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16 febbraio 2006

Francis Sietchiping, all’Mba un medico che pensa all’Africa

Camerunense di 36 anni, sta brevettando un sistema che potrebbe ridurre del 70% gli interventi chirurgici all’apparato digerente a sud del Sahara. In Camerunense di 36 anni, sta brevettando un sistema che potrebbe ridurre del 70% gli interventi chirurgici all’apparato digerente a sud del Sahara. In un anno alla Sda Bocconi vuole valutarne la fattibilità economica.
Francis Aurelien Sietchiping Nzepa ha passato un’infanzia fortunata a Penja, nel Camerun occidentale. Suo padre era proprietario terriero, con alcuni contadini alle sue dipendenze, gestore di una pompa di benzina e, per quasi 40 anni, infermiere nell’ospedale della cittadina, un piccolo gioiello voluto dalle imprese europee che lavoravano le piantagioni di banane della zona. Negli anni ’80 gli europei hanno abbandonato la regione e l’ospedale, senza più proprietari, è irrimediabilmente decaduto. “Per anni ho sognato di riportarlo al suo antico splendore”, dice Sietchiping, 36 anni, medico laureato a Perugia, “ma con la tesi di specializzazione ho sviluppato un’altra idea di imprenditoria sociale e mi sono iscritto all’Mba della Bocconi per acquisire le conoscenze manageriali necessarie a realizzarla e contribuire al miglioramento della sanità pubblica in Africa”.

Ricercatore…

L’idea è frutto della sua conoscenza delle condizioni socio-economiche del Camerun e dell’Africa e dei suoi studi di medicina. “Mi sono chiesto”, spiega, “perché, un paziente in Africa con sanguinamento del tratto gastroenterico deve essere operato, mentre grazie alle tecniche endoscopiche, gli si può fare un esame endoscopico, per esempio una gastroscopia, che permette di fare una diagnosi precisa e, in molto casi, consente di trattare il malato senza sottoporlo ad intervento chirurgico”. La risposta risiede nella formazione dei medici generici africani, addestrati anche a fare anche piccoli interventi, e nei costi dell’attrezzatura endoscopica e della formazione che sarebbe necessaria a utilizzarla.

Sietchiping ipotizza, allora, una postazione mobile, che possa servire, a rotazione, diversi ospedali, con un sistema di telemedicina che consenta di trasmettere a un centro remoto le immagini sia endoscopiche che di altri esami strumentali e di tutto ciò che serve a una diagnosi sofisticata e che permetta di ricevere indicazioni su come condurre i piccoli interventi possibili con l’endoscopia, senza aprire il ventre dei pazienti. Gli operatori in loco potrebbero utilizzare la macchina anche con una formazione limitata e consultarsi con il centro ogni volta che si presenta un dubbio. “Con dieci operatori e quattro o cinque medici potrei coprire tutto il Camerun”, calcola Sietchiping, “e ridurre fino al 70% gli interventi chirurgici all’apparato digerente”. Oggi in tutto il Camerun i gastroenterologi endoscopisti sono non più di cinque.

Quella di Francis non è una storia lineare, ma è proprio la sua ricchezza di esperienze a renderlo interessante. A Yaoundé, la capitale del Camerun, ha frequentato due anni di scienze naturali tra il 1990 e il 1992. “Per proseguire era necessario trasferirsi in Europa”, spiega, “e mio padre mi chiarì che non era disposto a spendere denaro per un ingegnere, ma per un medico sì. Venni, allora, a Perugia, dove ricominciai tutto da capo. Ora ringrazio mio padre, che aveva giustamente visto in me un medico e non un ingegnere”, ma non è stato facile. Dal secondo anno in poi (“mio padre mi disse: ora sei abbastanza grande per mantenerti da solo”) Francis ha alternato lo studio al lavoro estivo come raccoglitore di tabacco e aiuto cuoco.

…e manager

Sietchiping è riuscito a mantenere tempi e qualità dello studio e ha raggiunto prima la laurea, poi la specializzazione in gastroenterologia ed endoscopia digestiva. Dal 2001 lavora per l’Associazione umbra per la lotta contro il cancro come medico esperto della terapia del dolore e ha gestito un progetto per estendere il servizio domiciliare a zone della regione non ancora coperte. “Gli africani tendono a pensare che gli europei possano aiutarli, ma che il viceversa sia impossibile. Io, sono convinto che ognuno può aiutare il prossimo: è tale convinzione che mi ha spinto ad occuparmi dei malati di cancro”, dice.

Nel 2002 ha fondato, insieme a Maria Adelaide Donarelli (la moglie, un medico italiano che continua a vivere con i figli a Perugia), Kasafro, un’associazione per il sostegno agli orfani delle vittime dell’Aids in Camerun. “L’idea è quella di sfruttare i legami della famiglia allargata, molto forti in tutta l’Africa, ma che vengono meno nei casi di Aids, per il timore irrazionale del contagio”. Kasafro propone a zii e altri familiari di prendere con sé gli orfani. In cambio finanzia il percorso scolastico del ragazzo e di un figlio di chi accetta l’onere. L’associazione gestisce inoltre a Penja un orfanotrofio creato per ospitare i bambini in attesa di essere inseriti in una famiglia.

“Quello dell’endoscopia mobile è un progetto commerciale almeno al 60%”, ammette Sietchiping. “In Europa non c’è un’idea corretta delle possibilità di spesa degli africani. Quando c’è un problema di salute si mobilita l’intera famiglia e i camerunensi sono disposti a viaggiare per centinaia di chilometri pur di raggiungere gli ospedali che sono stati recentemente ammodernati e resi a pagamento”.

Il modello, che sarà presto protetto da una serie di brevetti, è moltiplicabile a piacere e potrebbe essere introdotto anche in altri paesi. Ma non solo: potrebbe essere utilizzato anche per altre specialità, come la chirurgia laparoscopica, e rappresenta un mezzo sostenibile per impartire formazione continua e aggiornamento a distanza.

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