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21 marzo 2006

Diritto al cuore: Emergency per realizzare un centro di cardiochirurgia

Anche il Sud del mondo può aspirare ad una sanità di serie A. É questa l’intenzione “provocatoria” di Gino Strada, il fondatore di E

Anche il Sud del mondo può aspirare ad una sanità di serie A. É questa l’intenzione “provocatoria” di Gino Strada, il fondatore di Emergency, che ha pensato e sta realizzando con la sua organizzazione non governativa un centro specialistico a 20 chilometri dalla capitale del Sudan.
“Non vogliamo una sanità evoluta, sofisticata, tecnologica ed una sanità di scarto per le nazioni più povere, dove raramente si vive fino a quarant’anni e dove si possono curare, a volte, solo diarree e polmoniti”, dichiara il medico. Per l’autunno di quest’anno verrà inaugurata una struttura in cui si effettueranno cure gratuite per i pazienti provenienti non solo da questa nazione ma anche da nove paesi confinanti.
Un’indagine condotta dal Ministero della Sanità sudanese ha dimostrato che sono oltre 13.000 le persone bisognose di una sostituzione delle valvole coronariche le malformazioni congenite colpiscono lo 0,4 per cento della popolazione e di queste più del 60 per cento sono bambini. Infine nei centri urbani un ultrasessantesse su quattro è colpito da qualche forma di cardiopatia.
Il panorama politico del Sudan è dissestato, la povertà “endemica”, oltre un milione di persone fruiscono con estrema difficoltà di acqua, cibo e cure mediche di base. L’aspettativa di vita è di 55 anni, metà degli abitanti non ha accesso ai farmaci essenziali, ci sono 16 medici ogni 100.000 cittadini. Un quadro desolante che indurrebbe a pensare quanto sia importante garantire la sanità “essenziale”. In realtà la scelta di Emergency è mirata: dedicarsi esclusivamente alle cure non specialistiche postulerebbe un non diritto degli emarginati a guarire da disturbi specialistici per i quali già esistono adeguati trattamenti. Sancire, in altre parole, un principio di disuguaglianza nella prestazione delle cure.
“Un progetto complesso e difficile, ma anche un cammino stimolante, perché ci permette di dimostrare che riconosciamo ai cittadini di questi paesi gli stessi diritti che pretendiamo per noi stessi. E anche un progetto in cui l’incontro tra pazienti e sanitari di etnie e culture diverse possa essere un segnale di collaborazione e solidarietà”, termina Gino Strada. “Per questo motivo il centro di cardiochirurgia si chiama Salam, parola araba che, al pari della sua consorella ebraica Shalom, vuol dire pace”.
Per fare conoscere questa iniziativa, Emergency ha lanciato la campagna “Diritto al cuore”.
Tutte le informazioni sul progetto e sulle modalità di contribuzione sono reperibili nel sito www.emergency.it/dirittoalcuore.

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