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27 febbraio 2006

Bigottismo = cinismo = cretinismo

Se qualcuno avesse la buona fede di ascoltare le storie e l’esperienza delle donne capirebbe cosa significano per noi il piacere e il dolore e non si Se qualcuno avesse la buona fede di ascoltare le storie e l’esperienza delle donne capirebbe cosa significano per noi il piacere e il dolore e non si permetterebbe mai di affermare che l’aborto è vissuto dal genere femminile con totale leggerezza, come comprare un nuovo paio di scarpe o cambiare tinta ai capelli!
Da quando è entrata in vigore la legge 194, gli aborti sono fortemente diminuiti; lo recitano tutte le statistiche. I dati ci dimostrano che oggi le categorie più a rischio sono le donne meno istruite e le immigrate, presenti in un numero tre volte superiore alle italiane. E le regioni dove l’obiezione di coscienza è generalizzata, i luoghi dove c’è uno scarso coordinamento tra i consultori e gli ospedali, sono ridiventati serbatoio per i criminali dell’aborto clandestino. Il programma televisivo “Le Iene” si è distinto per un efficace servizio giornalistico d’inchiesta sull’argomento e ci ha mostrato ancora una volta come dietro una facciata perbenista si nascondano spesso interessi senza scrupoli. Chi afferma che i consultori sono degli abortifici o delle slot machines statali, che dispensano con allegria ticket per interrompere la gravidanza, vive su Marte o ha fatto dell’ipocrisia un’abitudine consolidata. Perché l’aborto è e sarà sempre per una donna l’ultima scelta. Una scelta dolorosa, sofferta, profonda ma comunque una scelta che ci spetta di diritto e che una legge dello Stato regolamenta dopo un referendum popolare. Ogni legge deve essere applicata nel pieno delle sue direttive e può essere migliorata. È pleonastico affermare che vorremmo più informazione sui metodi contraccettivi, più consultori sempre meglio organizzati che prevedano personale specializzato per affrontare la nuova onda dell’immigrazione, con tutte le problematiche culturali che porta con sé.
Come può un paese civile accettare che luoghi simili diventino lo scenario di nuove crociate medioevali o scontri di civiltà? Ogni nostro problema, dolore o passione non sono più stati d’animo, sentimenti che riguardano il nostro vivere su questa terra ma sono ormai solo incandescente materia elettorale, armi contundenti da scagliare contro il nemico politico di turno. Non esistono più cittadini ma soltanto elettori, merce prelibata che va conquistata ad ogni costo e con ogni mezzo. E la legge 194 è il triste esempio di questa poco nobile pratica. Pur di accaparrarsi più voti per concimare il proprio piccolo orticello, politici e giornalisti di chiara fama fanno a gara nell’accusare le donne di ogni nefandezza, dalla leggerezza all’omicidio volontario.
Le donne amano la Vita, creano la Vita, la cullano, la fanno crescere a costo di enormi sacrifici, la preservano dall’orrore della guerra, della povertà e dalla violenza che spesso nasce proprio tra le mura domestiche, nel cuore della famiglia che tutti santificano ma che pochi hanno il coraggio di guardare senza la lente degli ideologismi precostituiti.
Quanti di quelli che pontificano contro il diritto all’aborto sono veramente interessati alla Vita? Non basta regalare una carrozzina usata e un buono pannolini per mettersi a posto con la coscienza. Servono leggi che tutelino le ragazze madri nel loro difficile percorso. I pochi aiuti esistenti le accompagnano per pochi mesi dopo il parto e poi le abbandonano nel vuoto.
Perché una sacrosanta proposta di legge che chiede di aumentare gli asilo nido nel nostro paese, che sono vergognosamente sotto ogni media europea, è stata portata avanti da un’iniziativa popolare e non dai parlamentari che tanto si accalorano nel demonizzare le donne e la 194?

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