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12 febbraio 2016

Blocco classi e scatti stipendiali università: docenti per lo sblocco

Protesta concorso scuola 2016
Protesta contro blocco classi e scatti stipendiali all'università

Protesta contro blocco classi e scatti stipendiali all’università

Come protesta contro il blocco classi e scatti stipendiali nelle università, i docenti pisani non si sottraggono alla valutazione: lottano per la dignità del loro lavoro e del loro Ateneo. Oltre 20000 Docenti Universitari di 82 Università italiane “in rivolta” contro il blocco classi e degli scatti stipendiali. A Pisa adesione record a livello nazionale (25%).

Nel 2010 il governo decise di bloccare classi e scatti stipendiali per tre anni per una gran parte di dipendenti pubblici, tra cui i docenti universitari. Si trattava di un sacrificio che, in un momento di grave difficoltà economica, lo stato esigeva dai propri dipendenti (pur esentandone alcuni, ad esempio i magistrati, per altro assai meglio pagati dei docenti universitari). Il blocco classi e scatti stipendiali, di fatto, è durato sino al 2015, tranne che per la docenza universitaria, che è stata invece sbloccata solo dal 1° gennaio 2016.

La fine del blocco classi e scatti stipendiali all’università è avvenuta con una modalità che ha costituito una grave e immotivata discriminazione ai danni dei docenti universitari, lesiva della loro dignità: per tutti gli altri dipendenti pubblici il blocco è cessato fin dal 1° gennaio 2015, e il periodo 2011-2014 è stato riconosciuto valido per gli effetti giuridici; nel caso dei docenti universitari invece il blocco è cessato solo dal 1° gennaio 2016 e senza alcun riconoscimento degli effetti giuridici del periodo 2011-2015!

Il non riconoscimento degli effetti giuridici provoca un ingente danno economico per i docenti e le loro famiglie, pari a circa due anni di stipendio lordo, che diventano tre nel caso dei più giovani. Il non riconoscimento incide infatti per tutta la vita lavorativa sullo stipendio, e in seguito su TFR e pensione. Un “contributo” al risanamento del tutto sproporzionato!

Dopo aver invano sollevato il problema verso il Governo e il Parlamento, un gruppo di docenti universitari, su iniziativa del prof. Carlo Ferraro del Politecnico di Torino, ha deciso di intraprendere un’energica azione di protesta su scala nazionale a sostegno delle proprie istanze, avendo cura di scegliere una modalità che non provocasse alcun tipo di danno agli studenti, né alcuno scadimento della qualità della didattica.

La protesta dei docenti pisani contro il blocco classi e scatti stipendiali all’Università

I docenti aderenti alla protesta contro il blocco classi e scatti all’Università hanno infatti deciso di determinare uno slittamento temporaneo della procedura di Valutazione della Qualità della Ricerca degli Atenei (VQR 2011-14), promossa dal Ministero dell’Università e della Ricerca, astenendosi dall’indicare al Ministero le proprie pubblicazioni da sottoporre a valutazione.

E’ bene chiarire che i docenti non si sottraggono affatto alla valutazione: sono già la categoria di dipendenti pubblici sottoposti al maggior numero di procedure di valutazione; ma la rinviano, in attesa che siano accolte le seguenti richieste:

1) sblocco delle classi e degli scatti stipendiali a partire dal 1° gennaio 2015, come per tutti gli altri dipendenti pubblici;

2) riconoscimento del quadriennio 2011-2014 ai fini giuridici, con conseguenti effetti economici solo a partire dallo sblocco delle classi e degli scatti dal 1° gennaio 2015, come già avvenuto per tutti gli altri dipendenti pubblici.

Per evitare equivoci e strumentalizzazioni i docenti precisano che non chiedono nessuna restituzione né arretrati per il quadriennio 2011-2014. E non chiedono neanche aumenti di stipendio, ma solo di poter percepire dal 1° gennaio 2015 le retribuzioni che sarebbero spettate loro in assenza del blocco classi e scatti stipendiali del quadriennio 2011-2014, come è stato fatto per tutte le altre categorie del pubblico impiego (tra cui ad esempio i ricercatori CNR, che hanno una tipologia di impiego non molto diversa da quella degli universitari).

All’iniziativa promossa dal prof. Ferraro hanno aderito oltre 20000 Docenti di 82 Università italiane, sono state approvate oltre 130 delibere (Consigli di Dipartimento, Senati Accademici e lettere ai Rettori), in 40 diverse sedi universitarie, e le adesioni alla protesta aumentano di giorno in giorno. A Pisa, la protesta ha rapidamente raggiunto numeri record con oltre 370 adesioni che rappresentano circa il 26% del totale dei docenti dell’Ateneo, registrando in alcuni dipartimenti picchi di adesione del 60% e dell’88%.


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