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6 marzo 2006

Don Florentino ed il sogno Real

Quanto dura un sogno? Puó durare pochi minuti, poche ore, una notte o una vita. Nel calcio un sogno può durare 90’. Il sogno di don Florentino P

Quanto dura un sogno? Puó durare pochi minuti, poche ore, una notte o una vita. Nel calcio un sogno può durare 90’. Il sogno di don Florentino Pérez è durato 5 anni, 7 mesi e 10 giorni. Si appisoló tra le braccia di Morfeo il 17 Luglio del 2000 con tra le mani la sua carta di credito e nella mente un progetto; si è destato lo scorso 27 Febbraio, circondato da due campionati di Liga spagnola, due Supercoppe di Spagna, la Coppa dei Campioni, la Supercoppa Europea e la Coppa Intercontinentale del 2002, ma anche con la sensazione netta di aver sbagliato qualcosa.
Fu eletto Presidente del Real Madrid grazie a due grandi promesse elettorali: risanare il déficit in bilancio del club (circa 300 milioni di euro) e comprare Luis Figo, asso dello storico rivale Barcelona, come primo tassello cui ne avrebbe aggiunto uno l’anno. Questo imprenditore edile madrileño aveva le idee chiare: riportare il Madrid, giá campione d’Europa in carica, agli splendori dell’epoca di Di Stefano e dell’Armada Blanca. La sua prima mossa ne mise subito in mostra lo spirito, visto che cedette i terreni della storica Ciudad Deportiva per chiudere il buco delle casse societarie, progettandone una nuova, migliore ed a prezzi più contenuti. La nuova Ciudad Deportiva è stata aperta lo scorso anno ed è pienamente operativa. Ha investito somme ingenti per ristrutturare il Santiago Bernabéu, rimodernarlo, renderlo agibile secondo le norme FIFA, farne un centro d’ozio, in cui il tifoso possa trovare di tutto, dai centri commerciali alle sale di ristorazione. Ha sfruttato l’immagine dei suoi fuoriclasse (dei cui diritti la società pretende sempre una parte), vendendo magliette con strategie di Marketing innovative. L’arrivo di una nuova stella ogni anno ha creato un bum di vendite senza precedenti: dopo Figo, don Florentino ha soffiato Zidane alla Juventus, Ronaldo all’Inter, Beckham al Manchester United. Ha creato il nuovo stile-Real ed ha dato alla luce il mito dei “Galacticos”.
Poi, nell’estate del 2003, iniziò a lasciarsi andare. Esoneró il condottiero della squadra, l’allenatore Vicente Del Bosque, ed il capitano, Fernando Hierro, mettendosi contro lo spogliatoio; comprò David Beckham, preferendolo a Ronaldinho, andato a fare le fortune del Barça.
La stagione 2003-2004 fu la prima di tre (compresa quella in corso) fallimentari. Questo gli face perdere il controllo e snaturare la squadra: furono ceduti pezzi da novanta indispensabili per gli equilibri del centrocampo, quali Makelele, Flavio Conceiçao e Cambiasso; furono acquistati nuovi Galácticos, come Michael Owen, Jonathan Woodghate e Walter Adrian Samuel, che non si rivelarono utili alla causa. L’ultima estate ripropose gli stessi temi: via un leader come Figo e dentro talenti del calibro di Robinho, Sergio Rámos, Cicinho, Cassano. Gli allenatori poi: cacciato Del Bosque, si è perso lo spirito giusto, con l’alternanza tra Carlos Queiroz, José Antonio Camacho, Mariano García Remón, Vanderley Luxemburgo, Juan Ramón López Caro, senza dimenticare l’infelice passaggio nella direzione amministrativa tra Jorge Valdano, Arrigo Sacchi, Emilio Butragueño.
Il gruppo che fino al 2003 aveva stupito il mondo, si è trasformato in un circo di fuoriclasse. Un circo per cui vale sempre la pena pagare il biglietto d’ingresso, ma un circo. Il calcio è cosa diversa. Il Madrid di questa stagione ha messo in evidenza il meglio ed il peggio di quasi sei anni da Galáctico. Ora è praticamente fuori dalla lotta al titolo nazionale, eliminato tra gli applausi di una notte storica dalla Copa del Rey, con un piede fuori dalla Champions League dopo la sconfitta interna patita per mano dell’Arsenal nella gara di andata degli Ottavi di finale.
Il successore di don Florentino Pérez si chiama Fernando Martín Alvarez ed è uno degli immobiliaristi più ricchi del Paese, giá uomo di fiducia di Pérez da aani e membro del Consiglio direttivo. Ha l’arduo compito di ridare un’anima al Mito. Magari imparando dagli errori del passato.

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