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24 febbraio 2006

El Thule “no Guts, no Glory” (Autoprodotto/Self)

Provengono da Bergamo gli El Thule, ma potrebbero ben arrivare dalle solitarie distese sabbiose della California, patria di Kyuss e Fu Manchu cui i
Provengono da Bergamo gli El Thule, ma potrebbero ben arrivare dalle solitarie distese sabbiose della California, patria di Kyuss e Fu Manchu cui i nostri si rifanno. Gli El Thule suonano stoner rock un’etichetta che dice tutto ed un bel niente: c’è chi lo accosta ai riffoni di ascendenza settantina, chi ne sottolinea la radice puramente sabbathiana, chi lo confonde col doom, chi lo ritrova nello space rock, in certe venature più dure del rock psichedelico, quando non semplicemente nel metal che suona come un blues. Altri, più semplicemente, non parlano di stoner perché, proprio a causa di questa molteplicità di forme, non credono sia un unico sottogenere del rock. Teorie. In pratica gli El Thule sono una locomotiva con la caldaia in fiamme pronta ad esplodere. “no Guts, no Glory” è un album studio che cattura quasi fedelmente il tornado che il trio riesce a suscitare durante i numerosi concerti che hanno arricchito la loro attività musicale. “Swing on this”, la forsennata “Fire and Skull Breath”, le due versioni di “Chromatic Mountain” sono brani molto veloci, grezzi nel senso di andare dritti al sodo senza troppi orpelli, un po’ punk, un po’ Fu Manchu, un po’ Nebula. E poi brani più ipnotici come “the Growl”, il bruciante morso di un serpente a sonagli, “Barely Drunken”, il continuo ed inesorabile affondare fra sabbie roventi, Kyuss ed i Black Sabbath di “Under the Sun” o l’allucinazione di “Hang on a Tree”. Rock sincero e granitico, capace di far pogare e sudare anche in pieno inverno.

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