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29 gennaio 2016

Amos Oz riceve Laurea Honoris Causa all’Università di Milano

Amos Oz

La Laurea Honoris Causa ad Amos Oz e il richiamo al valore della Scienza al centro della cerimonia nell’Aula Magna “Luigi Mangiagalli”.

Amos Oz

Amos Oz

Si è svolta questa mattina nella storica Aula Magna dell’Università degli Studi di Milano, recentemente rinnovata, e intitolata a Luigi Mangiagalli in occasione dei 100 anni di Città Studi, la cerimonia di inaugurazione dell’Anno Accademico 2015-2016.

Nel corso della cerimonia è stata conferita la laurea magistrale honoris causa in Lingue e culture per la comunicazione e la cooperazione internazionale allo scrittore israeliano Amos Oz.

“Per la profondità e l’originalità delle sue opere – recitano le motivazioni – con cui ha saputo rappresentare con straordinaria intensità una specifica realtà storica e insieme una generale condizione umana, e per il costante impegno politico-morale, volto a favorire una soluzione pacifica dei conflitti e l’integrazione fra popoli e culture”. A ritirare il riconoscimento dalle mani del Rettore Gianluca Vago per conto del padre, trattenuto a Gerusalemme da problemi di salute, è stata la figlia di Oz, Fania Oz-Salzberger. Amos Oz ha portato il suo saluto in un videomessaggio, inviando per l’occasione un suo testo inedito, “L’Eredità del barone”, del quale è stata data lettura nel corso della cerimonia. Due le Laudatio per Amos Oz, pronunciate da Gianni Turchetta, direttore del Dipartimento di Scienze della mediazione linguistica e di studi interculturali, struttura proponente dell’attribuzione della laurea honoris causa, e da Goffredo Fofi.  Gianni Turchetta ha aperto il suo discorso con una citazione da Una storia di amore e di tenebra: “Da grande volevo diventare un libro. Non uno scrittore, un libro: perché le persone le si può uccidere come formiche”, richiamando la “tenacia della letteratura e la fragilità umana” e ricordando l’”obbligo della memoria”, a due giorni dal 27 gennaio. Turchetta ha definito Oz “scrittore irriducibilmente israeliano, e al tempo stesso profondamente euro­peo, che con la sua narrativa è andato componendo un quadro amplissimo, profondo e polifonico della storia e della vita quotidiana di Israele”. Goffredo Fofi ha voluto ricordare il “sentimento di responsabilità che Oz dimostra di fronte alla sua storia e al suo lavoro di narratore ma anche di fronte alla Storia con la maiuscola, che è Storia di tutti e che è quella di un Novecento tormentato e di un primo Duemila che non lo è di meno”, sottolineando come in tutti questi anni “la compagnia dei suoi personaggi ci sia diventata familiare e necessaria: tanti personaggi, una schiera, e bensì tutti in qualche modo nostri simili, nostri vicini.”

Il discorso del rettore Gianluca Vago dell’Università di Milano che cita Amos Oz

All’intervento del Presidente della Conferenza degli studenti Tommaso Sperotto, è seguita la Prolusione, “Una volta gli Inglesi venivano a studiare in Italia…e adesso?”, pronunciata da Giuseppe Remuzzi, da poco chiamato per “chiara fama” alla cattedra di Nefrologia della Statale.
La Scienza è stato senza dubbio l’elemento centrale del discorso di apertura di anno accademico del Rettore Gianluca Vago. Tornando a ribadire la “straordinaria opportunità” che l’area del sito Expo rappresenta “per un grande progetto che unisca i temi della formazione, della ricerca, dell’applicazione industriale, della divulgazione e dell’educazione alla scienza” e sottolineando come “il vero Campus sia l’intera area e non solo quella che potrebbe ospitare la Statale, o l’IIT, o chi altro”, il Rettore si è soffermato sul clima di “diffidenza e di ostilità” o di “mancata comprensione” delle ragioni della scienza nel paese. La scienza rappresenta, ha detto Vago “il più grande portato della nostra civiltà, e anche del nostro paese, alla storia dell’uomo”. “Parlo di un’idea di scienza, di un’idea di cultura – ha continuato Vago – che dobbiamo alimentare, sostenere, in cui dobbiamo credere come fondamentale motore di conoscenza e di crescita. E allora – ha proseguito – che Milano sia una Città della Scienza, e che Milano difenda e rappresenti quest’idea del mondo.”

Decisamente positivo il bilancio della Statale emerso dal discorso del Rettore, a cominciare proprio dalla ricerca scientifica: 10% in più di progetti stipulati nell’ambito di Horizon2020, 20 progetti vinti sui bandi 2015 per la ricerca della Fondazione Cariplo (nei quali la Statale è prima per progetti vinti in 3 dei 4 bandi), 14.000 pubblicazioni scientifiche nel biennio 2014-2015, oltre ai riconoscimenti di prestigio anche individuali, come la nomina del fisico Giorgio Rossi  alla presidenza ESFRI. Sei sono stati i vincitori di ERC entrati in Statale nell’anno trascorso, che si sommano ai sette già presenti, mentre negli scorsi mesi sono arrivati anche Giuseppe Remuzzi e, dallo Sloan Kattering di New York, Virgilio Sacchini, considerato uno dei migliori chirurghi d’America. Per la didattica, mentre pochi giorni fa è stato raggiunto il numero più alto di immatricolazioni dall’introduzione del 3+2, con 16.000 nuovi iscritti nonostante l’allargamento del numero programmato, in Statale nel 2015 il numero dei fuori corso è diminuito di 2.000 unità e sono arrivati 20 nuovi “talenti”, studenti che si sono distinti in discipline diverse, musica, arte, letteratura sport, e dei quali l’Università ha voluto premiare con una borsa di studio l’impegno e la dedizione.  Vago ha ricordato gli obiettivi raggiunti nella politica di sviluppo dell’Ateneo: l’avvio dei lavori per il completamento del Polo veterinario di Lodi, il progetto per un nuovo campus medico nel centro di Milano con il nuovo Policlinico, il nuovo Dipartimento di Oncologia e il progetto del nuovo Dipartimento materno-infantile. Menzionati anche il forte investimento sul progetto di people care e per il sostegno degli studenti più meritevoli, oltre alle tante iniziative di apertura e “restituzione” dell’Ateneo alla città: l’ultima, inaugurata ieri, è DURK, esordio de La Statale Arte e prima personale milanese dell’artista armeno Mikayel Ohanjanyan.

Il Rettore Vago ha concluso il suo discorso citando Amos Oz: “La speranza non è una virtù per tempi tranquilli, ma è l’unica virtù di cui abbiamo necessità assoluta nelle epoche di instabilità e incertezza, come questa che stiamo vivendo; e la speranza abita il cuore di ogni uomo”.


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