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28 febbraio 2006

La Roma fa 11… ed è record!!!

Quand’ero piccino, “fare 11” significava qualcosa di molto simile ad uno sberleffo della sorte… persino al Totip, dove, per esultare, bastava fare 1Quand’ero piccino, “fare 11” significava qualcosa di molto simile ad uno sberleffo della sorte… persino al Totip, dove, per esultare, bastava fare 12.
Ma, bando ai ricordi, alla Roma, domenica sera, fare 11 è bastato per entrare nella storia del calcio italiano.
Non sto parlando ovviamente di una vincita al Totocalcio, bensì del numero di partite vinte consecutivamente in campionato; ebbene la “Magica”, come la chiamano i tifosi, è riuscita a superare il primato delle 10 vittorie consecutive, già stabilito dalla Juventus nell’annata calcistica 1931/32 ed eguagliato successivamente soltanto dal Milan (1950/51) e dal Bologna (1963/64).
E giammai altro scenario sarebbe stato più adatto a far da testimone per il compimento di questa bella impresa: all’Olimpico, proprio contro la Lazio, i “giallorossi” sono riusciti a vincere, per l’undicesima volta, dando prova di grande maturità, di grande tecnica, ma sopratutto di grande, grandissima partecipazione.
Eh, già, partecipazione; perchè, non ce lo dimentichiamo, questo derby è stato “portato a casa” da tutto il “gruppo” allenato da Spalletti, non certo dalle “magie” di un singolo fuoriclasse; anzi addirittura senza il supporto del “capitano”, quel Francesco Totti, spesso criticato, anche ingiustamente, ma da sempre cuore e cervello di questa squadra, rimasto, suo malgrado, ad incoraggiare i compagni dal bordo campo, reduce del grave infortunio subìto domenica scorsa contro l’Empoli.
Ma veniamo, in breve, alla cronaca di quello che è stato l’undicesimo successo romanista, dopo il Chievo e Treviso, il Milan e la Reggina, dopo Udine e il Livorno, Parma e il Cagliari, dopo Siena e l’Empoli.
Già dal primo tempo di gioco la Roma impone il suo ritmo, andando vicino al goal con un destro di Perrotta all’8’ e con una grande azione di Aquilani al 22’, fino ad arrivare alla rete del vantaggio giallorosso al 31’, dovuta ad corner cross di Mancini deviato in rete da Taddei: la cronaca comincia già a tingersi di storia, a profumare di leggenda.
Ma c’è ancora più di un’ora da giocare, e i biancocelesti non sono certo lì per assistere inerti ai festeggiamenti dei “cugini”; per fortuna Di Canio sbaglia due volte, mandando fuori di poco un sinistro insidioso al 41’ e non approfittando a dovere di un cross di Oddo al 44’.
Secondo tempo: rientrano in campo le stesse formazioni che 15’ prima lo avevano lasciato per gli spogliatoi.
Il ritmo dell’incontro rimane ai massimi livelli, con la Lazio che cerca rabbiosamente il goal del pareggio e la Roma che si chiude “a riccio”, per poi cercare il contropiede velenoso.
Al 7’, su cross di Zauri, Oddo calcia male; poco dopo, al 10’, Montella e Panucci si ostacolano a vicenda, alla ricerca dello stacco vincente sull’ennesimo un corner, perdendo una ghiotta occasione di raddoppiare il vantaggio.
Ci prova Perrotta, incontenibile, con un potente destro, al 16’, che va fuori veramente di poco; mentre dall’altra parte la difesa giallorossa sventa un incursione di Bonanni, che prova a smarcare Rocchi, senza però nessun successo.
Ma è la sera dei records, per la squadra di Spalletti; è scritto da qualche parte, lassù, nel freddo cielo di Febbraio, ed infatti arriva il raddoppio romanista, al 18’, ad opera di Aquilani, che, di destro, insacca un assist del “solito” Mancini.
La partita è finita; nonostante le ammonizioni di Mancini, prima e Dacourt, poi; nonostante i biancoazzurri siano vicinissimi al goal al 30’, quando De Rossi devia il sinistro di Bonanni scagliato dal limite dell’area; nonostante gli ultimi cambi, Tare per Bonanni, sul fronte laziale e Taddei per Kharja su quello romanista; nonostante i 4, lunghissimi, minuti di recupero, che regalano ancora emozioni, con un calcio di punizione dal limite, a favore della Lazio, ribattuto dalla difesa.
Nonostante tutto, la partita è finita; ed è finita proprio come doveva finire, con Francesco a sventolare il bandierone giallorosso, circondato dai compagni sudati; sì, proprio lui, felice come un bambino; lui che nemmeno ha giocato, ma che, anche dalla panchina, rimane sempre l’anima grande di questa grande squadra, ricca di cuore e partecipazione.

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