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24 febbraio 2006

Match Point: un film che fa pensare

Mercoledì sera, prima di prendermi anch’io quella brutta influenza che ha invaso Roma, sono andato al cinema, insieme ad una cara amica, a vedere l’
Mercoledì sera, prima di prendermi anch’io quella brutta influenza che ha invaso Roma, sono andato al cinema, insieme ad una cara amica, a vedere l’ultimo lavoro del famoso regista statunitense Woody Allen, l’interessante commedia noir “Match Point”.
Il film narra dell’arrampicata sociale del giovane tennista e maestro di tennis Chris Wilton, magistralmente interpretato da Jonathan Rhys-Meyers, che conosce, corteggia e sposa Chloe Hewett, figlia di un ricco e potente uomo d’affari, che lo introduce nel mondo dell’alta società dall’ingresso principale.
Tutto sembrerebbe andare ottimamente per il ragazzo, se non entrasse in gioco la torbida passione per la bella e provocante Nola, aspirante attrice americana e fidanzata di Tom (il fratello di Chloe), conosciuta ad una festa.
Sin dal primo incontro tra i due, è facilmente prevedibile che questa insana passione sia destinata a crescere nel tempo, fino ad esplodere definitivamente, come accadrà dopo la rottura del fidanzamento tra Tom e Nola.
Ed ecco che allora vediamo il giovane Chris che, sempre maggiormente coinvolto dalla relazione con l’amante americana, ma assolutamente incapace di rinunciare al lusso ed al prestigio che il legame con Chloe gli offre a piene mani, si destreggia come può tra falsi impegni di lavoro ed altrettato fittizie riunioni di famiglia.
Fino al sopraggiungere dell’imprevisto.
Nola rimane incinta e decide di non abortire, costringendo l’ex tennista a dimostrarle l’amore che tante volte le ha dichiarato: che lasci definitivamente la moglie, per seguire la donna che ama ed il figlio della loro passione.
Naturalmente non andrò oltre con la trama, per non svelarvi la scelta di Chris, rovinandovi la visione di un film che vi consiglio caldamente di andare a vedere, magari in compagnia di una cara amica, proprio come ho fatto io.
Aggiungo soltanto una mia considerazione.
All’inizio del film, sul primo piano della rete di un campo di tennis, una voce narrante recita: “ci sono momenti in una partita in cui la palla colpisce il nastro, con un po’ di fortuna lo oltrepassa e allora si vince, oppure no e allora si perde”.
Ebbene, verso la fine del film, se seguirete il mio consiglio, avrete modo di constatare che a volte, nella vita, si vince proprio perchè la “palla”, una volta colpito il “nastro”, non è riuscita ad oltrepassare quella “rete”…
Sono convinto che, al di sopra di qualsiasi obsoleta considerazione morale sulla condotta dei protagonisti della storia, sia questo il messaggio reale che Woody ha voluto trasmetterci: niente è più relativo della vittoria o della sconfitta, anche se spesso tendiamo a dimenticarcene, facendo del male a noi stessi ed a chi abbiamo vicino a noi.

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