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22 febbraio 2006

Calderoli: campione di provocazione

Mentre non sembrano placarsi gli scontri e le violenze fanatiche che da quasi un mese divampano in numerosi paesi arabi per la questione delle vignettMentre non sembrano placarsi gli scontri e le violenze fanatiche che da quasi un mese divampano in numerosi paesi arabi per la questione delle vignette satiriche (o blasfeme?) in cui era ritratto e schernito il profeta Maometto, in Italia c’è chi, con altrettanto “fanatismo”, pensa bene di sfoggiare, come se si trattasse di una cosa assolutamente normale, una bella maglietta su cui sono stampati quegli stessi disegni “anti islamici” causa delle violenze e di numerose morti. Un gesto sicuramente provocatorio, plateale, d’effetto: peccato che a compierlo non è stato un cabarettista di fronte al suo pubblico ma un Ministro della Repubblica Italiana che, in tv, di fronte a milioni di persone, ha deciso di dare il meglio di sé; si tratta di Roberto Calderoli, ormai ex Ministro delle Riforme, ora anche indagato dalla Procura di Roma per l’ipotesi di reato di vilipendio alla confessione religiosa. Si rimane esterrefatti di fronte a gesti come questo e ci si chiede come persone del genere possano essere parte del Governo di uno Stato come l’Italia che si fa promotore della tolleranza e del dialogo fra culture e confessioni religiose: elementi assolutamente indispensabili per la pace e la convivenza civile fra popoli; non è qui in discussione la libertà di pensiero o espressione, che deve essere sempre garantita, ma è stupido e superficiale esprimersi su una questione così delicata, che ha provocato anche numerose vittime, con un vero e proprio numero da circo. “Non ho mai offeso o voluto offendere una religione: la mia era una denuncia contro i fanatismi religiosi e le violenze che ne conseguono. Sono a disposizione dei magistrati, ma proseguirò la mia battaglia”; queste sono le parole dell’ex Ministro, ma più che una battaglia quella di Calderoli sembrerebbe una ritirata: non si può pensare che simili provocazioni possano costituire la base del dialogo e del confronto fra i popoli, piuttosto esse sono sintomo di ignoranza, di rozzezza intellettuale, di chiusura verso lo “straniero”; il fatto peggiore è che, così facendo, si fa il gioco di coloro che utilizzano in modo pretestuoso e strumentale vignette satiriche o altri espedienti per condurre una guerra sfrenata contro l’Occidente. Per pretendere civiltà e condannare violenza e fanatismo dovremmo forse essere noi stessi civili e responsabili (soprattutto se si ricoprono cariche istituzionali) e non scadere in provocazioni gratuite che, oltre ad essere infeconde, peggiorano solamente una situazione di per sé già abbastanza tesa.

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