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26 gennaio 2016

Alga Rossa calcarea non marina scoperta dall’Università di Trieste

Alga Rossa

Scoperta la prima Alga Rossa calcarea non marina grazie alla ricerca del Dipartimento di Scienze della Vita dell’Università Trieste.

Alga Rossa

Alga Rossa

Un’equipe di ricercatori di 5 istituti europei ha identificato e descritto la prima alga rossa calcarea che vive esclusivamente in ambiente fluviale. Le alghe rosse calcaree sono rappresentate da 725 taxa, diffuse dai tropici alle regioni polari, dove fungono da importanti biocostruttori di habitat marini.

La nuova alga, che invalida il paradigma delle alghe rosse calcaree come gruppo esclusivamente marino, è stata trovata in Croazia nel fiume Cetina. Le analisi morfologiche e molecolari hanno dimostrato che si tratta di una specie del genere Pneophyllum (che annovera diversi rappresentanti in ambiente marino) ed è stata chiamata P. cetinaensis sp. nov. dal nome del fiume del quale sembra essere endemica.

Le analisi ecofisiologiche condotte dal gruppo di ricerca “Biodiversità ed Ecofisiologia delle Macroalghe Marine” del Dipartimento di Scienze della Vita dell’Università degli Studi di Trieste hanno dimostrato che questa specie, completamente adattata all’ambiente in cui vive, non è più in grado di sopravvivere in acqua di mare. L’ateneo triestino si è occupato anche dello studio morfologico coinvolgendo un pool di ricercatrici tutto al femminile: Sara Kaleb e Annalisa Falace della sezione Macroalghe e Francesca Vita del Centro di Microscopia Elettronica. L’importate scoperta scientifica è stata pubblicata sulla rivista Scientific Reports, versione online della prestigiosa rivista Nature, dove viene ipotizzato che la transizione di questo genere dall’ambiente marino a quello fluviale sia avvenuto durante l’ultima glaciazione (20.000 anni fa), favorita dalle peculiari condizioni chimico-fisiche che caratterizzano il fiume Cetina.

La scoperta dell’alga rossa calcarea non marina dell’Università di Trieste

Questa scoperta potrebbe avere un impatto significativo per diversi campi di studio come la Paleobiologia, poiché le alghe calcaree rappresentato testimonianze fossili di ere passate, finora considerate come indicatori di paleoambienti esclusivamente marini. Inoltre questa specie che è riuscita a superare il confine mare-fiume è di particolare interesse per lo studio di meccanismi genomici ed ecofisiologici, che sono alla base di questa transizione. Questa nuova specie ha infine un grande potenziale come organismo modello per lo studio dell’evoluzione della speciazione peripatrica.

Questo è solo uno dei risultati raggiunti di recente dalle ricercatrici del gruppo Macroalghe Marine del Dipartimento di Scienze della Vita, nell’ambito dei programmi di ricerca europei e nazionali in cui sono attivamente coinvolte (Interreg Italia-Slovenia “TRECORALA”; PRIN-MIUR “Biocostruzioni costiere italiane”). Le alghe coralline, in quanto importanti biocostruttori di habitat marini, rientrano infatti tra gli obiettivi della loro ricerca principalmente mirata allo studio di Coralligeno e letti a rodoliti. Le concrezioni a coralligeno del Mar Mediterraneo sono considerati degli “hot spot” di diversità specifica la cui conservazione è diventata una priorità a livello internazionale.


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