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17 febbraio 2006

Pubblicità, appelli falsi, messaggi spazzatura, catene di Sant’Antonio. Ecco lo spam e come difendersi

Il termine spam deriva, letteralmente, dalla contrazione di due parole inglesi: ‘spiced’ e ‘ham’, ovvero ‘carne in scatola’ (all’americana). DifficilmIl termine spam deriva, letteralmente, dalla contrazione di due parole inglesi: ‘spiced’ e ‘ham’, ovvero ‘carne in scatola’ (all’americana). Difficilmente si trovano appellativi così calzanti come in questo caso. Il fenomeno dello spamming, di fatti, assomiglia molto ad un frullato di carne, imbottito nella casella di posta elettronica di qualche sfortunato utente. In pratica tutta la corrispondenza elettronica automatica non contestuale – ovvero non pre-autorizzata dall’utente – viene definita spam.

Dalla pubblicità alle news, dagli appelli medici ai riti scaramantici, lo spamming è diventato un problema serio, sia dal punto di vista informatico che umano. Intasare le linee di rete, oltre che i server di posta elettronica, significa occupare banda, sovraccaricare i provider, affaticare le connessioni, e tutto questo a carico di tutti i cittadini; non solo i gestori ne sono colpiti. Queste operazioni infatti sono progettate in modo da raccogliere indirizzi di posta validi nei modi più disparati. Il più delle volte illeciti. Successivamente la macchina dello spam macina messaggi sfruttando le risorse di ognuna delle vittime. Provate ad immaginare un disegno stilizzato di un albero capovolto: la base dell’albero è la risorsa di partenza e, via-via, ogni nodo è una vittima e ogni ramo un percorso verso una nuova vittima. In pochi giorni centinaia di migliaia di utenti hanno tra le mani un messaggio che non desideravano affatto leggere e centinaia di migliaia di risorse impegnate a smaltire il traffico accumulato.

Dal punto di vista umano, d’altro canto, la questione si fa ancora più scottante. Molti invocano la libertà di parola e di comunicazione commerciale, ma è una trappola. “Il verbo leggere non sopporta l’imperativo” scrive Daniel Pennac: ed è proprio questo il nodo cruciale. La libertà di parola, attraverso lo spamming, mette in pericolo quella di lettura, che è molto più vasta e importante.

Ma come ci si può difendere dallo spam?

Innanzitutto occorre saper riconoscerlo. Esistono vari tipi di spam, più o meno invasivi o illegali. Il junking (pubblicità non richiesta), il mailbombing (intasamento delle caselle di posta) e forme più ‘leggere’ come le Catene di Sant’Antonio (finte emergenze mediche, appelli, denunce, etc.).
Il secondo passo è quello di prevenirle. Evitando di lasciare la propria mail ‘in giro’ per la rete, iscrivendosi solo a siti sicuri, ‘mascherando’ l’indirizzo e-mail, in modo da non facilitare la vita agli spammers (‘spammatori’) o a qualche spider – programma automatico che estrapola da Internet indirizzi di posta elettronica.
Ma se ci troviamo ugualmente vittime di spamming la cosa più sicura, e consigliata da molti esperti, è denunciare subito al provider di partenza la questione (magari inviando copia dell’intestazione della mail-spam). Ci sono molti siti dove reperire informazioni su come individuare il provider originario e reclamare. Nel frattempo è importante non rispondere mai allo spammer, cosa inutile oltre che sconsigliata (verifichereste che l’indirizzo è attivo ed effettivamente utilizzato dall’utente); tenere ben a mente che la quasi totalità degli appelli medici e delle informazioni sociali (come le petizioni, le denunce, gli avvisi, etc.) non sono corrispondenza seria, dunque non abboccare all’amo; e non seguire mai le istruzioni contenute nella posta-spam.

Ma se per junkers e mailbombers queste regole valgono sempre, per le Catene di Sant’Antonio e/o per gli appelli medici/sociali non si può dire la stessa cosa – anche se la percentuale di leggerne di vere sono sempre basse. E allora, come ci si deve regolare?
Negli ultimi tempi, in Italia, si sta confermando un sito molto curato e serio circa l’individuazione delle cosiddette ‘bufale’ su Internet, non solo spam e Catene di Sant’Antonio ma anche false fotografie, falsi servizi giornalistici, falsi prodotti commerciali, falsi comunicati stampa … che spesso si tramutano, nelle e-mail degli utenti, in carne in scatola. Il sito in questione (www.attivissimo.net) è gestito da Paolo Attivissimo, ideatore del ‘Servizio Antibufala’, ed ha smascherato molte famose bufale on-line tra le quali la foto dello Tsunami (prima di infrangersi sulla costa di Phuket), il famoso caso dei bonsaikitten (i gatti fatti crescere dentro bottiglie), il caso del Progesterex (la pillola che sterilizza permanentemente), il numero verde che ricarica la patente (2 punti ogni telefonata), etc. Ma ci sono anche casi autentici o ancora sotto inchiesta, come i presunti crimini del WWF in Sardegna (in fase di studio) o la denuncia sull’elevato costo del servizio 892.892 (autentico). Ma ricordate: le vere emergenze, i veri appelli, le vere denunce non hanno bisogno di spam.

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