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9 settembre 2016

Archeologia e acustica virtuale: come suonare un flauto di 2000 anni fa

Archeologia e acustica virtuale
Archeologia e acustica virtuale

Archeologia e acustica virtuale

Archeologia e acustica virtuale. Un Flauto di Pan dall’Antico Egitto è il titolo del convegno.

Evento organizzato dal Dipartimento di Beni Culturali, dal Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione e dal Museo di Scienze Archeologiche nell’ambito del progetto di ricerca di Ateneo Archaeology & Virtual Acoustics dell’Università degli Studi di Padova.

A pan flute from ancient Egypt e coordinato dalla Professoressa Paola Zanovello, che si terrà lunedì 12 settembre dalle ore 9.00 in Aula Nievo di Palazzo del Bo, in via VIII febbraio 2 a Padova.

Il Flauto di Pan su cui verte il progetto è giunto a Padova nelle collezioni universitarie insieme ai materiali derivanti dalle ricerche archeologiche di Carlo Anti in Egitto.

Il Flauto di Pan è stato restaurato negli scorsi mesi ed è uno dei reperti più preziosi conservati nella nuova esposizione permanente delle collezioni egizie del Museo di Museo di Scienze Archeologiche e d’Arte dell’Università di Padova.

Si tratta a tutti gli effetti di un reperto rarissimo, ne esistono solo tre al mondo, ed è comparabile solo a quello conservato al Museo greco-romano di Alessandria d’Egitto che, come nel caso del flauto di Padova, si è miracolosamente conservato per oltre due millenni.

Archeologia e acustica virtuale: progetto Archaeology and Virtual Acoustics a Unipd

«Il progetto Archeologia e acustica virtuale, Archaeology and Virtual Acoustics» dice Paola Zanovello «è nato con l’obiettivo di creare un’équipe multidisciplinare che permettesse non solo di studiare un oggetto unico e straordinario, un flauto di Pan composto di canne palustri, proveniente dall’Egitto antico e conservato presso il Museo di Scienze Archeologiche e d’Arte dell’Università, ma anche di realizzare un’installazione multimediale innovativa dedicata alla ricostruzione virtuale dello strumento e della sua sonorità.

L’iniziativa, che ha avuto eco internazionale, ha permesso di ridare voce ad uno strumento musicale fragilissimo, che sarà possibile suonare virtualmente, restituendo voce e melodia alle antiche canne, rimaste mute per migliaia di anni».

Attorno al suo studio è nato il convegno che vuole indagare oltre alle modalità di restauro e conservazione anche la datazione, le indagini paleobotaniche sullo stesso, il contesto di provenienza e non ultimo il “suo suono”. Infatti l’informatica per i beni culturali si occupa non solo dello sviluppo di applicazioni innovative, ma anche di introdurre nuovi paradigmi per la creazione artistica e per la valorizzazione dei beni culturali.

Il punto di Sergio Canazza del Centro di Sonologia Computazionale

A questo proposito, «Il Centro di Sonologia Computazionale del Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione che da molti anni si occupa di produzione, conservazione e valorizzazione di opere di nuova musica anche relativa al Teatro Musicale» sottolinea Sergio Canazza del Centro di Sonologia Computazionale. «Nell’ambito di questo progetto, ha realizzato un’installazione interattiva che permette al visitatore del museo di suonare una versione virtuale dello strumento musicale. La difficoltà e l’innovazione della ricerca» continua Canazza «risiede nel fatto che si è dovuto dedurre il modello sonoro dalle analisi tecniche molto approfondite e specialistiche condotte sul flauto originale e non da misure acustiche, a causa delle condizioni fisiche del flauto stesso che, data la sua fragilità e vetustà, non può essere suonato».

Non solo, da un punto di vista puramente museale la nuova esposizione del Flauto di Pan sarà visibile in anteprima per i partecipanti al convegno nelle sale Museo di Scienze Archeologiche e d’Arte del Liviano.

«Lungamente attesa» conclude Alessandra Menegazzi Conservatore del Museo di Scienze Archeologiche e d’Arte dell’Ateneo «la grande novità è costituita dalla postazione multimediale, interamente dedicata alla valorizzazione a 360° del fragile strumento: dalla sua forma alla ricostruzione delle antiche sonorità. Alle spalle vi è un rigoroso percorso di ricerca che potrà ora diventare, per il Museo, occasione di diffusione della conoscenza verso un pubblico più vasto».


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