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26 gennaio 2016

Scorbuto scoperto in Egitto nei resti di un bambino di circa un anno

Scorbuto scoperto in Egitto


I resti di un bambino di circa un anno testimoniano il primo caso di scorbuto dell’antico Egitto. La scoperta è stata condotta dall’Università di Bologna.

Scorbuto scoperto in Egitto

Scorbuto scoperto in Egitto

Lo scheletro è stato rinvenuto nel villaggio di Nag el-Qarmila, non lontano da Assuan, da una missione archeologica congiunta dell’Università di Bologna e dell’Università di Yale.

All’origine della malattia potrebbe esserci la carenza di vitamina C nell’alimentazione della madre.

Morire di scorbuto a circa un anno di età. È il triste destino probabilmente toccato a un bambino vissuto nell’antico Egitto predinastico, tra il 3800 e il 3600 avanti Cristo. Il suo scheletro è stato rinvenuto nel villaggio di Nag el-Qarmila, non lontano da Assuan, dall’Aswan-Kom Ombo Archaeological Project (AKAP), missione archeologica congiunta dell’Università di Bologna e dell’Università di Yale, attiva dal 2005 nella regione e diretta dalla professoressa Maria Carmela Gatto e dal professor Antonio Curci.

Sul cranio dell’infante, in particolare sulla mascella e sulla mandibola, nonché su altri elementi dello scheletro quali omeri, radio e femori, i bioarcheologi che lavorano al progetto – Mindy Pitre della S. Lawrence University e Robert Stark della McMaster University – hanno evidenziato porosità riconducibili allo scorbuto, malattia dovuta alla carenza di vitamina C nell’organismo.

Primo probabile caso di scorbuto osservato nell’antico Egitto

La scoperta – documentata in un articolo pubblicato sull’International Journal of Paleopathology – testimonia il primo probabile caso di scorbuto osservato nell’antico Egitto: una dato che mostra l’antichità della malattia e pone interrogativi sul tipo di alimentazione in uso all’epoca nella regione. È probabile infatti che il bambino fosse ancora allattato dalla madre e che quindi la carenza di vitamina C, responsabile della malattia, derivasse dalla dieta materna.

Allo stato attuale è difficile dire se tale carenza dipendesse da una effettiva indisponibilità di certi alimenti o fosse il risultato di scelte culturali, come ad esempio il divieto di mangiare certi cibi. In entrambi i casi, però, questo comportamento alimentare avrebbe provocato la comparsa della malattia che si sarebbe poi rivelata fatale per il bambino.


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