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16 febbraio 2006

Iraq: mostri di guerra

Hanno cercato in tutti i modi di far credere che fosse una guerra giusta, quella in Iraq. Una sorta di operazione di salvezza, una crociata per il benHanno cercato in tutti i modi di far credere che fosse una guerra giusta, quella in Iraq. Una sorta di operazione di salvezza, una crociata per il bene, l’Occidente nella sua migliore veste di esportatore di pace. Già, hanno ripreso,così, banalmente, l’antica filosofia del “si vis pacem para bellum”, fingendo che l’unico modo per salvare un paese fosse quello di colonizzarlo militarmente, guarnirlo con migliaia di soldati. Hanno cercato persino di non chiamarla guerra, mentendo spudoratamente finanche al buonsenso, negando in tutti i modi le inutili violenze. Eppure tutti lo sappiamo, la guerra è guerra, e, di fatto, in un modo o nell’altro, non ce n’è una buona, non esiste guerra pacifica, non ci sono conflitti senza feriti, senza morti, senza torture. Ed in particolare questa guerra, si è fatta portavoce di una serie di elementi di miseria morale strisciante, quella miseria che cova nascosta nel seno dolcissimo delle nostre civiltà iperevolute occidentali, pronte allo scontro perchè sicure di una superiorità totale. Quasi una sorta di operazione catartica,una specie di gioco di morte a cui i soldati hanno partecipato con vivo interesse, quasi con velleità sperimentali. Nell’Occidente dell’America suburbana, quella povera e di periferia ( annoiata), la guerra è un’esperienza sconvolgente, è qualcosa da provare. E così nascono i filmati di giovani militari intenti a seviziare civili iracheni, si, da questo provengono le foto di Lynndie England ad Abu Grahib, periferia di Baghdad, prigione americana. Le ultime, le più recenti, sono proprio di ieri, già, foto e filmati, mandati in onda da una rete pubblica australiana, mostrano soldati che compiono terribili torture sui corpi inermi dei prigionieri, oppure solo irakeni i cui corpi sono ridotti a sanguinanti carcasse, sconciati da mani folli, probabilmente autorizzate implicitamente a farlo, a distruggere il male, ad annientarlo, annichilirlo, pur se incarnato nel corpo di un ragazzo, così poco diverso, così ugualmente umano.
Già, la guerra genera mostri, è inevitabile, ed i mostri dell’Iraq continuano a venir fuori senza tregua.

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