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3 febbraio 2006

I Lakers sommergono i Knicks. Kobe ancora superlativo

E’ stato un autentico massacro sportivo quello perpetrato ai danni dei poveri Knicks da parte dei Los Angeles Lakers di un magnifico Kobe Bryant. 13
E’ stato un autentico massacro sportivo quello perpetrato ai danni dei poveri Knicks da parte dei Los Angeles Lakers di un magnifico Kobe Bryant. 130-97 il risultato finale al Madison Square Garden con Kobe ancora sugli scudi che mette a referto 40 punti, 23 dei quali realizzati dalla lunetta, un record per il Madison, a testimonianza della continua pressione esercitata dagli esterni di L.A. sulla sgangherata difesa di New York. Un’ autentica difesa-colabrodo quella dei Knicks: i Lakers chiudono con il 57% da due e il 56% da tre mentre lo scout dei padroni di casa recita un misero 41% da due ed un 31% dall’arco. Gara decisa già all’intervallo con i Lakers avanti 60-44 trascinati da Bryant ed Odom (ottima la sua prestazione sotto le plance) e premiati dalle rotazioni di coach Jackson che trovano in Vujacic e Bynum implacabili finalizzatori. New York annaspa dall’inizio dando l’idea di squadra in difficoltà fisica ed in confusione mentale. I quattro falli tecnici subiti, oltre all’espulsione di un imbufalito coach Brown nel terzo periodo, testimoniano della delicatezza del momento in casa Knicks. Scarso contributo della panchina e pessima condizione degli uomini migliori, Marbury in testa, fanno dei Knicks l’agnello sacrificale sull’altare di re Kobe che, con penetrazioni continue e scarichi precisi per gli esterni, mette continuamente in croce qualsiasi schema difensivo abbozzato da New York. La striscia negativa dei Knicks parla di nove sconfitte nelle ultime dieci partite che li relega all’ultimo posto della division con un record, davvero avvilente, di 14 vittorie e 30 sconfitte. Brown ha messo in campo il ventisettesimo “starting-five” diverso, ma questo non ha impedito a New York, quarta franchigia di tutta la lega, di giungere a quota 30 nel numero di sconfitte. Los Angles può ambire ad un posto nei playoffs, dove potrà recitare il ruolo di mina vagante al cospetto di squadre più attrezzate come San Antonio, Phoenix e Denver.

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