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15 febbraio 2006

Serse: quanto ci manchi?

Con la sconfitta casalinga patita contro la Reggina nel turno infrasettimanale di campionato, è giunta al capolinea l’avventura di Serse Cosmi sul

Con la sconfitta casalinga patita contro la Reggina nel turno infrasettimanale di campionato, è giunta al capolinea l’avventura di Serse Cosmi sulla panchina dell’Udinese. Giunto in Friuli forse nel momento sbagliato per un allenatore, dopo la miglior stagione di sempre dei bianconeri culminata con l’accesso ai preliminari di Champions League, ma anche dopo un’estate rovente fatta di cessioni importanti che hanno stravolto la squadra e l’addio, tra mille polemiche, di Spalletti attirato dalle sirene romane, il tecnico umbro capisce subito che lavorare in Friuli, con queste premesse, non sarà semplice. Cosmi però, consapevole delle difficoltà alle quali andava incontro, si presenta ai nastri di partenza con il giusto piglio, di un allenatore che vuole dare la propria impronta alla squadra senza dover sostenere continui ed inutili paragoni con la gestione precedente. Dato a Luciano quel che “era” di Luciano (Spalletti), il buon Serse vara una squadra a sua immagine e somiglianza, molto concreta e muscolare, sempre quadrata ed accorta, senza abbandonare per questo, alcuni automatismi tattici di “Spallettiana” memoria, anche perché la stagione dei friulani cominciava presto con il preliminare di Champions a metà Agosto. La squadra supera a pieni voti l’esame europeo, aggiudicandosi nettamente il doppio confronto con lo Sporting di Lisbona, e parte di slancio anche in campionato inanellando tre vittorie consecutive: sembra l’inizio di un’altra stagione da incorniciare. Il cammino dell’Udinese prosegue con onore in coppa ma incontra qualche difficoltà imprevista in campionato. Si arriva così, tra alti e bassi, al fatidico 7 dicembre con l’incontro decisivo per il passaggio del turno di Champions; arriva al “Friuli” il mitico Barcellona in versione soft, essendo privo di molte delle sue stelle, e già qualificato ma non per questo in vena di regali pre-natalizi. L’Udinese è paralizzata dall’importanza della posta in palio e arriva, con infinita sofferenza, a cinque minuti dalla storica qualificazione che sfuma beffardamente per un goal del catalano Ezquerro che la estromette dalla massima competizione europea. E’ una sconfitta che va aldilà delle più funeree aspettative perché trascina squadra, pubblico e società, in una spirale perversa fatta d’infortuni a raffica, brutte sconfitte, polemiche interne ed esterne, spesso eccessive, e scoramento generale. Solo dal tecnico umbro si levano parole che invitano ad una serena e realistica riflessione sulla squadra e sulle sue potenzialità, evitando estremizzazioni inutili, in positivo prima, ed in negativo poi. Lo spogliatoio, al contrario, è sempre più in fermento e si attende con ansia il mercato di riparazione per mettere mano ad una rosa fattasi sempre più esigua e sempre meno coesa. L’Udinese gioca obiettivamente male ma tante sono le attenuanti. Il gruppo sembra dare segni di risveglio proprio in quest’ultimo periodo, con la rocambolesca qualificazione alle semifinali di coppa Italia e la convincente prova d’orgoglio contro una Fiorentina in superiorità numerica per oltre un’ora. Si arriva così alle ultime due giornate che vedono l’Udinese sconfitta, immeritatamente, al “delle Alpi” contro la Juve, e battuta nuovamente in casa da una Reggina tutt’altro che trascendentale ma abilissima a sfruttare le vistose lacune tattiche dei bianconeri: cosa fare? Dare fiducia al tecnico o cambiare? La società opta per l’esonero ed alcuni addetti ai lavori reputano tale decisione tardiva, nonostante non si siano levate voci apertamente contrarie a tale soluzione, accolta favorevolmente da pubblico e stampa locale. Restano i dubbi sulla sua opportunità in un momento così delicato della stagione, ed alcune perplessità. Sono diversi anni infatti, che l’Udinese soggiorna ai piani alti della serie A, arrivando a sopravanzare squadre ben più attrezzate ed importanti come Roma, Lazio, Samp e Fiorentina. Una stagione negativa può essere messa in previsione ed accettata con serenità. Sembra invece, che di palati fini in regione ce ne siano molti a giudicare dal vespaio continuo di polemiche che sono piovute sul tecnico umbro. Forse Cosmi andava tutelato meglio dalla società, oppure andava sostituito molto prima senza dover arrivare con l’acqua alla gola in classifica e prenotare un posto per l’infernale lotta salvezza; comunque si giudichi, l’era Cosmi lascia un vuoto e solo il futuro ci dirà se il tecnico mancherà o meno a
questa squadra.

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