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27 marzo 2006

Ci sarebbe davvero acqua per tutti?

Il 22 marzo ha avuto luogo la giornata mondiale dell’acqua, che ha concluso il IV Congresso Mondiale sull’Acqua organizzato dalle Nazioni Unite a CittIl 22 marzo ha avuto luogo la giornata mondiale dell’acqua, che ha concluso il IV Congresso Mondiale sull’Acqua organizzato dalle Nazioni Unite a Città del Messico, e si è così colta l’occasione per fare il punto della situazione attraverso i mezzi di informazione. Si è parlato di questa ostica questione per l’Occidente un po’ dappertutto, al Tg e sulla carta stampata, nelle piazze e alla radio. Prima e dopo, di fatto, silenzio.
Eppure il problema persiste, e, come ci dimostrano i dati resi noti nei giorni scorsi, è scandalosamente grave. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ci informa che un sesto della popolazione mondiale non dispone di acqua potabile, e la situazione è particolarmente allarmante in Africa, continente del quale, infatti, tutti si sono soffermati a parlare, e nel quale milioni di persone rischiano di morire a causa della scarsa o nulla disponibilità del prezioso liquido. Legambiente fornisce qualche numero: “solo 16 persone su 100 possono aprire un rubinetto e veder scorrere acqua potabile, priva di agenti patogeni e di sostanze inquinanti, per bere, cucinare e lavarsi”; “84 persone su 100, invece, devono cercarla, spesso molto lontano dalle abitazioni, presso fonti dove la disponibilità è scarsa e la qualità scadente”; “Il consumo di acqua nei paesi africani varia in media tra 12 e 50 litri al giorno per abitante, in quelli europei tra 170 e 250 litri (noi italiani siamo ai vertici dei consumi europei, proprio con 250 litri) negli Stati Uniti raggiunge i 700 litri”.
Immancabili, durante le iniziative di sensibilizzazione rivolte a tutti i cittadini, i consigli su come risparmiare qualche litro ogni giorno. Indubbiamente, a seguirli se ne esce con la coscienza a posto. Ma davvero siamo convinti che siano questi piccoli accorgimenti personali a poter cambiare le sorti del mondo? Questo sembrava il sentimento diffuso anche a luglio scorso, in occasione del Live8 a favore dell’Africa. Le dinamiche, in realtà, sono molto più complesse, comprendono interessi economici e politici, che si assicurano la sopravvivenza grazie, essenzialmente, al nostro stile di vita. Ci vorrebbe, infatti, una svolta radicale, che implicherebbe una drastica diminuzione del livello di benessere così come è unanimemente considerato nei Paesi ricchi. Gli esperti parlano chiaro: le risorse sono distribuite in modo profondamente diseguale, e, se la matematica non è un’opinione, si dovrebbe affrontare la questione con un atteggiamento meno ipocrita.

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