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5 dicembre 2005

Post-laurea: sfiducia nel settore arte

Da una ricerca effettuata, in questi giorni, dal Laboratorio di Psicologia sociale dell’Università di Torino,è emerso che la più diffusa aspirazione
Da una ricerca effettuata, in questi giorni, dal Laboratorio di Psicologia sociale dell’Università di Torino,è emerso che la più diffusa aspirazione di giovani di età compresa tra i 18 e i 31 anni è un lavoro sicuro e ben retribuito.
Ma la professione che scelgono di svolgere occuperà gran parte delle loro giornate, quindi, a parte la sicurezza e il denaro, la loro scelta dovrebbe essere mossa, in primo luogo ,dalla passione.
Basta ricordare il pensiero dello studioso Frederick Herzberg, secondo il quale la soddisfazione economica non è sufficiente a motivare un individuo nel suo lavoro.
La difficoltà per i giovani di oggi è proprio questa…trovare un lavoro che li appassioni, cercando di svolgere una professione per la quale hanno studiato tanti anni. Non devono accontentarsi e arrivare in età adulta pensando “Vivo così perché mi piace o perché non ho avuto abbastanza coraggio?”.
Aumenta sempre di più il numero dei laureati in cerca di un impiego.
Da varie indagini di ricerca risulta che il raggiungimento di un impiego conforme agli studi effettuati, dipende, in gran parte, dal gruppo disciplinare a cui si appartiene:il massimo di occupazione si registra fra i laureati in ingegneria, seguiti dai neo-medici, biologi,e laureati nel settore scientifico e agrario.
La maggior parte degli studenti universitari viene sommersa da dubbi, non solo appena dopo la laurea, ma soprattutto durante il proprio percorso didattico.
E la situazione è più difficile se ci si addentra tra le aspettative degli studenti del settore artistico; basti pensare che la domanda più frequente che viene rivolta ad uno studente del Dams è :“Ma quali sono gli sbocchi professionali”?
Indubbiamente, non è una sfida facile riuscire ad entrare nel mondo dell’arte, della musica,del cinema o dello spettacolo, ma gli immatricolati di questa facoltà devono avere una buona dose di coraggio e di fiducia nelle loro capacità e rincorrere la loro ambizione.
Fermandosi ogni tanto a riflettere sul proprio percorso, essi si chiedono spesso se la loro passione deve rimanere solo un meraviglioso hobby o se può diventare la loro professione.
Per aiutarli e rincuorarli nelle loro convinzioni è utile un contatto maggiore e diretto con il settore.
Per esempio, uno studente di cinema che sogna di poter lavorare in tal campo noterà talvolta l’insufficienza dei libri, riflettendo sul fatto che il solo studio del mondo della celluloide, non sarà mai completo senza l’esperienza di vita diretta: l’essere presente su un set.
Sentire dal vivo quelle parole “Motore…azione”, il ciak che scandisce ogni scena, vivere lo spirito di squadra che lega tutta la troupe, attraversare momenti di difficoltà o di puro divertimento nella creazione di un’inquadratura, leggere la stanchezza sui volti di quelle persone che non si fermano per almeno 6 ore nel proprio lavoro…tutto per creare insieme un’opera per la gente!
Quindi, una cultura solida rende sicuramente più forti, ma l’esperienza di vita arricchisce i giovani studenti che si affacciano al mondo del lavoro e li incoraggia a continuare il proprio percorso.
La società deve rendere possibile ciò e dare speranza.

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