• Google+
  • Commenta
7 febbraio 2006

Parigi e le banlieus, la parte oscura della città

Nella società di oggi, inevitabile, parlare dei rischi che si corre per il sempre più profondo divario tra ricchi e poveri, accentuato ancora di più qNella società di oggi, inevitabile, parlare dei rischi che si corre per il sempre più profondo divario tra ricchi e poveri, accentuato ancora di più quando si pensa alle grandi città. Queste le metropoli: sempre di più impregnate dei fumi del traffico, in preda all’indifferenza che le persone hanno le une verso le altre, in cui tutti si chiudono nel loro piccolo mondo, cercando di ridimensionare la vita alle piccole azioni quotidiane. Questa anche la grande Parigi, piena di quartieri e di zone che con la belle vie o la belle époque non hanno nulla a che fare. Ricordiamo tutti le immagini delle fiamme dei grattacieli, che nei mesi dello scorso anno riempirono le pagine e i telegiornali di tutti i media del mondo. Uno dei fuochi si era sviluppato in un grattacielo a Haÿ-les-Roses (Val-de-Marne), in cui risiedevano molte famiglie (nello stabile vi erano 110 appartamenti). L’edificio era in buono stato, una Hlm (Habitation à loyer modéré), una casa popolare, i cui gli inquilini non erano certo gli squatter degli altri due incendi. Sin dall’inizio infatti le autorità non avevano trovato nessuna connessione tra gli avvenimenti accaduti ad agosto e quest’ultimo. Le indagini avevano condotto a quattro ragazze, di cui due abitavano nello stesso stabile con le famiglie, tutte sui diciott’anni di età, e una addirittura minorenne. Le ragazze confessarono quasi subito il gesto insano, scaturito per ripicca o per vendetta verso una loro compagna, di aver appiccato il fuoco, accendendo la posta nelle buche delle lettere. Il bilancio delle vittime allora fu di 16 morti e una dozzina di feriti.
Ed è stata proprio la fatiscenza di questi palazzi, che ha dato luogo all’tro incendio, che aveva colpito un hotel parigino il 15 aprile dello scorso anno, ed in cui risiedevano degli immigrati in attesa di altri alloggi, al quale si sono aggiunti altri due incendi alla fine di agosto (26 e 29), in cui morirono 24 persone, di cui purtroppo 18 erano dei bambini. Ben altre dunque le cause di questi altri incendi che colpirono Parigi, e che infervoranono gli animi di chi vive nelle banlieus, in stabili tutti da rimettere a posto, crepe sui muri, sistemi elettrici che non sono a norma, e molti impianti idrici che erano e sono tuttora da riparare. Continua ancora oggi a far discutere lo stato in cui versano a Parigi numerosi edifici siti anche in zone centrali. Sono fatiscenti e molti sono occupati da immigrati che non hanno altre possibilità che vivere in mezzo a topi e scarafaggi.
La notte del 26 agosto scoppiò l’incendio che più degli altri ha sconvolto l’opinione pubblica poiché 14 bambini sono morti nelle fiamme che hanno distrutto l’edificio. La tragedia è accaduta nel 13° arrondissement, sono morte in tutto 17 persone, tutte di origini africane, venivano dal Mali, la maggior parte come abbiamo riferito prima erano delle vittime innocenti, i feriti sono stati 30, tra i quali anche un pompiere. Secondo quanto riferiscono le autorità nell’edificio, situato all’incrocio tra Boulevard Vincent-Auriol e la rue Edmond-Flamand, vivevano 133 persone, tra cui 100 bambini. In questo caso gli inquirenti hanno subito parlato di una probabile origine dolosa. Le fiamme si sono propagate con una velocità spaventosa.
L’immobile distrutto invece il 29 agosto nel quartiere centrale di Marais al numero 8 di rue de Roi-Dorè, era abitato da quelli che vengono chiamati squatter, gli abitanti abusivi, quelli che hanno occupato stabili fatiscenti rendendosi anche conto dello stato in cui versavano le condizioni dei palazzi, ma che purtroppo non hanno altri alloggi migliori dove poter essere accolti. La situazione dell’immobile era precarissima, muri pericolanti, la rete elettrica era stata presa con l’allacciamento di fortuna da un palazzo vicino, i cavi erano tutti in cattiva manutenzione, lo stabile era infestato da ratti e scarafaggi, inoltre nell’edificio nemmeno le risorse idriche, le numerose famiglie che abitavano nel palazzo prendevano l’acqua in una fontanella sottostante. Il piccolo palazzo era stato comprato da una ditta, la Siemp, che avrebbe dovuto curarne la ristrutturazione.
I quattro incendi, e le lotte per le strade, di chi per la strada quasi ci vive, hanno smosso sia l’opinione pubblica che quella dei politici. Restò e rimane inopportuna, tuttavia, la frase che allora disse Sarkozy, il ministro degli interni francese: “A forza di accettare persone a cui purtroppo non si può offrire né un lavoro né un alloggio, ci si ritrova in questa situazione e con questi drammi”. Più veritiera la dichiarazione rilasciata dal sindaco di Parigi, Bertrand Delanoe: “Il problema degli immobili insalubri è gravissimo”. Molti ancora aspettano delle decisioni che conducano a dei risultati e affinché si riesca sistemare almeno i casi più gravi, che per il loro disagio, hanno portato alle lotte per le strade di Parigi, anche attraverso leggi e azioni che il governo ha tardato a prendere ed attuare, sia a Parigi e in tutta la Francia, ma che si riverbera nel resto delle grandi metropoli europee.

Google+
© Riproduzione Riservata