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26 maggio 2016

Passione di Cristo e signifcato via Crucis per Padre Giuseppe Castronuovo: il libro

Dipinto sulla Passione di Cristo
Dipinto sulla Passione di Cristo

La Passione di Cristo

Ecco qual è il significato della Passione di Cristo e della via Crucis, cos’è la misericordia e amore per la Terra Santa: “Via dolorosa, Gerusalemme”, Padre Giuseppe Castronuovo rende omaggio alla figura di Gesù Crocifisso.  

Padre Giuseppe Castronuovo, parroco della Parrocchia di Sant’Antonio di Mercato S. Severino (Sa) nel suo ultimo libro sulla Passione di Cristo spiega il significato della via Crucis. “Via dolorosa, Gerusalemme”: un’opera in versi, un carme spirituale dal candore introspettivo e, al tempo stesso, straordinariamente romantico, in cui il simbolismo cristiano dardeggia, illumina e ingemma il cuore del lettore.

Con “Via dolorosa, Gerusalemme” l’autore ripercorre le tappe della Via Crucis in un commovente viaggio interiore, vissuto di fianco al Signore, con devozione, passione e contemplazione.

Settantotto pagine di preghiera intrise d’amore e rispetto per Gesù, Nostro Redentore. Quindici Stazioni dedicate alla Passione di Cristo: dalla Condanna alla Resurrezione (resurrexit sicut dixit).

Cos’è La Passione di Cristo: significato della via Crucis per Padre Giuseppe Castronuovo

Una copertina suggestiva, simbolica, con le immagini dolenti della “corona di spine” e dei “dadi da gioco”; quei dannati cubetti a sei facce con cui i quattro soldati romani, seduti ai piedi della croce, sul Golgota (o Monte Calvario), si contesero, impietosi, la tunica del Figlio di Dio.

E poi la misericordia. Una parola, anzi una missione, cui Franco Papa ha giustamente conferito, nella sua introduzione, il rango di fil rouge, motivo conduttore del libro.

“Via dolorosa, Gerusalemme” (Edizioni Paguro, 2016) – ben presentata da D. Antonio Sorrentino – è, di sicuro, un’opera sul mistero della Passione di Cristo, destinata alla preghiera.

Ma è anche una metafora della liberazione dell’umanità. Un’assoluzione che l’uomo ha ottenuto grazie al sacrificio del suo Salvatore.

Padre Giuseppe Castronuovo sul significato della Passione di Cristo

Ebbene, per saperne di più sul significato della Passione di Cristo e sulla funzione catartica, su cos’è la Via Crucis, abbiamo contattato Padre Giuseppe Castronuovo, teologo, cristologo, scrittore, autore di articoli su riviste religiose e parroco della Parrocchia di S. Antonio di Mercato S. Severino (SA).

Cos’è la Passione di Cristo, ci parli della sua opera, Via dolorosa, Gerusalemme, 

“È un’opera che si colloca come una riflessione sulla Passione di Cristo; un testo topologicamente ubicato sulla Via dolorosa di Gerusalemme, che è la strada che dal Pretorio porta al Calvario. Ripercorro le quindici stazioni proprio come un sostare davanti a quei luoghi dove la tradizione ha voluto fissare le varie tappe della Passione di Cristo. La Via Crucis nasce intorno al 1700 con San Leonardo da Porto Maurizio, per cui è soltanto a partire dal diciottesimo secolo che si sviluppa tale forma di pio esercizio della Via Dolorosa, anche se già nel Medioevo esisteva una profonda riflessione sulla Passione di Cristo. Il mio testo nasce, come detto, dal desiderio di ripercorrere la Via dolorosa di Gerusalemme. Una via segnata, ancora oggi, da grandi contraddizioni. Basta andare lì, il venerdì, soprattutto quando i frati della custodia del Santissimo Salvatore ripercorrono la via crucis, per accorgersi di quanto l’umanità sia prepotentemente raffigurata nelle sue inaudite contraddizioni. C’è un gruppo di pellegrini che pregano rigorosamente in latino, mentre passanti distratti di religione islamica tollerano questo passaggio dei cristiani; e lo stesso dicasi anche per gli altri abitanti della Terra Santa, gli ebrei. Tutto ciò ha in me generato una riflessione su Gesù di Nazareth e sul suo essere ‘segno’ di questa contraddizione, così come viene definito dall’evangelista Luca. Questo testo nasce dalla preghiera ed è destinato alla preghiera, al Silenzio. C’è una poesia che ho collocato proprio all’inizio del testo, e che ho scritto dopo una giornata di meditazione trascorsa presso la Certosa di Padula. Una poesia che nasce proprio dall’ascolto del Silenzio. ‘Via dolorosa, Gerusalemme’ è, quindi, un testo che potrebbe affascinare proprio per la bellezza della storia raccontata. C’è un autore arabo che ha scritto: “Chi si ammala di Gesù difficilmente guarisce”. Ecco, penso che tali versi evochino la malattia che tutti noi portiamo nel cuore”.

Padre Giuseppe Castronuovo: nella I Stazione dell’opera dedicata alla Passione di Cristo, Lei ha scritto “… Misericordia, il nome dell’Amore che ti consegnava alla croce degli uomini perché tu fossi l’Uomo in cui rifulge lo splendore di Dio misericordioso”. Ecco, che cosa rappresenta, per lei, la misericordia?

“La misericordia, almeno nella sua accezione più vasta, è uno degli attributi più importanti di Dio. Nel Nuovo Testamento abbiamo un’affermazione di Giovanni densa e straordinaria: Dio è amore. Ecco la misericordia è amore, è questo accompagnarsi di Gesù al nostro viaggio, al nostro tempo. La misericordia è sapere che il nostro percorso esistenziale non corre verso un nulla in cui si precipita, dimenticando tutto. Cito Leopardi perché credo che solo chi ha vissuto e vive il dramma del ‘Canto del Pastore errante dell’Asia’, con le sue inquietanti domande, possa anche capire che ‘non è funesto a chi nasce il dì natale, ma c’è una redenzione per i nati dei figli degli uomini e anche per i nati dei greggi e degli armenti’. La misericordia è questo accompagnarsi di Dio alla nostra vita; è questo Senso che, nonostante tutto, c’è”.

Il poeta, scrittore e devoto David Maria Turoldo ha scritto – in un libro, intitolato “Il Dramma è Dio” – che: “… è solamente Dio che libera: Dio è la stessa libertà, e tutta la storia non è che una continua lotta di liberazione”. Secondo Lei, quale sorte avrebbe avuto l’umanità, se Adamo ed Eva, pur tentati dal male – da quel male che già serpeggiava, silente, nel paradisiaco Giardino – avessero scelto di non trasgredire? Avrebbe, comunque, avuto una lotta di liberazione da affrontare?

“E’ una domanda molto complessa, la cui risposta riecheggia due grandi scuole teologiche: da un lato quella di Giovanni Duns Scoto della tradizione francescana e San Tommaso d’Aquino della tradizione domenicana. Il primo ritiene che il peccato dell’uomo non abbia costretto Dio ad intervenire, e che, di conseguenza, Gesù si sarebbe incarnato a prescindere dal Peccato Originale. E questa mi sembra una delle prospettive più forti. Cioè Gesù Cristo è l’archetipo dell’uomo, è il progetto originario. Colossesi I-15 dice: ‘Egli è l’immagine del Dio invisibile’. Potremmo dire che Cristo è l’origine. Il peccato è un incidente di percorso. Luigi Pareyson, autore da me studiato per il dottorato in teologia dogmatica, ha scritto che il peccato ha costituito una tragedia cosmo teandrica; cioè ha trascinato Dio, l’uomo e il cosmo in un’unica tragedia. Questa definizione mi sembra, forse, francamente eccedente rispetto alla rivelazione. Ma qui ci viene in soccorso l’altra grande scuola teologica, quella di Tommaso d’Aquino, in cui il peccato c’è, e non può essere ignorato. Gesù è la libertà dell’uomo, la sua liberazione. Il peccato va inteso come il dramma, l’opposizione a Dio: è la rottura del rapporto con Dio. Misericordia significa, in fondo, anche questo: Gesù viene a ristabilire questo rapporto tra gli uomini e l’Altissimo.

Ritornando al tema del mistero della Passione di Gesù, le chiedo: perché sulla croce, al culmine della sua atroce sofferenza, Gesù si domanda “Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?

Caravaggio La Flagellazione di Cristo

Caravaggio La Flagellazione di Cristo

Per quel che concerne la passione di Cristo, e, nella fattispecie, la domanda che Gesù si pone sulla croce, devo dirti che ho scritto qualcosa a tal riguardo.

Ho scritto un altro testo, un’altra Via Crucis in cui, interpretando questo grido d’abbandono in maniera molto più introspettiva, affermo che si tratta della ‘domanda di ogni domanda’. La domanda ‘Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato’ è, dunque, un quesito aperto, perché ogni uomo, di tutti i tempi, possa identificarsi con esso”.

Antonio Migliorino


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