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27 febbraio 2006

WiFi vietato in un’Università canadese: è pericoloso!

L’ ormai famosa tecnologia wireless che sta prendendo piede in tutto il mondo nel collegamento di grandi aziende, ospedali ed università, è stata

L’ ormai famosa tecnologia wireless che sta prendendo piede in tutto il mondo nel collegamento di grandi aziende, ospedali ed università, è stata per la prima volta “censurata” nell’università canadese di Lakehead. Il motivo? WiFi è pericoloso per la salute degli studenti e dei docenti.
In realtà ancora non esiste nessuna prova che i campi elettromagnetici sviluppati dalle attrezzature wireless (o dai nostri telefoni cellulari) siano dannosi per l’uomo, ma secondo Fred Gilbert, rettore dell’università canadese, non esiste neanche la prova che confermi il contrario.
Il rettore cita infatti l’OMS, l’organizzazione mondiale della sanità, e la commissione per le Public Utilities californiana i quali tendono ad escludere qualsiasi rischio per la salute, ma non al cento per cento ed invitano gli scienziati a condurre ulteriori studi.
Negli Stati Uniti questa notizia ha avuto molto successo ed anche il network televisivo CBC ha dedicato alcuni servizi importanti alla questione, che non riguarda solo le università d’oltreoceano ma anche le nostre, dato che gli “hot spot” WiFi stanno prendendo piede anche da noi.
In uno di questi servizi lo stesso Gilbert ha citato alcuni studi che considerano la tecnologia WiFi un potenziale rischio soprattutto per tutti quei tessuti dell’organismo che sono in rapida crescita, come quelli dei giovani. Il rischio sarebbe inoltre maggiore in prossimità delle antenne e degli hotspot wireless, che sono proprio i punti in cui si concentrano gli studenti poiché ottengono il segnale migliore.
Rischi che per adesso non hanno trovato nessuna prova concreta e che forse non esistono ma fanno solo parte di quello scetticismo che da sempre accompagna l’avvento delle nuove tecnologie. O magari sono proprio le tecnologie che non sono ancora in grado di rendere palese il rischio, se non tra venti o trent’anni, un po’ come è avvenuto con il tabacco o l’amianto.

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