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24 marzo 2016

Atassia Spinocerebellare: ricerca e cura Università di Ferrara

Ricerca Unife Atassia Spinocerebellare
Ricerca Unife Atassia Spinocerebellare

Ricerca Unife Atassia Spinocerebellare

Unife ed Acaref insieme per un progetto di ricerca sulle malattie degenerative come la Atassia Spinocerebellare.

Parte da Ferrara una nuova fase di ricerca scientifica per combattere l’atassia spinocelebrale, una malattia degenerativa grave e incurabile

Si chiama Atassia Spinocerebellare di Tipo I (SCA1) ed è una malattia genetica degenerativa che impedisce gradualmente alle persone di muoversi, rimanere in equilibrio, parlare, deglutire, respirare e, dunque, vivere.

Come accade per altre malattie genetiche rare, anche per l’Atassia è la ricerca scientifica la strada maestra per arrivare a mettere a punto terapie idonee a combatterla.

E proprio per far progredire lo studio di questa grave forma atassica, la Fondazione Acaref Onlus di Ferrara (Allied Community Ataxia Research Foundation) finanzierà un programma di ricerca presso il Dipartimento di Scienze della vita e biotecnologie dell’Università di Ferrara.

Nelle scorse settimane l’accordo tra Università degli Studi di Ferrara e Acaref è stato ufficializzato ed è iniziata una partnership che porterà un ricercatore a lavorare al programma di ricerca: “Costruzione di vettori non replicativi basati sul virus dell’Herpes Simplex di tipo 1 per lo studio di strategie terapeutiche mirate all’Atassia Spinocerebellare di Tipo I (SCA1)”.

Il punto di Giampiero Domenicali sulla ricerca e cura della malattia Atassia Spinocerebellare

 «La nostra Fondazione – spiega Giampiero Domenicali, presidente Acaref – nasce per dare un sostegno concreto alle persone che soffrono di Atassia. Un impegno che riguarda, da un lato, la volontà di garantire assistenza e includere socialmente i malati di Atassia e dall’altro promuovere e sostenere la ricerca scientifica. Attivare, insieme all’Università di Ferrara, questo programma di ricerca è per noi un risultato importante, ma non è certamente un punto di arrivo. Vogliamo, invece, che sia l’inizio di una fase di ricerca mirata e continua che prenda in considerazione i risultati finora conseguiti e li porti avanti cercando nuove strade per conoscere e sconfiggere la malattia. Il nostro impegno è quello di finanziare i ricercatori anche nei prossimi anni per dare continuità alla ricerca».

Punta alla stessa continuità anche Roberto Gambari, Direttore del Dipartimento di Scienze della vita e biotecnologie. «Il programma rientra perfettamente negli obiettivi di ricerca biomedica del Dipartimento. Qui esiste una collaborazione trasversale tra ricercatori che si interessano di biologia ed evoluzione, sviluppo e valorizzazione di prodotti per la salute, biologia molecolare e biotecnologie e biomedicina. Speriamo davvero che questo intervento abbia risultati scientifici importanti e possa rientrare in un programma di finanziamento continuativo da parte di Acaref».

Soddisfazione per l’attivazione del programma di ricerca anche da parte di Peggy Marconi, Responsabile Scientifica del progetto. «Il nostro obiettivo – spiega Peggy Marconi – è quello di sviluppare una terapia genica utilizzando vettori del virus dell’Herpes Simplex tipo 1 (HSV1). Un approccio nuovo che punta, sostanzialmente, a creare una proteina (Atassina Like 1) che riesca a sostituire quella patologica, causa della mutazione, e di modulare così l’evoluzione della malattia».


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