• Google+
  • Commenta
2 febbraio 2006

Adbusters e le scarpe Noglobal

Nel mondo moderno è sempre più difficile seguire coerentemente un’ideologia, o quanto meno un’ideale, senza farsi corrompere dall’ambiente esterno,
Nel mondo moderno è sempre più difficile seguire coerentemente un’ideologia, o quanto meno un’ideale, senza farsi corrompere dall’ambiente esterno, giungendo, così, a compromessi. Per chi decide, ad esempio, di diventare vegetariano, è difficile non inciampare in una strada lastricata di bistecche ed hamburger, almeno quanto, per chi tenta di evitare le multinazionali, trovandosi in disaccordo con la politica di queste enormi corporazioni, è difficile non trovarsi ricoperto di vestiti di marche appartenenti a grandi gruppi che controllano produzioni eterogenee, dislocate nelle parti più disparate del globo terraqueo. Uno dei problemi specifici, per parlare in termini molto pratici, che i giovani si pongono, è quello di come fare a comprare delle scarpe che non siano prodotte dalle solite megagalattiche imprese, le quali più che produrre oggetti d’uso comune sembrano voler smerciare un modello di vita. E’ questo che probabilmente avrà pensato Kalle Lasn, CEO della Blackspot Anticorporation, nell’ideazione delle Blackspot Sneaker, che, apppunto, nascono con l’intento di lanciare un contrattacco alle multinazionali. Il risultato è la prima anti-marca globale, quella delle scarpe Blackspot (macchianera). Queste sono prodotte con materiale organico, vegetale e riciclato ( per il 70% biodegradabile), in una fabbrica del Portogallo. Già, Lasn ha a lungo cercato il luogo adatto in cui impiantare l’origine della sua nuova produzione, e l’ha trovato in un paese europeo, dunque senza ricorrere a manodopera sottopagata, in una fabbrica che veniva gestita da tre generazioni dalla stessa famiglia.Qui le condizioni lavorative sono particolarmente confortevoli, l’ambiente è salubre e alti i livelli di sicurezza: vengono rispettate, insomma, le richieste imposte dai sindacati. E lo stipendio degli operai varia tra i 420 ed i 700 euro al mese, liddove il salario medio portoghese è intorno ai 370.
Inoltre le scarpe non sono nemmeno male:di tela nera, molto semplici, replicano il celebre modello delle Converse All Star, da un pò di tempo anche queste prodotte dalla Nike. Non c’è alcun logo che le renda riconoscibili o classificabili: sono proprio semplici scarpe, niente di più pretenzioso.
Pare dunque che esistano possibilità di combattere in modo attivo, ma sopratutto costruttivo, lo strapotere delle multinazionali che spesso costruiscono veri e propri imperi coloniali basati su modelli di sfruttamento e disuguaglianza; anche se certo risulta difficile che un fenomeno così limitato possa ritagliarsi realmente una fetta di mercato, realizzando il sogno di Kalle Lasn: “Vivere in un mondo dove a creare il futuro siano le persone e non le multinazionali”.

Google+
© Riproduzione Riservata