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19 novembre 2016

Referendum costituzionale 4 dicembre: vince il No secondo Giulio Tremonti

Giulio Tremonti sul referendum costituzionale 4 dicembre
Giulio Tremonti sul referendum costituzionale 4 dicembre

Giulio Tremonti sul referendum costituzionale 4 dicembre

Ecco perchè vince il no al referendum costituzionale 2016:  le ragioni e i punti deboli della riforma, intervista esclusiva al Senatore Giulio Tremonti.

Domenica 4 dicembre 2016 si voterà per confermare o respingere la revisione di ben 47 articoli della Costituzione italiana. Dal nuovo federalismo ad un Senato con meno poteri legislativi. Fino a scalfire il tramonto del bicameralismo paritario. Sono questi, probabilmente, i temi più caldi.

C’è grande attesa. Il futuro dell’Italia è appeso ad un filo. Del resto, quello di dicembre sarà, senza dubbio, l’evento politico più interessante degli ultimi anni. E non solo in Italia. Poiché, il referendum costituzionale del 4 dicembre 2016 è ormai al centro di un dibattito politico internazionale.

L’Europa, i mercati, i grandi investitori e numerosi quotidiani del mondo sono, infatti, alla finestra.

E s’interrogano, da mesi, sulla sorte del Bel Paese. I principali esperti ed analisti occidentali hanno, da tempo, cerchiato in rosso la fatidica data sul calendario. Perché temono che in Italia possa riaffiorare l’instabilità politica ed economica. E ora, archiviate le vicende Brexit Britain e Presidenziali Americane stanno puntando i riflettori sui potenziali effetti del referendum del 4 dicembre. Ma le ragioni di un simile interesse non appaiono solo economiche. Ma sono soprattutto politiche.

Referendum costituzionale: cosa cambia con il Sì – PDF testo completo del quesito referendario

Testo della riforma costituzionale 2016 – cosa cambia e cosa resta << scarica

La riforma della Costituzione del 4 dicembre ha, infatti, ad oggetto la cosiddetta legge di revisione costituzionale Renzi – Boschi. Il cui testo è stato approvato dal Parlamento italiano in data 12 aprile 2016. Il disegno di legge concerne: la soppressione del Cnel, la revisione del Titolo V, il superamento del bicameralismo perfetto. Inoltre anche il contenimento dei costi politici e la riduzione del numero dei parlamentari.

Al referendum costituzionale, gli italiani saranno, dunque, chiamati ad esprimere un parere favorevole (Sì) o contrario (No) in merito alla modifica di molti articoli della Carta Fondamentale.

In soldoni, se passerà il Sì, la Repubblica Italiana non sarà più la stessa. Poiché, il Parlamento non avrà più due Camere con poteri equipollenti. Non ci sarà più alcun bicameralismo perfetto, o paritario. E, di fatto, la sola Camera dei Deputati deterrà la funzione legislativa e il potere di dare e togliere la fiducia al Governo.

Intervista esclusiva a Giulio Tremonti sul referendum costituzionale

E allora, perché gli italiani voteranno No al referendum? Lo abbiamo chiesto al Prof. Giulio Tremonti, già Ministro dell’Economia e delle Finanze, nonché attuale Senatore di Gal (Gruppo Grandi Autonomie e Libertà), avvocato e saggista.

Senatore Tremonti, Lei è da sempre un attento osservatore delle dinamiche politiche italiane, internazionali ed europee. Lo dimostra, peraltro, il suo ultimo saggio, “Mundus Furiosus”. Ecco, potrebbe aiutarci a comprendere le ragioni politiche del No al referendum costituzionale?

“Nella storia le Costituzioni sono sempre state di tre tipi: prodotte a seguito di guerre o rivoluzioni; graziosamente concesse dai sovrani; scritte per comune convinzione tra tutti i rappresentanti del popolo. Ora ne avremmo una di quarto tipo: scritta per approssimazione e per appropriazione. La ‘Costituzione’ di un partito, malamente disegnata da un partito e per un partito che, una volta «vinte» le elezioni, potrebbe senza limiti fare tutto ciò che vuole. Con modiche quantità di popolo. Ma creando nel Paese, comunque vada il ‘referendum’, una ulteriore, violenta e non necessaria divisione” – spiega il Senatore Tremonti -.

Riforma costituzionale e legame con la legge elettorale per Tremonti

“È il frutto atteso da due congiunte leggi di riforma, una elettorale, l’altra costituzionale. Due leggi sviluppate in parallelo al servizio di un unico piano politico. E oggi è inutile negarlo. La nuova legge elettorale è solo per la Camera e non per il Senato, per la semplice ragione che nella nuova parallela ‘Costituzione’ questo non sarebbe più eletto dal popolo” – continua l’ex Ministro dell’Economia -.

Il Fronte del Sì (alla riforma costituzionale) sostiene che la Riforma Renzi – Boschi sia in grado di velocizzare e stabilizzare lo sviluppo del Paese. Senatore Tremonti, è davvero così?

“Come le dicevo, legge elettorale e riforma costituzionale sono due pezzi disegnati per essere poi fusi in unico monoblocco di potere. Il secondo pezzo, fabbricato nell’officina della riforma costituzionale, dovrebbe funzionare come una macchina più veloce, più economica, più stabile. Anche se, nel solo 2014 il vecchio sistema bicamerale italiano è stato così ‘lento’ da produrre più leggi che in Germania o in Francia.

In realtà in Italia non servono più leggi e, comunque, quello della maggior velocità legislativa è un falso problema. Inoltre, se anche il prezzo di listino fosse un po’ più basso, il costo di manutenzione e di transazione, per procedure e conflitti di attribuzione e potere, sarebbe certamente più alto. Quanto alla maggiore stabilità, la competenza del nuovo ‘Senato’ non è stata limitata ai ‘territori’, alle materie di interesse municipale e regionale, come sarebbe stato logico, ma estese all’Europa. E così si finisce per dare al nuovo ‘Senato’ una competenza a sua volta quasi universale. Così che si passerà dalla padella del ‘Titolo V’, sul cattivo rapporto tra Stato e Regioni, alla brace del caos, nel rapporto con l’Europa” – conclude Tremonti -.

Antonio Migliorino


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