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7 febbraio 2006

Le bocce e la storia

Molti si chiedono se sia nato prima l’uovo della gallina ma nessuno, finora, si era mai posto un quesito ben più importante: è nato prima il giuoco deMolti si chiedono se sia nato prima l’uovo della gallina ma nessuno, finora, si era mai posto un quesito ben più importante: è nato prima il giuoco del pallone o delle palline? Non fraintendetemi, per palline intendo le bocce, palle grandi, quanto una mela per intenderci. Sarete sorpresi, se non sconvolti, nell’apprendere che il gioco delle bocce è ben più antico di quello “pallonaro”, risalente addirittura a 7000 anni prima di Cristo e tramandatosi, di generazione in generazione, ai nostri giorni. Che il fenomeno calcistico rivesta ben altro interesse per le masse è indubbio, ma questo il giuoco delle bocce rappresenta una di quelle attività sportive che affondano le proprie radici nella storia raccontandoci di tempi lontani e personaggi mitici. Uno dei primi documenti scritti che citano questo gioco è quello del medico greco Ippocrate che lo consiglia ritenendolo un’attività molto salutare. Le bocce fanno si diffondono però con i romani che, per primi, adottarono sfere di legno. Vi si dilettarono l’imperatore Augusto (che usava bocce di radica d’ulivo), ed il tristemente noto Ponzio Pilato. Nel Medioevo, diventato una vera e propria mania, si giocava per le strade, sulle piazze e nei castelli affascinando nobili, diseredati, ecclesiastici e gentildonne. Nel 1299, in Inghilterra, nacque il primo club bocciofilo: l’Old Bowling Green ma, l’esagerata pratica del gioco, infastidì i potenti e, tra i più inflessibili a stroncare il gioco delle bocce, che “… storna il popolo da esercizi più convenienti alla difesa del reame…”, troviamo Carlo IV il Bello (editto del 1319), Edoardo III d’Inghilterra e Carlo V il Saggio (1370). Ma si levò, timida, anche qualche voce a sostegno di tal “esercizio fisico”. I medici dell’Università di Montpellier erano convinti, infatti, che questo gioco fosse un eccezionale toccasana contro i reumatismi. Le bocce furono amate viste dall’umanista olandese Erasmo da Rotterdam, dal teologo tedesco Martin Lutero e da Calvino (che era anche un accanito giocatore). Anche Sir Francis Drake era un vero patito. Avvertito dell’arrivo della flotta spagnola, la famosa “Invincible Armada”, continuò tranquillamente a giocare a bocce deciso, prima di salpare a difendere l’Inghilterra, a terminare l’ostica partita con il suo nostromo. Nel XVI secolo fu proibito da Enrico VIII, nel 1576 i Dogi di Venezia ne furono addirittura terrorizzati ed emisero un pesantissimo editto contro “… il pericolo grande delle balle…”. Ma erano gli ultimi anatemi. Infatti, verso la fine del Seicento, Carlo II d’Inghilterra lo legalizzò e, addirittura, fece predisporre una specie di regolamento. Nel 1753, a Bologna, uscì un libretto, il “Gioco delle bocchie” di Raffaele Bisteghi, che ufficializzò questo gioco diffusissimo e, pur con innumerevoli varianti, anche regolamentato. Il 1° maggio 1873 sorse a Torino la prima Società d’Italia che assunse la curiosa denominazione di Cricca Bocciofila. Fu il primo passo, il primo mattone della futura organizzazione nazionale. Il 1° maggio 1898, sempre a Torino, in occasione dell’Esposizione Internazionale, nacque l’Unione Bocciofila Piemontese, la prima federazione da cui iniziò la fase moderna del gioco delle bocce. Nel 1997 le bocce italiane hanno compiuto il loro primo secolo di vita “ufficiale” e le bocce continuano a rotolare lungo tutto lo stivale italico continuando raccontare tempi lontani e personaggi mitici.

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