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19 novembre 2016

Referendum 4 dicembre: come funziona il referendum costituzionale, il punto di Matteoli

Altero Matteoli sul referendum 4 dicembre
Altero Matteoli sul referendum 4 dicembre

Altero Matteoli sul referendum 4 dicembre

Ultime news sul Referendum 4 dicembre: come funziona e cosa cambia con il referendum costituzionale. Intervista esclusiva ad Altero Matteoli.

Cresce l’attesa per l’evento politico più discusso degli ultimi anni. Quali sono i pro e contro della Riforma e le ragioni del Referendum Costituzionale 2016. Cosa voteremo al referendum 4 dicembre? Secondo il Senatore Altero Matteoli: “Se vincesse il Sì avremmo una democrazia meno solida”.

Il prossimo 4 dicembre i cittadini maggiorenni saranno chiamati al voto. Dovranno esprimere il proprio parere sulla riforma di alcuni articoli della Carta Fondamentale.

Dopo diversi mesi di dibattiti politici, è arrivato il momento di esprimere la propria opinione con il referendum costituzionale. Cercare di fare chiarezza sulle ragioni del “si” e del “no” non è semplice.

Anche perchè, secondo alcuni esponenti dell’opposizione, il testo del quesito sarebbe forviante. Mancano però ancora pochi giorni per informarsi, e secondo gli ultimi sondaggi, sono ancora tanti gli indecisi. Perchè votare no? Cosa cambia cambia con il Sì? Voterà Sì, chi vorrà confermare la riforma. Voterà No chi, invece, vorrà bocciarla. Non sarà necessario alcun quorum.

Referendum 4 dicembre 2016: testo del quesito legittimo, via libera al Referendum Costituzionale

La Riforma Costituzionale promossa dal Governo Renzi è stata approvata il 12 aprile 2016 da entrambe le Camere. Ed è stata pubblicata, dopo tre giorni, nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica.

Tuttavia, durante il voto in Parlamento, non si è raggiunta la maggioranza qualificata. Per cui, la consultazione referendaria è divenuta una necessità.

E, pertanto, ad agosto, la Corte di Cassazione ha dato il via libera alla sottoposizione della legge a referendum costituzionale ai sensi dell’art. 138 cost. Ed ha, altresì, dichiarato la legittimità del quesito con cui gli italiani saranno chiamati alle urne. E, di fatto, anche quella del Parlamento.

Sì, perché l’antecedente storico del conflitto ideologico nato su Riforma costituzionale e referendum 4 dicembre era, ed è, la presunta illegittimità del Parlamento italiano.

Un’ultima polemica è poi emersa sulla “grammatica” del quesito referendario e sulla legittimità costituzionale della legge n. 352 del 1970. E in particolare sul mancato obbligo di suddivisione dei temi del quesito. Sono stati, così, presentati diversi ricorsi, che, proprio qualche giorno fa, i giudici hanno poi rigettato.

Referendum 4 dicembre: le ragioni del No e del Sì, ecco cosa votiamo

In soldoni, se il Referendum 4 dicembre arriderà ai sostenitori del Sì, la Repubblica Italiana non sarà più la stessa. E, di fatto, la sola Camera dei Deputati deterrà la funzione legislativa e il potere di dare e togliere la fiducia al Governo. Di conseguenza, il nuovo Senato sarà relegato ad un ruolo marginale, con una composizione di soli 95 membri eletti dai consigli regionali (più 5 nominati dal Capo dello Stato).

Anche se, stando all’articolo 70 della riforma, manterrà comunque una funzione legislativa paritaria in alcune materie di peculiare importanza (riforme e leggi costituzionali).

Oltre al superamento del bicameralismo paritario ed alla riduzione del numero dei parlamentari, gli altri tasselli basilari della Riforma concernono la revisione del Titolo V della parte seconda della Costituzione. Altresì importanti appaiono le modifiche al meccanismo d’elezione del Capo dello Stato. E quelle dei Giudici della Corte Costituzionale. Poi c’è l’abolizione della previsione costituzionale delle Province. E, infine, la soppressione del Cnel e la decretazione d’urgenza. Quindi, l’introduzione del “voto a data certa”, la democrazia partecipativa.

Poi si abbasserà il quorum per la validità dei Referendum abrogativi. Ma, purtroppo, le firme necessarie per proporre un disegno di legge ad iniziativa popolare saliranno dalle attuali 50mila, alle future 150mila. Anche se poi il Parlamento avrà l’obbligo di discutere e deliberare entro termini ben precisi.

Intervista al Sen. Matteoli sul Referendum 4 dicembre

E allora: perché votare no o sì al Referendum 4 dicembre? E quali saranno gli effetti del voto? Lo abbiamo chiesto al Senatore Altero Matteoli, già Ministro dell’Ambiente (2001-2006) e delle Infrastrutture e dei Trasporti (2008-2011). Attuale membro del Gruppo Parlamentare FI – PdL, nonché Presidente della VIII Commissione permanente (Lavori pubblici, comunicazioni) della XVII legislatura.

Senatore Matteoli, Lei è uno dei principali sostenitori del Fronte del No. Ecco, secondo Lei, perché gli italiani dovrebbero votare No al referendum 4 dicembre?

“Il ‘No’ che sostengo con convinzione ha varie motivazioni. La riforma voluta da Renzi squilibra il sistema istituzionale, non supera davvero il bicameralismo e connessa, come è, alla nuova legge elettorale in vigore, espone il Paese a un rischio che non dobbiamo correre, quello di limitare la democrazia fondata sul Parlamento eletto dai cittadini e sui contrappesi tra poteri che verrebbero indeboliti. Peraltro, Renzi, con molta furbizia, spera di autoassumersi poteri eccessivi diventando, da presidente del Consiglio, il detentore della scelta dei parlamentari di maggioranza con tutte le conseguenze che ciò comporterebbe”.

Quali sono i pro e contro della Riforma Costituzionale? Cosa succederà se al referendum del 4 dicembre, vincerà il Sì?

“Se vincesse il Sì il rischio è quello che ho appena accennato: avremmo una democrazia meno solida, dove il potere degli elettori verrebbe indebolito e dove un solo uomo avrebbe poteri incontrollati. Ora sarebbe probabilmente Renzi, che si è cucito l’abito su misura, domani chi sarà? Le riforme si scrivono per durare nel tempo e per tale ragione devono essere condivise da un arco di forze il più ampio possibile. Con la vittoria del No sarebbe invece più facile avviare un percorso riformatore concordato e condiviso. Noi di centrodestra la riforma della seconda parte della Costituzione la vogliamo ma non in una versione qualsiasi e pasticciata, vogliamo riforme accettate da tutti. Questa di Renzi spacca il Paese e la Costituzione deve essere una Carta su cui tutti si riconoscono”.

Forse, l’unica novità apprezzabile, tra quelle poste nel quesito del referendum del 4 dicembre, è espressa dall’introduzione del cosiddetto “referendum propositivo”. Senatore Matteoli, che ne pensa?

“Non vedo grandi aspetti positivi nella riforma, se non la revisione del titolo quinto con la sostanziale eliminazione delle materie concorrenti Stato-Regioni che ha determinato contenzioni innumerevoli. Il referendum propositivo è solo annunciato nel testo, servirebbe un’altra legge costituzionale e una legge di attuazione per renderlo operativo. Insomma, si tratta di una riforma da respingere”.

Antonio Migliorino


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