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14 marzo 2006

Democrazia e libertà per Zakaria

Il concetto di democrazia, così come viene concepito nel mondo occidentale, ha sempre coniugato la rappresentatività popolare con la presenza di l

Il concetto di democrazia, così come viene concepito nel mondo occidentale, ha sempre coniugato la rappresentatività popolare con la presenza di leggi in grado di limitare il potere dello Stato e delle maggioranze al comando, in modo da garantire così il rispetto dei diritti individuali di ogni cittadino, oltre al diritto ad esprimersi e ad operare delle minoranze.
E’ la democrazia liberale.
Possiamo considerare questa concezione della democrazia come la più diffusa anche al di fuori dei confini del cosiddetto Primo mondo? Per Fareed Zakaria, direttore della prestigiosa rivista americana Newsweek e autore dell’interessantissimo saggio di politologia Democrazia senza libertà in America e nel resto del mondo, edito per l’Italia da Rizzoli nel 2003, la risposta è un secco no. In molte parti del mondo, un metodo democratico di scelta dei governanti non si accompagna ad una forma di governo liberale e basata sul rispetto dei diritti dei cittadini. Pensiamo a casi come quello dell’Egitto e dello Zimbabwe. Mubarak e Mugabe periodicamente organizzano elezioni per certificare la legittimità del proprio potere, che poi esercitano in maniera dispotica e autoritaria.
Più recentemente, lo stesso discorso può essere fatto circa la presa del potere dei fondamentalisti islamici di Hamas in Palestina. Delle elezioni regolari e aperte a tutti i cittadini maggiorenni (quindi aventi tutti i crismi della democraticità) hanno permesso la vittoria di un gruppo di estremisti che non hanno mai disconosciuto la liceità dell’utilizzo del terrorismo contro Israele.
Anche in Europa, in un passato tutt’altro che remoto, Adolf Hitler è riuscito ad ottenere il potere tramite delle libere elezioni.
Zakaria mostra come le democrazie che oggi fortunatamente vanno per la maggiore in occidente siano scaturite dall’incontro del sistema democratico con il costituzionalismo liberale, ovvero con quel sistema di governo che, favorendo il primato della legge e la limitazione, attraverso strumenti non democratici e per questo non sottoposti alla pressione delle maggioranze, dei poteri di chi governa, favorisce la difesa dei diritti individuali.
Per spiegare meglio cosa siano questi strumenti non democratici che garantiscono il carattere liberale delle democrazie, Zakaria prende ad esempio il complesso sistema di checks ad balances che contraddistinguono la liberaldemocrazia americana, dove i poteri di un Presidente capo dell’esecutivo possono essere contrastati dal Congresso, con la Corte Suprema, costituita da nove persone non elette democraticamente che rimangono in carica a vita, che vigila su tutte le leggi.
Istituzioni di questo tipo sono facilmente riscontrabili in tutti gli altri paesi liberaldemocratici e la loro funzione di arbitri super partes è fondamentale.
Zakaria, in una delle parti più importanti del proprio lavoro, critica il processo di democratizzazione esasperata che, a suo parere, ha cominciato a contraddistinguere la vita politica americana a partire dagli anni ’60 del XX secolo. In quegli anni il Congresso, da torre d’avorio impenetrabile quale era, ha iniziato ad aprirsi alle istanze provenienti dai grandi movimenti per i diritti civili che in quegli anni si stavano sviluppando. La cosa, di per sé, aveva di certo un’accezione molto positiva; il guaio è che avrebbe aperto la strada a quello che poi sarebbe stato lo strapotere delle lobbies, i gruppi di pressione sempre alla ricerca di leggi che consentano loro di ottenere sovvenzioni tanto onerose quanto spesso inutili per il resto della collettività, oltre che alla sudditanza nei confronti dell’opinione pubblica e dei sondaggi che ne dovrebbero rilevare le tendenze. Tutto questo, per Zakaria, ha portato ad un’evidente malfunzionamento della democrazia in America, con partiti politici svuotati di ogni contenuto e ridottisi ad essere delle mere macchine per l’acquisizione di fondi e il supporto dei vari candidati.
Che si sia o meno d’accordo con le tesi di Zakaria, sicuramente il suo libro offre molti spunti di riflessione sui limiti attuali della democrazia e sulle sue prospettive future, spunti che vale senz’altro la pena di conoscere e approfondire.

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