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La Protesta. Si preannuncia una dura protesta alla Facoltà di Ingegneria dell’Università degli Studi di Salerno. Studenti e professori si sono schierati sul piede di guerra per sostenere una battaglia a tutela dei propri diritti.
Sospensione esami e sedute di laurea. Da una parte la classe docente, intenzionata a sospendere la sessione d’esami estiva del prossimo mese di luglio e dall’altra numerosi iscritti alla Facoltà che non solo rischiano di perdere la possibilità di sostenere prove che gli consentirebbero l’avvicinamento all’ambito traguardo della laurea, ma per alcuni di essi, si cela addirittura lo spettro della cancellazione della tanto sospirata seduta di laurea con conseguente slittamento della stessa ai mesi autunnali. Triste epilogo di una vicenda che comporterebbe il non indifferente fardello di un ulteriore pagamento delle tasse universitarie a causa di un nuovo inizio di anno accademico.
Questione Borsa di Studio. Per non parlare di coloro che si vedranno privare dell’opportunità di presentare domanda per il conseguimento della borsa di studio, il cui diritto si consegue per mezzo del raggiungimento di un totale di crediti formativi, i quali verrebbero drasticamente a mancare nel computo di quelli precedentemente ottenuti grazie al numero di esami già registrati sul libretto a causa di una presa di posizione che produrrebbe l’abolizione della citata seduta d’esami.
La storia della protesta. Ma cerchiamo di fare chiarezza ricostruendo il puzzle di questa rivolta accademica, dalla quale (alcuni sostengono) potrebbe scatenarsi un effetto domino con esiti devastanti comportando un implosione nel sistema universitario in quella che si preannuncia un’estate davvero rovente sotto tutti i punti di vista.
Assemblea docenti. Il 25 giugno l’assemblea dei docenti della Facoltà di Ingegneria ha approvato una mozione di SOSPENSIONE DEGLI ESAMI DELLA SEDUTA ESTIVA relativamente ai provvedimenti normativi e finanziari riguardanti l’Università.
Riportiamo fedelmente quanto scritto nel documento:
Il documento dell’assemblea. “I diversi interventi normativi, da parte dei Governi che si sono avvicendati alla guida del Paese negli anni, disegnano un quadro generale che vede l’Università sempre più soggetta ad attacchi tendenti a ridimensionarne la funzione di Università pubblica”.
“In particolare il DDL Gelmini, in discussione in Parlamento, non risolve il problema dell’invecchiamento del corpo docente. Anzi, esso ostacola l’ingresso dei giovani meritevoli in tempi brevi e ne prolunga inspiegabilmente il periodo di precariato (stimato in circa dieci anni), anche con l’istituzione dei ricercatori a tempo determinato. Inoltre, non prevede alcuna normativa per riconoscere la funzione docente dei ricercatori in servizio. Infine, introduce organi di governo verticistici e un marcato ridimensionamento del potere del Senato Accademico rispetto a quello del Consiglio di Amministrazione e del Rettore. Di fatto, l’Università pubblica italiana sarà soggetta a logiche esclusivamente economiche a scapito di quelle culturali e scientifiche, che ne hanno invece contraddistinto nei secoli il punto di forza e di eccellenza. Tutti gli interventi normativi di “riforma” sono disegnati senza previsione di investimenti necessari a realizzare quanto previsto, ma confermando la tendenza a ridurne l’entità complessiva”.
“Le ultime leggi finanziarie sono state caratterizzate da consistenti e strutturali tagli al finanziamento degli Atenei pubblici, che il sistema non può sostenere, per poi intervenire con azioni compensative parziali e sperequative. In particolare:
“In questo quadro, la manovra economica in discussione al Parlamento prevede anche un taglio complessivo della retribuzione dei docenti stimato dallo stesso Governo in 300 Milioni di Euro per il triennio 2011-2013 e in 543 Milioni di Euro per il triennio 2014-2016, producendo una riduzione strutturale complessiva di circa 1 Miliardo di Euro. Pur non volendosi sottrarre ai necessari sacrifici imposti a tutti i cittadini dalla difficile situazione economica del Paese, si rimarca l’iniqua penalizzazione imposta ai docenti universitari: essi infatti, da soli, sosterrebbero il 2% dell’intera manovra pur essendo solo lo 0.2% della popolazione contribuente. Ad essi viene quindi richiesto un sacrificio circa 10 volte superiore a quanto mediamente richiesto agli altri contribuenti, palesando un carattere punitivo. La situazione è resa ancora più iniqua dalla circostanza che i sacrifici previsti, essendo perpetui, ricadranno in misura maggiore sulle spalle dei docenti più giovani e con retribuzioni minori. Anche i precari dell’Università vedono frustrate le loro legittime aspirazioni dal provvedimento della finanziaria che obbliga gli Atenei a cancellare il 50% dei contratti di ricerca in essere, per lo più finanziati con fondi provenienti da collaborazioni con il mondo dell’impresa privata”.
“L’assemblea ritiene che le iniziative dei Governi che si sono avvicendati alla guida del Paese negli ultimi anni, l’ultima delle quali è il DDL Gelmini, siano del tutto inadeguate alle esigenze dell’Università pubblica italiana. Esse considerano infatti solo alcuni degli aspetti dell’organizzazione degli Atenei, dalle modalità di governo alle modalità di selezione dei docenti, ma non contengono elementi in grado di trasformare il sistema universitario in una struttura moderna e comparabile con le analoghe dei Paesi europei avanzati. Inoltre, gli effetti delle politiche economiche degli ultimi anni porteranno alla distruzione non solo materiale ma anche culturale ed organizzativa del sistema universitario, riducendo le prospettive di sviluppo del sistema universitario e producendo nell’immediato futuro una perdita di competitività del sistema Paese, che richiederà anni per essere recuperata”.
L’assemblea decide di:
L’attesa per l’assemblea del 1 luglio. Ora l’attesa è per giovedì primo luglio quando, a seguito dell’assemblea degli studenti della Facolta di Ingegneria, convocata il prossimo 30 giugno per discutere circa le azioni di protesta da promuovere avverso tale provvedimento, si spera di trovare un accordo allo scopo di consentire a entrambe le categorie scese in campo per la tutela dei propri diritti di mettere un argine alle ferme posizioni della classe dirigente che rischierebbero di far precipitare questa vicenda in un caos senza soluzioni.
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