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16 marzo 2016

Protesta delle università italiane contro i tagli al fondo di finanziamento ordinario: Univr si unisce

Sciopero studenti 15 e 16 novembre
Protesta delle università italiane

Protesta delle università italiane

La ricerca fa primavera: il 21 marzo l’Università degli Studi di Verona partecipa alla protesta delle università italiane contro i tagli al Fondo di finanziamento ordinario.

Alle 17.30, in Gran Guardia, interverranno il rettore Nicola Sartor e il docente di genetica Massimo Delledonne.

Il 21 marzo in ogni università italiana, statale e non statale, si terranno incontri e dibattiti pubblici per riaffermare il ruolo strategico della ricerca e dell’alta formazione per il futuro del Paese. A Verona l’appuntamento è alle 17.30, nella Sala Convegni del Palazzo della Gran Guardia, dove il rettore Nicola Sartor accoglierà universitari, studenti, docenti, personale tecnico e amministrativo e cittadini per raccontare loro il perché di questa giornata di riflessione voluta con forza dalla Crui, conferenza dei rettori delle università italiane, per costruire la nuova primavera della ricerca e dell’università italiana. A seguire l’intervento di Massimo Delledonne, docente di Genetica di ateneo con l’intervento “GENI” nella ricerca. La medicina di precisione parte dalla lettura del DNA.

21 marzo Univr partecipa alla protesta delle università italiane contro i tagli

Una giornata per discutere e raccogliere idee e proposte che saranno inserite in un documento di sintesi unitario che la Crui stessa consegnerà al Governo.

“Dal 2008, infatti, il sistema universitario italiano – spiega una nota della Crui – è soggetto a tagli lineari e progressivi delle risorse. Una scelta politica trasversale che, in coincidenza con la drammatica crisi globale e l’adozione di una radicale riforma organizzativa, si è tradotta nella perdita di oltre 10.000 posizioni di ruolo solo tra quelle per docenti e ricercatori, ovvero tagli superiori al 13% del totale quando la media nel settore pubblico è stata ad oggi del 5%. Ma non solo. I tagli continui al fondo di finanziamento ordinario, l’assenza di un convinto investimento pubblico e privato nella ricerca e nell’alta formazione universitaria hanno determinato l’impossibilità di avviare nuovi percorsi di ricerca e di alta formazione, di investire in servizi e attività per gli studenti e nell’internazionalizzazione, di valorizzare il contributo della struttura tecnica e amministrativa.

Ma soprattutto hanno significato l’impossibilità di reclutare studiosi giovani e meritevoli, il congelamento delle carriere e delle opportunità di crescita professionale, una condizione retributiva che disincentiva i migliori a restare e allontana i giovani talenti e gli studiosi stranieri, l’indebolimento del già precario e fragile diritto allo studio che sta riducendo iscritti e laureati. Ciò nonostante, il valore e la competitività scientifica delle nostre università è rimasta forte. E uniche tra le amministrazioni pubbliche le università sono finanziate sulla base dei costi standard e degli esiti delle valutazioni scientifiche. La società e l’opinione pubblica di tutto questo sanno poco. Non esiste sufficiente consapevolezza del valore, per il Paese, delle sue Università, anche rispetto al confronto internazionale, nonché del rischio di mettere, seriamente e definitivamente, in crisi un sistema che, nonostante tutto, continua a funzionare”.


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