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13 febbraio 2006

Cacciatori di rifiuti per combattere gli sprechi

Quella che dalle nostre parti è generalmente considerata un’attività prevalente per barboni, zingari e miserabili sta diventando in Inghilterra

Quella che dalle nostre parti è generalmente considerata un’attività prevalente per barboni, zingari e miserabili sta diventando in Inghilterra una vera e propria professione. Sono “cacciatori di rifiuti” e, sembra che questa attività stia diventando un fenomeno di massa. Non più solo tra poveri ed affamati, dunque, ma bensì tra professionisti, studenti, casalinghe ed impiegati è invalsa la ricerca di cibo ancora utilizzabile nei cassonetti della spazzatura e nelle discariche, non per necessità ma per combattere gli sprechi. Il movimento denominato “freeganism” (nome composto dalle parole “free” e “vegan”, cioè vegano, ovvero che non mangia alimenti provenienti da animali) è nato qualche anno fa negli Stati Uniti, ma sta vedendo un grande successo in Gran Bretagna. Il fenomeno è talmente invalso tra la popolazione al punto che alcune grandi catene di supermercati hanno addirittura assunto dei vigilantes per controllare i cassonetti letteralmente presi d’assalto (alcuni non hanno esitato ad apporre dei lucchetti sui cassonetti). Gli “anarchici della zucchina”, come vengono soprannominati con scherno, agiscono in gruppi e a differenza di ciò che si può pensare sono organiazzatissimi e comunicano tra loro con internet (il sito ufficiale è freegan.info). Conoscono a perfezione orari di chiusura di ristoranti e mercati e non perdono occasione per darsi appuntamento e studiare nei loro forum telematici i minimi particolari per i loro prossimi raid (detti “dumpster diving”, o immersioni). I “freegans”, dunque, sono convinti di poter boicottare in questo modo il mercato globale non comprano il cibo ma andandolo a raccogliere tra i rifiuti e, non per mancanza di mezzi, ma per un ideale. Il movimento prende come riferimenti ideologici quelli del no-logo e dei no-global. La loro azione è una chiara sfida alla società dei consumi ed al sistema capitalistico occidentale, nel quale il profitto oscura qualsiasi considerazione di tipo etico. Secondo i freegans sono circa 17 milioni le tonnellate di rifuti gettati via ogni anno. Gli alimenti gettati, non sono marci e tantomeno avariati, ma servono a sfamare migliaia di persone. La regola del gruppo, prendere solo quello di cui si ha bisogno e lasciare il resto per gli altri. Mentre è più facile reperire verdure e frutta, più difficile sembra il reperimento di carne tra i rifiuti. Quando il “bottino” è più ricco, vengono organizzati dei veri e propri party le cosiddette “freegan dinner”. Se dunque gli sprechi di cibo vanno certamente limitati e gli esuberi devoluti con qualsiasi mezzo ed in qualsiasi modo a chi non ne ha, la “freegan dinner”, lasciamola pure agli inglesi. Purtroppo c’è ancora troppa gente al mondo che nelle discariche non riesce neanche a trovare il cibo gettato via (e pur selezionabile) che è possibile reperire in un qualsiasi cassonetto o discarica inglese. Che poi vi sia qualcuno che dice di praticare questa attività “per sport” o per ideologia da più di dieci anni e non per necessità (come milioni di poveri del terzo mondo) e senza conseguenze per la salute, questo è un altro paio di maniche.

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