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23 settembre 2016

Damiano Marchi presenta il libro sulla scoperta di Homo Naledi

Damiano Marchi
Damiano Marchi

Damiano Marchi

Alla Libreria Ghibellina Damiano Marchi presenta il libro che racconta la scoperta dell’Homo Naledi.

L’incontro fa parte di “Aspettando BRIGHT”, il programma di iniziative che accompagneranno il pubblico alla “Notte dei Ricercatori” del 30 settembre.

Martedì 27 Settembre, alle ore 18.00, alla Libreria Ghibellina, in Borgo Stretto 37, Damiano Marchi, paleoantropologo dell’Università degli Studi di Pisa e unico studioso italiano chiamato a partecipare al workshop scientifico internazionale su Homo naledi.

Presenterà il suo nuovo libro “Il mistero di Homo Naledi” (Mondadori) che racconta la scoperta più rivoluzionaria e misteriosa sull’origine dell’uomo, quella di una nuova specie ominine dalle caratteristiche uniche, che apre scenari inediti sulla nostra storia più antica.

L’incontro, moderato dal giornalista de La Nazione Michele Bulzomì, fa parte del ciclo “Aspettando BRIGHT”, il ciclo di iniziative che nel mese di settembre accompagneranno alla “Notte dei Ricercatori” in programma venerdì 30.

La scoperta di Damiano Marchi docente e docente a Unipi dell’Homo Naledi

I resti del nuovo ominine sono stati portati alla luce in due spedizioni scientifiche effettuate tra novembre 2013 e marzo 2014, con il finanziamento dell’Università del Witwatersrand e della National Geographic Society. Il materiale è stato rinvenuto nella Dinaledi Chamber, localizzata circa 30 metri in profondità all’interno del sistema di caverne denominato Rising Star, nella provincia di Gauteng in Sudafrica.

Il ritrovamento di oltre 1.550 reperti fossili attribuibili ad almeno 15 diversi individui e la presenza di quasi tutte le parti dello scheletro, ha permesso di descrivere la nuova specie in maniera molto accurata.

L’Homo naledi – chiamato così perché “naledi” nella lingua locale del Sudafrica significa “stella”, con riferimento al sistema di caverne (Rising Star) dove l’ominine è stato rinvenuto (in italiano “stella che sorge”) – appare come uno dei nostri antenati più antichi, alto un metro e mezzo, pesante circa 45 chilogrammi e dotato di un cervello piccolo della dimensione di un’arancia.

L’ominine è dotato di dita estremamente curve, più di qualunque altra specie simile, a testimonianza di una particolare abilità nell’arrampicarsi. I piedi, insieme alle lunghe gambe, suggeriscono inoltre che era predisposto per lunghi spostamenti.


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