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26 febbraio 2016

Ricerca CARE: nuovo percorso educativo 0-6 anni scuola dell’infanzia

Concorso Scuola Infanzia
Ricerca CARE

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Ricerca Care: percorso educativo 0/6 anni, insegnanti e genitori d’accordo sugli obiettivi della scuola dell’infanzia.

Lo rivelano i risultati della ricerca CARE presentata oggi all’Università degli Studi di Milano – Bicocca in occasione della prima giornata del XX Convegno Nazionale “Curricolo è responsabilità. La Sfida del progetto 0/6 e oltre”. Esperti italiani e stranieri hanno sottolineato l’importanza della qualità dei servizi per i bambini da 0 a 6 anni in vista della legge delega che istituirà il percorso unificato.

Atteggiamenti positivi nell’apprendimento, competenze emotive e competenze interpersonali: sono questi gli obiettivi educativi fondamentali secondo genitori e educatori nel percorso curriculare da 0 a 6 anni.

Sono i dati che emergono dalla ricerca CARE-Curriculum and Quality Analysis and Impact Review of European Early Childhood Education and Care, presentata oggi nel corso della prima delle tre giornate del XX Convegno Nazionale “Curricolo è responsabilità. Ad aprire i lavori il rettore dell’Università di Milano-Bicocca Cristina Messa e il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia. La sfida del progetto 0/6 e oltre”, organizzato dall’Università di Milano-Bicocca in collaborazione con il Gruppo Nazionale Nidi e Infanzia e l’assessorato all’Educazione e Istruzione del Comune di Milano. Dopo l’avvio dei lavori in sede plenaria oggi nell’Aula Magna dell’Università Bicocca, i lavori proseguiranno sabato 27 nei servizi educativi del Comune di Milano e si concluderanno domenica 28 con un evento aperto al pubblico al Teatro dal Verme.

Ricerca Care condotta su un campione di 973 insegnanti e 1471 genitori

In Italia la ricerca CARE è stata condotta su un campione di 973 insegnanti e 1471 genitori di età compresa tra i 37 e i 45 anni che usufruiscono principalmente dei servizi scolastici comunali e statali e, in misura minore, di quelli privati. Ai partecipanti è stato chiesto di valutare, su una scala da 1 a 5, l’importanza delle competenze trasversali che il bambino dovrebbe acquisire durante il suo percorso prescolastico da 0 a 6 anni. Questi gli indicatori presi in considerazione: capacità di interazione, interesse per la diversità, abilità e conoscenze pre-scolastiche, competenze nei processi di apprendimento, attività fisica, competenze emotive, atteggiamento positivo attitudine all’apprendimento. A presentare i risultati dell’indagine – “Apprendimenti dei bambini e responsabilità degli educatori. Dati e riflessioni dal progetto europeo CARE” – i docenti dell’Università di Milano-Bicocca: Giulia Pastori, Chiara Bove, Piera Braga e Francesca Zaninelli.

Dai risultati ottenuti dalla ricerca Care emerge una convergenza di opinioni tra insegnanti e genitori. Se gli insegnanti assegnano un punteggio di 3,85 alle competenze interpersonali (rispettare gli adulti e i pari, rispettare le regole, rispettare le idee e gli interessi degli altri) da 0 a 3 anni, i genitori attribuiscono un punteggio di 3,84 alle stesse abilità. Questi valori aumentano nella fascia di età da 3 a 6 anni dove il punteggio attribuito è di 4,63 per gli educatori e 4,65 per i genitori. Scorrendo i dati emerge che gli ulteriori obiettivi educativi e di sviluppo ritenuti importanti sono: le competenze emotive, quali comunicare e regolare le emozioni e provare empatia (nella fascia dai 0 ai 3 anni ottiene 3,92 dagli educatori e 3,97 dai genitori mentre nella fascia dai 3 ai 6 anni ottiene 4,6 dagli educatori e 4,66 dai genitori) e gli atteggiamenti positivi nell’ apprendimento, quali l’apertura al nuovo, la perseveranza, la fiducia in se stessi (dai 0 ai 3 anni ottiene un punteggio di 4 per gli insegnanti e di 4,04 per i genitori mentre nella fascia 3/6 il punteggio sale a 4,51 per gli insegnanti e 4,56 per i genitori).

La giornata in Bicocca sulla ricerca Care è stata coordinata da Susanna Mantovani, ordinario di pedagogia generale e responsabile scientifico dell’unità italiana del progetto CARE. Si tratta di un importante progetto Europeo, guidato da un team olandese dell’Università di Utrecht e finanziato dal VII programma quadro, nato con l’obiettivo di supervisionare i servizi dell’infanzia per garantirne la qualità. Il XX convegno, focalizzato sulle migliori esperienze maturate nei servizi del nostro Paese e ben note anche all’estero, nel corso delle tre giornate vedrà la partecipazione di più di mille educatori italiani e stranieri. Michel Vandenbroeck, dell’Università di Gent, Kathy Sylva, dell’Università di Oxford e Christa Preissing, dell’Università di Berlino sono tra gli ospiti internazionali intervenuti durante la prima giornata in Bicocca, insieme ad autorevoli studiosi italiani, tra cui Anna Bondioli dell’Università degli Studi di Pavia.

Il punto del sindaco Giuliano Risappia sulla ricerca Care

«È ormai più che dimostrato, e i risultati della ricerca Care presentati oggi lo confermano, che i primi sei anni di vita dei bimbi sono cruciali per lo sviluppo emotivo, interpersonale e dell’apprendimento – ha spiegato il sindaco Giuliano Pisapia -. La scuola ha in questo percorso di crescita un ruolo fondamentale e investire su questi anni significa investire sul futuro del nostro Paese. Le riflessioni che si faranno in questi tre giorni saranno dunque determinanti per creare una consapevolezza rinnovata e diffusa sulla centralità della scuola».

«Questo convegno sulla ricerca Care – ha detto Susanna Mantovani – si svolge in un momento strategico della storia dei diritti dei bambini e della vita dei servizi educativi e delle scuole dell’infanzia, in quanto con la legge 107/2015 si sanciscono finalmente i livelli essenziali e si definisce l’unitarietà del percorso curricolare 0/6. L’obiettivo è quello di definire le attività curricolari per il periodo prescolastico al fine di promuovere il benessere generale dei bambini, favorendo la loro autonomia. Si è detto per molto tempo che i primi anni di vita siano i più importanti e adesso ne siamo certi. È una conoscenza condivisa in ambito educativo, psicologico, pediatrico e che ha convinto finalmente anche il mondo politico. Sono anni fondamentali, in cui si costruisce un futuro che oggi è molto più incerto. Investire in questa fase della crescita, perciò, è un elemento strategico di prevenzione dell’emarginazione e dalla dispersione scolastica».


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