezionamento S.Anna di Pisa; tra i partner Ericsson Telecomunicazioni, STMicroelectronics, Alcatel-Lucent Italia, Consiglio nazionale delle ricerche  

Telecomunicazioni, l’Italia guida la nascita delle “autostrade” dove correranno i dati: con progetto europeo Teraboard apparati dal basso consumo ed elevata densità di banda per una società sempre connessa

Il traffico dati cresce in misura esponenziale e aumenta il fabbisogno di “autostrade” sempre più scorrevoli, dove la velocità e la sicurezza raggiungano standard significativi per soddisfare la richiesta di comunicare e di restare connessi.

Teraboard, il nuovo progetto europeo che rientra nel programma Horizon2020 inizia oggi e, in 36 mesi, svilupperà soluzioni infrastrutturali caratterizzate dal bassissimo consumo e dall’elevata densità di banda per agevolare le comunicazioni dati e per gestire server e board di processamento di pacchetti nei “data center”, le stazioni si smistamento dei dati, dove – per fare un esempio – ogni video di Youtube o messaggio di Facebook transita sotto forma di migliaia di miliardi di byte.

Il ruolo dell’Università Sant’Anna di Pisa nel progetto Teraboard

Teraboard è un’iniziativa del “Photonics public private partnership”, secondo l’accordo di sovvenzione H2020-ICT-2015 n°688510, e si trova con un budget totale a disposione pari a 4,25 milioni di euro, destinato a “beneficiari” italiani ed europei: il Consorzio nazionale interuniversitario per le telecomunicazioni (Cnit) in qualità di coordinatore, con il supporto interno del Centro per le tecnologie fotoniche (InPhoTec) dell’Istituto TeCIP della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e, come partner, aziende e istituti leader quali Ericsson Telecomunicazioni, STMicroelectronics, Imec (Belgio), Alcatel-Lucent Italia, iMinds (Belgio), Consiglio nazionale delle ricerche, Universitat Politecnica de Valencia (Spagna), European Photonics Industry Consortium (Francia).

Le comunicazioni dati rivestono un’importanza fondamentale per l’evoluzione della società: l’attuale uso di servizi internet e voce nelle comunicazioni si evolve nel futuro 5G, la quinta generazione di comunicazioni wireless, all’interno della quale lo scambio dati e le telecomunicazioni standard diventeranno un tutt’uno con l’ “internet delle cose”. Di conseguenza, i ricercatori stimano che, entro il 2020, il traffico dati crescerà in maniera esponenziale, andando oltre la cosiddetta “Zettabyte era”. Questa evoluzione richiede un percorso tecnologico su larga scala che garantisca un incremento della banda delle comunicazioni di un “fattore 1000” entro il 2020.

“Il progetto europeo Teraboard – commenta Marco Romagnoli, direttore dell’Area advanced photonic integrated technologies del Cnit e professore a contratto della Scuola Superiore Sant’Anna – punta ad aumentare la capacità e la velocità di comunicazione tra server nei data center, mediante sistemi di trasmissione fotonica realizzati in dimensioni inferiori al millimetro quadrato e con consumi ridottissimi, ovvero 10 volte inferiori agli attuali. Questa nuova classe di dispositivi fotonici sarà sviluppata e utilizzata dalle maggiori aziende nel settore delle telecomunicazioni (Ericsson e Alcatel Lucent) e della microelettronica (ST Microelectronics) contribuendo così all’ulteriore crescita di aziende europee. La tecnologia utilizzata sarà basata su silicio e fornirà prototipi di moduli capaci di sostenere Tb/s di traffico aggregato, ovvero milioni di megabit al secondo, scalabili fino a centinaia di Tb/s, che è l’equivalente – conclude Marco Romagnoli – di racchiudere in pochi centimetri quadrati  tutte le attuali trasmissioni transoceaniche”.


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